Blocchiamo la centrale a carbone di Fusina! Assemblea regionale verso il Global Climate Strike

Né gas, né petrolio, né carbone – teniamoli sottoterra
Mobilitiamoci nella giornata del nuovo sciopero globale climatico!

#blocktheplanet #blockfriday #blockfridaynotblackfriday

ASSEMBLEA REGIONALE verso il Global Climate Strike del 29 nov
MERCOLEDI’ 13 NOV ORE 20.30 centro civico a Oriago di Mira

Evento promosso da FRIDAY FOR FUTURE VENEZIA -OPZIONE ZERO – MALACAIGO – ASSEMBLEA CONTRO RISCHIO CHIMICO MARGHERA

Invitiamo tutti i Friday for Future del Veneto che hanno dato vita alle straordinarie manifestazioni per il Clima dei mesi scorsi, e i comitati territoriali che da anni si battono contro la devastazione e il saccheggio dei territori, ad un’assemblea di carattere regionale in vista del Global Climate Strike del 29 novembre.

L’APPELLO
La concentrazione di CO2 in atmosfera quest’anno ha superato la soglia delle 415 parti per milione e continua a crescere. Il Pianeta sta letteralmente andando a fuoco. Gli effetti del surriscaldamento globale sono ormai evidenti a tutti e sembrano avanzare ad una velocità esponenziale.
E che cosa fanno i decisori politici e istituzionali? Mentre blaterano di “green economy”, di “sostenibilità”, di svolta verde, magari stanziando qualche briciola di bilancio per qualche provvedimento di facciata (vedi decreto Clima), continuano imperterriti a sostenere con montagne di euro pubblici il settore dei combustibili fossili (In Italia nel 2017 sono almeno 16 i miliardi di sussidi diretti e indiretti erogati a loro favore).
Il tutto trova conferma nel Piano Nazionale Energia e Clima in corso di approvazione in questi mesi in cui si sancisce che la politica energetica nazionale sarà basata sulla sostituzione del carbone con il gas, lasciando alle rinnovabili un ruolo da comprimarie e senza centrare gli obiettivi indicati dall’IPCC nel Rapporto Speciale 1.5 del 2018 (-45% di emissioni entro il 2030 e -100% entro il 2050)

STOP TURBOGAS ENEL A FUSINA – puntare tutto sulle rinnovabili e sulla riduzione dei consumi
I grandi produttori di energia nostrani si spingono addirittura più avanti e stanno già muovendo le loro pedine per adeguarsi al nuovo corso prima ancora che il Governo decida. E se questo è il trend, nel famigerato nord-est d’Italia come al solito non si perde tempo: fare presto e bene è il motto imperante.
Proprio a Porto Marghera, nel più grande sito inquinato d’Italia simbolo di quel sistema estrattivista che tanti danni ha prodotto e continua a produrre, ENEL, invece di chiudere la centrale a carbone, pensa di convertire la produzione alimentando le turbine con il gas metano (840 MWe di potenza previsti). Il progetto è già depositato a Roma.
Come ENEL anche Edison si appresta a varare la nuova centrale a turbogas aumentando la potenza da 760 a 790 MWe.
D’altra parte i grandi gasdotti come TAP, gasdotto Algeria-Sardegna-Toscana, lo spropositato sviluppo della rete SNAM, i rigassificatori e i depositi di gas dovranno pure servire a qualcosa e a qualcuno.

IL METANO TI DA’ UNA MANO….A STRAVOLGERE IL CLIMA

Il metano è certamente più “pulito” rispetto al carbone e a conti fatti la combustione di gas naturale produce circa metà CO2. Ma il metano è pur sempre un combustibile fossile!
Già utilizzando le riserve esistenti di petrolio, gas e carbone estraibili da tutti i pozzi e da tutte le miniere in attività o in corso di costruzione, l’industria del settore brucerà l’intero carbon budget compatibile con un surriscaldamento globale di +1,5/2 gradi centigradi entro fine secolo.
Ma l’aspetto più grave secondo un recente studio di Energy Watch Group (EWG), la rete indipendente di scienziati con sede a Berlino, è che la filiera produttiva del metano è soggetta ad elevate perdite (emissioni fuggitive), soprattutto in fase di estrazione e di trasporto. Essendo il metano un potentissimo gas serra il risultato della conversione da carbone a gas potrebbe determinare un aumento fino al 41% in più dei composti climalteranti presenti in atmosfera, e non invece la loro drastica riduzione come ci raccontano.
Senza contare poi che già oggi le guerre per il controllo geostrategico di questa risorsa stanno provocando migliaia di morti e l’esodo di milioni di persone; basti pensare a quanto sta accadendo in Siria, in Libia, in tutta la regione mediorientale.

UNA SPECULAZIONE LAVA L’ALTRA – BASTA INCENERITORI
Non è finita qui, perchè la conversione a gas della centrale di ENEL ha dato la stura pure agli lobbisti dei rifiuti. Con la scusa che ENEL non brucerà più il Combustibile Solido Secondario derivato dai rifiuti nel vicino impianto di Ecoprogetto, la società pubblica Veritas in combutta con Bioman ha presentato un altro progetto pericoloso e nemico del clima. Si tratta della riapertura dell’inceneritore di Fusina chiuso nel 2013 per farne uno degli impianti di termovalorizzazione più grossi del nord Italia, capace di bruciare fino a 374.000 t/anno di CSS, biomassa da rifiuti, fanghi essiccati dei depuratori e percolati da discarica. Un’idea vecchia che mina tutti gli sforzi fatti fino ad oggi per ridurre e riciclare il più possibile i rifiuti, per chiudere il cerchio della materia ed abbattere gli enormi consumi di energia fossile che alimentano le filiere produttive di materiali come plastica, vetro, carta e metalli. Ed è inevitabile che l’incenerimento di una quantità così grande di rifiuti determinerà un aumento delle emissioni e delle sostanze tossiche disperse in un territorio già fortemente inquinato. Particolarmente pericolose saranno le polveri sottili e ultrasottili contenenti diossine, furani, PCB e metalli pesanti.

CAMBIARE ROTTA SUBITO
Il bivio è adesso, dobbiamo imboccare la strada giusta.
Non c’è più tempo per le mezze misure. Bisogna uscire dal fossile subito, gas o carbone non cambia la sostanza del problema. Tutti gli investimenti destinati ai progetti inutili e dannosi, alle grandi opere distruttive, alle produzioni nocive, devono essere rivolti a promuovere e incentivare le tecnologie per la riduzione dei consumi, per la produzione di energia da fonti rinnovabili, per lo stoccaggio sostenibile dell’energia, per il recupero della materia, per la tutela della salute e dell’ambiente. La zona industriale di Porto Marghera potrebbe essere riconvertita in un polo avanzato in questa direzione, e invece ancora una volta sta diventando terreno di conquista per speculatori di ogni risma, pronti a sacrificare il territorio e il clima per garantirsi profitti milionari.

Il futuro ce lo stanno rubando ora sotto i nostri occhi, sta a noi impedirlo. Entriamo in azione ora!

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