Dalla Val di Susa al Veneto. “30N” proclama due giornate di mobilitazione venerdì 21 e sabato 22 febbraio

L’assemblea dei comitati del Veneto “30 novembre” raccoglie l’appello del movimento No Tav della Val Susa per

 due giornate di mobilitazione il 21 e 22 febbraio

IL VENETO AFFOGA NEL CEMENTO

Basta consumo di suolo, fermiamo grandi opere inutili e dannose

In queste ore mezzo Veneto è sotto acqua, migliaia di persone in difficoltà, danni per centinaia di milioni di euro. Le caratteristiche eccezionali del maltempo dimostrano quanto il surriscaldamento globale e i conseguenti cambiamenti climatici condizionino ormai irreversibilmente la nostra vita quotidiana. Sono stati raggiunti e superati i limiti di un modello di sviluppo distruttivo che si è divorato risorse finite, territorio e relazioni sociali. Il disastro di queste ore è un fenomeno tutt’altro “naturale”, ma il risultato di un territorio cementificato e impermeabilizzato, in cui poco o nulla è stato fatto per intervenire sul dissesto idrogeologico.

È il frutto malato di una crescita senza freni guidata solo dalla logica del profitto per pochi e a danno di molti e delle future generazioni. Una logica che si traduce in speculazione edilizia su larga scala e nella riproposizione di grandi opere infrastrutturali, e che si perpetua nel Piano Casa e nel Piano Territoriale Regionale di Coordinamento (PTRC), voluti dalla Giunta Zaia e approvati dalla maggioranza che governa il Veneto.

A questo si aggiungono, nelle ultime settimane, i continui, ripetuti e aggravati disagi nel trasporto ferroviario regionale, risultato del disinvestimento negli ultimi anni nei servizi dedicati a lavoratori e studenti pendolari, a favore unicamente del mito dell’”Alta Velocità”. E, dal 1° gennaio, il pesantissimo aumento delle tariffe autostradali che penalizza in particolare, anche in questo caso, gli utenti pendolari. È il fallimento di una politica della mobilità che ha avuto come suoi pilastri l’incremento del traffico su gomma, la logica dei grandi progetti di autostrade e del project financing come strumento per realizzarle.

Per bloccare il consumo di suolo e ridurre drasticamente l’inquinamento atmosferico è anche qui necessaria una decisa svolta verso una mobilità sostenibile e di qualità. Non servono nuove linee per il TAV, ma un sistema metropolitano regionale che consenta a lavoratori e studenti pendolari di muoversi in sicurezza e a costi contenuti. Non servono nuove strade, né pedaggi che alimentano solo i profitti e la corruzione della lobby del cemento, ma eco-tax mirate a colpire chi più inquina e a finanziare un trasporto pubblico, nazionale, regionale e locale, su misura dei bisogni dei più.

Per questo raccogliamo la proposta di una giornata nazionale di mobilitazione e di lotta, lanciata dal movimento No Tav della Val Susa, “a tutte quelle realtà che resistono e si battono contro lo spreco delle risorse pubbliche, contro la devastazione del territorio, per il diritto alla casa, per un lavoro dignitoso, sicuro e adeguatamente remunerato.” Una giornata nazionale di lotta, territorio per territorio in difesa del diritto naturale e costituzionale di opporsi alle scelte governative che tengono solo conto degli interessi dei potentati, delle lobby, delle banche e delle mafie a danno della popolazione.” E contro qualsiasi tentativo di intimidire chi difende i beni comuni, come sta accadendo con le inchieste giudiziarie, in Piemonte come a Schio o Belluno, o con le multe da migliaia di euro per chi manifesta contro le grandi navi a Venezia.

Proponiamo a tutte e tutti di dare vita a due giornate di mobilitazione, diffusa su tutto il territorio regionale con iniziative da definire localmente, per VENERDÌ 21 E SABATO 22 FEBBRAIO, per fermare le grandi opere inutili e devastanti che cementificano e rendono insicuro il territorio, per battere il sistema politico-affaristico del project financing e la logica del profitto per pochi, per una nuova finanza pubblica e sociale, per il rispetto dei risultati referendari a difesa dell’acqua come bene comune, per una mobilità sostenibile, pubblica e di qualità.

