Osservatorio sui conflitti ambientali

A Trento, va in scena OltrEconomia. L’economia delle pratiche dal basso che non ruba diritti e restituisce felicità

A Trento, va in scena OltrEconomia. L’economia delle pratiche dal basso che non ruba diritti e restituisce felicità
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C’è anche un altro festival dell’economia, a Trento. C’è un altro festival perché c’è anche un’altra economia nel mondo. Una economia che non va a braccetto con la finanza, che non indebita i Paesi più poveri e che non detta legge alla politica imponendo uno “sviluppo” – termine questo sempre da scrivere virgolettato come ci insegna Serge Latouche – oramai slegato da qualsiasi logica scientifica, oltre che sociale e umana. Oltre questa economia da banditi, c’è l’economia solidale, quella che ha sposato gli accordi di Parigi parecchi decenni prima che questi fossero scritti e che ha deciso che il futuro dell’umanità, se l’umanità avrà un futuro, sarà verde, sostenibile, democratico, dal basso e completamente svincolato dalla dittatura delle energie fossili. Questa è l’economia che ha saputo saltare il fosso scavato dal capitalismo e andare oltre una idea di economia diventata, in questa ultima fase della globalizzazione, ferocemente predatoria di diritti, di ambiente e di beni comuni.

OltrEconomia è infatti l’azzeccato nome che si è dato questo festival alternativo del quale anche EcoMagazine è partner.

E va da sé che se il primo festival conta un bel po’ di sponsor danarosi, dalle banche alle fondazioni, e gode del patrocinio di istituzioni a tutti i livelli, e occupa i salotti buoni della città. Il secondo festival, gli sponsor danarosi non ha neppure provato a cercarseli. Le associazioni ambientaliste, i comitati cittadini e gli spazi sociali che hanno organizzato questa sua quarta edizione, hanno scelto ancora una volta di stare sotto il cielo aperto del parco Santa Chiara. Tanto per ribadire che l’economia che piace a loro non ha bisogno di palazzi e di lusso.

I giorni di svolgimento dei due festival, invece, saranno proprio gli stessi. Tutto si svolgerà in contemporanea. Si apre mercoledì 31 maggio e si chiude domenica 4 giugno.

Radicalmente diversi invece, saranno i temi di attualità trattati dai due festival. Soprattutto, radicalmente diverso sarà il modo di affrontare questi temi. “Le disuguaglianze aumentano, la massa dei poveri, dei migranti, dei precari si allarga senza confini. La ricchezza cresce a dismisura e si concentra sempre di più nelle mani di pochi. Il potere decisionale si polarizza in una ‘non-immagine’ i cui contorni sfumano, spesso, in acronimi senza forma – si legge nella presentazione di OltrEconomia – I consigli di amministrazione di un manipolo di multinazionali e centri finanziari sostengono e circondano di lobbies l’ascesa di classi dirigenti mondiali e locali, vecchie e nuove: così decidono il futuro del nostro pianeta e dei nostri territori. Il potere si accentra, difende, conserva, moltiplica gli interessi di parte e accresce il bene privato di pochi. E si attua nelle forme coercitive dell’economia, della finanza speculativa, delle privatizzazioni, del debito, delle politiche dell’austerity, del capitalismo vorace, delle guerre, dei fondamentalismi, della violenza di genere, del femminicidio, del patriarcato, della corruzione mafiosa, nel dissesto territoriale, della speculazione edilizia, dell’inquinamento, della distruzione ambientale”.

Il programma completo di OltrEconomia 2017, quest’anno dedicato al tema Corpo e territori, lo potete trovare a questo link. Gli incontri saranno tutti trasmessi in diretta da Global Project. Oltre alle tavole rotonde, ci saranno stand di gastronomia, corsi di teatro, laboratori per grandi e per bambini, spettacoli per divertirsi e musiche per ballare. Già. Perché OltrEconomia, al contrario di quell’altro festival, è anche una festa, e chi abita a Trento o nelle vicinanze ci si reca anche per divertirsi, per mangiare bene e sano, per imparare, per discutere e per stare in bella compagnia.

Anche questa è una differenza non da poco tra le due opposte economie di cui abbiamo scritto. Quella che ha saputo andare Oltre una idea di “sviluppo” paragonabile ad una rapina a mano armata (perché altro non è l’economia finanziaria) è anche quella che rende donne e uomini più felici.
Ed è anche quella che ci piace di più.