Vicenza. Dal Molin e certificazioni ambientali: una bio-base???

Occorre una buona dose di sfacciataggine per classificare gli edifici del Dal Molin come meritevoli della certificazione “d’argento” e forse “d’oro” come vaneggia il sig Alifuoco. Questo signore, infatti, ignora, o per motivi ideologici fa finta di ignorare, un bel po’ di cose che classificherebbero la base, se va bene, “di piombo”.

Premesso che la base ha distrutto il più bel polmone verde che c’era a Nord di Vicenza e che mi piacerebbe si informasse sulla classificazione che avrebbe negli Stati Uniti una base costruita a 3 Km dal Madison Square Garden, gli ricorderemo:

1. La realizzazione della base, per motivi pretestuosi non è stata soggetta a VIA.

2. La realizzazione della base, di fatto, non ha rispettato le prescrizioni vincolanti contenute nell’allegato alla Delibera con cui la Giunta Regionale ha approvato la Relazione Paesaggistica e che condizionavano la sua approvazione.

3. La realizzazione della Base non rispetta la legge Galasso che impone di non costruire entro 150 metri da corsi d’acqua censiti (Il Bacchiglione lo è)

4. La realizzazione della base non rispetta le zone SIC e ZPS previste dal protocollo europeo Natura 2000 e contigue alla Base.

5. Il risparmio energetico è così efficiente che, invece di utilizzare gli 80.000 mq di tetti per installare pannelli solari e fotovoltaici che da soli avrebbero coperto il fabbisogno di energia, hanno installato, a poche centinaia di metri dalla città, una centrale di produzione di energia da 4,5 MW oltre a ricevere dall’AIM altri 5MW via cavo.

6. L’attenta gestione delle acque, come ci ricorda il sig. Alifuoco non ha impedito di conficcare 4000 pali da 600mm di diametro e 25m di lunghezza nella falda che scorre sotto la Base.

7. L’attenzione all’acqua non ha impedito di troncare brutalmente il sistema di canali sotterranei di scolo delle acque costruiti quando si progettò l’aeroporto Dal Molin (vedi il libro Ali si Vicenza) con il risultato che ora quando piove si allagano le case prospicienti la via S. Antonino.

8. Sempre l’attenzione all’acqua non ha impedito che per tre anni il cantiere scaricasse le acque reflue direttamente nel Bacchiglione non solo in un punto diverso da quanto prescritto ma senza alcun previo trattamento come richiesto dal documento citato al punto 2.

9. L’ottimo rapporto degli immobili con il sito ha trascurato l’impatto che 1600 auto (tanto contengono i due silos costruiti) e 1070 mezzi militari (tale è il parcheggio delle officine di manutenzione) avranno nell’entrare ed uscire dalla base.

di Guglielmo Vernau

Da No Dal Molin

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