Nella nostra regione abbiamo delle battaglie da vincere: NO allo sfascio della Pedemontana, all’inutile Orte-Mestre, alla privatizzazione della Nogara-mare, allo scavo di nuovi canali in Laguna per le grandi navi,
perché altre sono le vere, drammatiche urgenze, in tutto il Veneto,
per una nuova qualità di sviluppo e di vita, e un’occupazione durevole e radicata in loco:

–       restaurare la funzionalità dei fiumi e risistemare canali e opere di bonifica per prevenire ulteriori colpevoli disastri e degradi

–       consolidare montagne e colline, per rallentare e fermare i dissesti da cambiamenti climatici

–       mettere in sicurezza/consolidare scuole, case e capannoni soprattutto nelle zone di alto rischio sismico (veronese e pedemontana coneglianese)

–       restituire aria e clima acustico sani, o almeno entro i limiti di legge, alle centinaia di migliaia di persone inquinate dentro casa dal traffico urbano, metropolitano e autostradale di auto e camion; e in generale attuare una sanità più preventiva (sostegno e azioni per un’alimentazione, stili di vita, consumi e ambienti più sani)

–       riattivare piani-programmi di riordino/riqualificazione delle attuali aree urbane: riqualificazione/ rinnovo edilizio, nuovi spazi pubblici (piazze, parchi, servizi, mobilità, spazi sociali) e una nuova offerta di edilizia sociale (specie per giovani, anziani, famiglie numerose, ..; anche in nuove forme: cohousing, autocostruzione, mobilità/modularità, …) diffusa ma integrata nella città esistente

–       innovare/ristrutturare i consumi e l’offerta energetica nelle case, nei trasporti, nelle centrali, nei capannoni e negli impianti industriali, per abbattere gli sprechi, gli inquinamenti e l’effetti serra (ma senza compromettere i fiumi, le campagne, la produzione alimentare, il paesaggio)

–       promuovere e sostenere le nuove agricolture/zootecnie/ittica di qualità e sostenibili (specie nelle aree marginali), che tutelino il lavoro ed eque remunerazioni ma anche la salute (dei consumatori, dei lavoratori, del suolo, delle falde e dei fiumi, degli animali, degli ecosistemi, delle aree naturali);

–       ridurre incidenti e malattie sul lavoro (in edilizia, negli impianti, in agricoltura) e nell’ambiente (100 % riuso/riciclo, stop discariche e incenerimenti)

e un’altra mobilità, più sicura ed economica, è possibile e conveniente, senza grandi nuove opere, potenziando e/o innovando le infrastrutture esistenti:

–       nelle città e nelle cinture urbane, togliendo strade/corsie alle auto per restituirle alle esigenze di qualità e sicurezza dei pedoni e ciclisti e a un’offerta di bus e tram più numerosi e veloci

–       nell’area vasta, moltiplicando linee, corse e fermate del servizio ferroviario regionale, e corrispettive nuove e più regolari linee bus di complemento

–       razionalizzando la raccolta e distribuzione metropolitana delle merci con piani pubblici di servizi di logistica (centri e servizi merci pubblici e coordinati, treni navetta container e nuovi raccordi ferroviari merci, orari e percorsi dei camion regolati e sicuri)

–       per le lunghe distanze, riqualificando e potenziando le ferrovie esistenti per una ragionevole alta velocità delle persone e una nuova capacità e affidabilità merci (da e verso nord, prima che per l’est), penalizzando al contempo spostamenti di lunga distanza su gomma

–       introducendo nuovi sistemi e servizi di mobilità sostenibile e pubblica verso e nelle aree turistiche balneari, montane e lacuali.

INSIEME POSSIAMO FARCELA, MOBILITIAMOCI DAPPERTUTTO IL 21 E IL 22 FEBBRAIO.

Assemblea dei comitati e delle associazioni ambientaliste del Veneto “30N”

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