Osservatorio sui conflitti ambientali

MILLE PERSONE IN DIFESA DELLA VALLE DEL MIS E DELLE DOLOMITI BELLUNESI

MILLE PERSONE IN DIFESA DELLA VALLE DEL MIS E DELLE DOLOMITI BELLUNESI
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Un migliaio di persone. Tante sono le persone che hanno partecipato ieri alla manifestazione in Valle del Mis promossa dal Comitato Bellunese Acqua Bene Comune e il Comitato Operatori Economici dell’alta Valle del Mis.

Una marcia in un luogo simbolo, in una splendida valle Patrimonio Mondiale dell’Umanità, dove la ditta bresciana Valsabbia S.p.a. sta costruendo una centrale idroelettrica all’interno del Parco Naturale delle Dolomomiti Bellunesi.

Un vero e proprio scempio, perpetuato su terreni di uso civico, ovvero terreni di proprietà dei frazionisti di Tiser, piccola frazione del Comune di Gosaldo. Terreni che sono stati acquistati illegittimamente dalla ditta bresciana che ha incredibilmente ottenuto il nulla osta di inizio lavori dal precedente consiglio di amministrazione del Parco. Per questo motivo, più volte i manifestanti hanno ieri sollecitato il nuovo consiglio direttivo e il nuovo presidente del Parco, Fiori, a prendere ufficialmente una posizione contraria alla realizzazione della centrale. Ricordando come tutte le persone che ieri hanno partecipato alla marcia, siano state tra coloro che in questi anni hanno sostenuto e amato l’ente. Un ente che trova la sua ragion d’essere proprio nella tutela e nella promozione del paesaggio dolomitico.

Proprio quelle stesse Dolomiti che oggi stanno subendo l’ennesima offensiva da parte di numerose ditte private e pubbliche che all’oggi hanno richiesto oltre 150 nuove concessioni idroelettriche. In un bacino idrografico, quello della Piave, che vanta il pessimo primato di essere il più artificializzato d’Europa con il suo 90 per cento di acque già utilizzate per scopi irrigui e idroelettrici. Oltre 200 chilometri di tubature hanno praticamente prosciugato interi corsi d’acqua, eppure nuovi e vecchi predatori dell’acqua continuano a farsi avanti in cambio di misere ricadute economiche per il territorio, che viene continuamente espropriato della propria autonomia decisionale, su dei beni come quelli dei fiumi e dei laghi, decisivi per il rilancio turistico della provincia Bellunese.

Ma le numerose adesioni alla marcia e la grande partecipazione di ieri dimostrano come su questo tema si sia creata un importante coalizione sociale a dimostrazione che un primo obiettivo è stato raggiunto come hanno ricordato gli organizzatori, ovvero che la battaglia culturale in difesa dei corsi d’acqua è stata vinta. Una battaglia che ha saputo andare oltre i confini territoriali della provincia bellunese come dimostrano i tanti cittadini e le tante cittadine che da tutto il Veneto sono giunte in Valle ieri. Un primo importante risultato, dopo anni nei quali il comitato è stato accusato di sostenere “posizioni ideologiche” sulla questione, soprattutto da una certa politica bellunese sempre in prima fila nella promozione della “svendita” del territorio bellunese.

Ovviamente non basta. Ora va posta la parola fine al saccheggio in atto, con una moratoria alle nuove concessioni. Proprio in questo periodo sono iniziati i lavori in Regione Veneto per disciplinare la materia, fino a questo momento totalmente deregolamentata, in balia di quel meccanismo di valutazione “caso per caso” che ha prodotto un vero e proprio far west ovviamente sempre in favore delle imprese richiedenti delle concessioni e in barba alle normative europee, come dimostrano le decine e decine di richieste di nuove concessioni idroelettriche in zona d’interesse comunitario e di alto valore naturalistico.

Ma la marcia di ieri dimostra di come il vento stia cambiando. Di questo va dato merito al Comitato dell’acqua, alla determinazione di una comunità che si è andata a creare attorno alla difesa e alla conquista dei beni comuni. Una determinazione che come si è potuto vedere ieri, non si ferma davanti alle recinzioni di un cantiere. Le tante persone che ieri hanno deciso consapevolmente di entrare nel cantiere in Valle del Mis ne sono la dimostrazione. Quei fiori e quegli alberi che i manifestanti hanno piantato in risposta alla violenza delle ruspe della Valsabbia, sono il simbolo di un amore incondizionato per un territorio unico al mondo.

FOTO E VIDEO DA GLOBALPROJECT

 

 

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