Venezia – Ritirato il progetto di arginatura del Canale dei Petroli

La mobilitazione della città e delle istituzioni più consapevoli costringono il Magistrato alle Acque a rimettere nel cassetto l’idea di una scogliera in pietrame larga 26 metri e lunga 8 chilometri promossa e disegnata dai vandali della laguna.

Questa mattina il Comitato No Grandi Navi di Venezia ha indetto una conferenza stampa di fronte alla sede della Commissione di Salvaguardia in occasione del passaggio in tale commissione del progetto di arginatura del Canale dei Petroli, 8 km di argini la cui costruzione sarebbe stata propedeutica al successivo scavo del nuovo canale Contorta-Sant’Angelo per il mantenimento della Marittima come approdo delle Grandi navi a Venezia.

Una ventina di attivisti si sono quindi ritrovati in Calle Priuli per rimarcare la contrarietà del Comitato rispetto al mantenimento dello scalo della Marittima per le grandi navi da crociera e l’assoluto rifiuto allo scavo di nuovi canali che andrebbero a minare in maniera irreparabile l’equilibrio morfologico lagunare. Inoltre Il Comitato No Grandi Navi ha ricordato la sua partecipazione alla grande manifestazione regionale di sabato 30 novembre, proprio a Venezia con l’appuntamento per tutti alle 14 nel Piazzale della Stazione, a Santa Lucia.

Nel comunicato del comitato, distribuito alla conferenza stampa si dice: “Eravamo venuti oggi davanti alla sede della Commissione di Salvaguardia per contestare l’inaccettabile progetto di arginatura del Canale dei Petroli e abbiamo finito per festeggiarne il suo ritiro da parte del Magistrato alle Acque, costretto dalla mobilitazione della città e delle istituzioni più consapevoli a rimettere nel cassetto l’idea di una scogliera in pietrame larga 26 metri e lunga 8 chilometri promossa e disegnata dai vandali della laguna. Il progetto è propedeutico allo scavo del Canale Contorta Sant’Angelo, sostenuto dagli stessi vandali per togliere le grandi navi da crociera dal Bacino di San Marco e portarle in Marittima dalla porta di servizio della bocca di porto di Malamocco, e siamo certi che nel tempo anche questo secondo progetto, sposato dal Governo, farà la stessa fine del primo. Se non sarà così, il Comitato farà di tutto per fermare progetti devastanti, illegali e inutili: qualcuno non creda di trovare compiacenti scorciatoie, come l’incardinare il progetto dello scavo del Contorta nella legge obiettivo o il dichiararlo di pubblico interesse in Consiglio dei ministri. I ricorsi sono già pronti nelle mani degli avvocati.”

Il Comitato continua poi ricordando che: “si batte per l’estromissione delle navi incompatibili dalla laguna, e la sua battaglia ora si concentrerà in tutti i modi possibili contro lo scavo del Contorta Sant’Angelo e contro il progetto di arginatura del Canale dei Petroli, se mai qualcuno si azzarderà a riproporlo. Non abbiamo battagliato due anni, portando lo scandalo del crocerismo a Venezia all’attenzione dell’opinione pubblica nazionale e internazionale, perché la soluzione del problema sia la definitiva devastazione della laguna. Il buon senso, la legge speciale, la cultura e i ricercatori indipendenti sono contro questi progetti, devastanti, proposti con stupefacenti leggerezza e superficialità, soprattutto miopi perché gigantismo navale, Mose alle bocche di porto, crescita del livello del mare costringeranno presto a ormeggiare fuori dalla laguna queste navi che oggi a tutti i costi si vogliono mantenere dentro. La Carnival ha messo in cantiere in Francia una nave da crociera da 272 mila tonnellate di stazza lorda (più del doppio della Msc Divina), questo è il futuro, e l’Ipcc prevede un aumento dei livelli marini di 30 – 35 cm al 2050 che imporranno centinaia di chiusure all’anno delle paratoie, rendendo totalmente ingestibile un porto croceristico all’interno della laguna.”

A conclusione di queste riflessioni gli attivisti si chiedono se: “Vale la pena? Vale la pensa insistere su un modello di portualità incompatibile, dagli altissimi costi ambientali, dal futuro segnato? O non è meglio essere previdenti, salvare il salvabile degli investimenti fin qui fatti in Marittima mantenendola come terminal di un crocerismo compatibile e come snodo logistico per servizi e passeggeri destinati a nuovi ormeggi fuori dalle bocche di porto? Non è meglio salvare da subito indotto e lavoro approfittando dalla moratoria al crocerismo imposta da qui ad aprile dai lavori del Mose per sperimentare ormeggi galleggianti, flessibili, ancorabili dovunque si riterrà il luogo migliore?”

Ma per il Comitato non ci sono dubbi ed infatti il comunicato si conclude dicendo che ci si “augura che Governo e autorità regionali e comunali prendano atto che la strada migliore, la più razionale, la più veloce e ambientalmente sostenibile per salvare la portualità veneziana è quella di cominciare a pensare al mare abbandonando disegni indifferenti al futuro della laguna e, di riflesso, della città.

Comitato No Grandi Navi – Laguna bene comune

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