Porto Tolle, vittoria degli ambientalisti. I periti del tribunale chiedono all’Enel 3,6 miliardi di euro di risarcimento

Abbiamo vinto. Non ci capita spesso di vincere, diciamocelo pure, ma stavolta abbiamo proprio vinto. L’Enel, sulla sua centrale a carbone “pulito” nel cuore del parco del Delta, ci può anche mettere una pietra sopra. E, oltre alla pietra, dovrà anche mettere una mano in tasca per tirare fuori il portafoglio, se il tribunale confermerà la perizia dei tecnici del’Ispra, l’istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, che hanno quantificato in 3 miliardi e 600 milioni i risarcimenti per danni ambientali e sanitari causati da questo suo impianto di Porto Tolle.

La perizia è stata richiesta dal Tribunale di Rovigo che ha messo a processo il colosso energetico con l’accusa di disastro ambientale. L’enorme importo risarcitorio che non ha precedenti in Italia e che, per la prima volta si attiene al principio “chi inquina, paga”, è stato calcolato quantificando in 2,6 miliardi per la mortalità in eccesso e nel rimanente miliardo i danni ecologico per mancata ambientalizzazione. Le emissioni di anidride solforosa rilasciate dalla centrale di Porto Tolle, che da sola copriva un decimo di tutte le emissioni italiane, sono state ritenute una causa scatenate di danni all’apparato respiratorio e di malattie anche mortali dei residenti nelle vicinanze, in particolare dei bambini. Per quanto riguarda la mancata ambientalizzazione, l’Enel è accusata di non aver mai provveduto a modernizzare i vetusti impianti di combustione a olio per ricondurre le emissioni entro i limiti stabiliti dalle normative anti inquinamento, sforando le prescrizioni contente nel decreto ministeriale del 12 luglio del ’90 grazie a deroghe e scappatoie.

La sentenza di questo processo che è stato chiamato dalla stampa “Enel bis” è prevista per il prossimo marzo. Secondo il legale di tante associazioni ambientaliste che si sono costituite parte civile, Matteo Ceruti, il caso potrebbe creare un importante precedente per tanti altri procedimenti ambientali pendenti nel territorio italiano che riguardano riconversioni e ambientalizzazione mai avvenuti, così come per il risarcimento delle vittime dei disastri ecologici.
“Chi inquina, paga” insomma, non sarà più solo una utopia.

E la sconfitta per l’Enel non arriva solo dal tribunale. Il Ministero ha confermato che le osservazioni depositate dagli ambientalisti in merito alla incompatibilità del progetto di conversione a carbone con le norme comunitarie che tutelano il Delta del Po, sono state ritenute valide. Sui siti della rete Natura 2000 come è appunto il Delta del Po non ci sono alternative all’ipotesi di “minor impatto” ambientale per quanto viene là realizzato. E “minor impatto”, nel caso di una centrale, significa solo metano. Non certo, l’ossimoro preferito dei dirigenti Enel: “carbone pulito”!

“Se l’Enel vorrà riaprire a carbone la centrale di Porto Tolle – ha dichiarato Eddi Boschetti, presidente provinciale del Wwf di Rovigo – dovrà ripartire da zero, presentando un progetto completamente diverso da quello che prevedeva l’uso del carbone”. Come dire che per i prossimi vent’anni possiamo stare tranquilli: la centrale di Porto Tolle non inquinerà più né il parco del Delta, né la nostra salute. “A conti fatti, potremmo anche ringraziare l’Enel – continua l’ambientalista – che non ascoltò mai i nostri moniti. Se ci avesse dato retta avremmo da anni a che fare con una centrale a turbogas che di impatti ne avrebbe comportati comunque più di una centrale spenta definitivamente”.

Un grazie sincero invece a quanti – associazioni, movimenti e cittadini – si sono mobilitati, rischiando anche denunce e ritorsioni, per difendere il Delta. Non fosse stato per loro, ora avremmo nel bel mezzo di un parco naturale, un mostruoso impianto che brucia carbone.
“Resta sullo sfondo – conclude Boschetti – la triste constatazione che senza la lotta serrata di associazioni e comitati a livello tecnico e legale, le norme vigenti non avrebbero avuto nessun altro difensore. Comune, Provincia, Regione, persino vari ministri di colore politico diverso in tutti questi anni non si sono mai avventurati oltre la dichiarazione populista, guardandosi bene dall’entrare nel merito delle elementari violazioni di legge che erano evidenti fin dall’inizio”.
Come diceva Che Guevara, quello che non facciamo da noi, nessuno lo farà per noi.

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