E45-E55. Da Orte a dove?

È quello che ci chiediamo in molti in questo inizio di primavera, viste le posizioni intransigenti di due dei principali Comuni veneti che dovrebbero “accogliere” l’arrivo della nuova autostrada, detta Orte-Mestre. Un nome sbagliato sin dall’origine –  giacché l’innesto sulla A4 non è previsto a Mestre, ma precisamente in località Roncoduro nel comune di Pianiga – e che oggi sembra ancor più improprio.

Si dà il caso, infatti, che due provincialissimi Comuni contigui nel cuore della Riviera del Brenta, alle porte di Venezia, nell’ultimo mese e mezzo abbiano presentato ai rispettivi Consigli Comunali, e votato a maggioranza, una stessa “esplosiva” delibera

Il primo, Mira – un “comunone” di 40.000 abitanti, storico potentato della sinistra operaia legata alla Miralanza e al vicino polo industriale di Porto Marghera – alle amministrative del 2012 ha conquistato il primato nazionale col sindaco più giovane d’Italia e, per giunta, del Movimento 5 Stelle.
Il secondo, Dolo – un “comunino” di neanche 15.000 abitanti, di tradizione commerciale e di anima inossidabilmente democristiana – alle amministrative del 2010 ha visto per la prima volta dal dopoguerra il sorpasso a destra, la coalizione PDL-Lega Nord si è aggiudicata maggioranza e Sindaco.

Ebbene, questi due comuni, che politicamente stanno insieme come il diavolo e l’acqua santa, hanno deliberato un identico condiviso documento che dice “No. L’autostrada non s’ha da fare, né qui né altrove”. Boom!
Eh sì, perché, nonostante l’insistenza sfiancante della retorica nimby – cavalcata dai media e da altre menti scarsamente argute, che riducono la questione entro le limitate potestà territoriali delle due amministrazioni – la realtà è che la portata politica di questa impostazione ufficiale di Mira e Dolo è decisamente di impatto nazionale e oltre… basti pensare alla jointventure Lupi-Bonsignore-Comunione&Liberazione che, proprio sulla Orte-Mestre, si sta giocando le poltrone europee, o al “piatto forte” dei project bond collegati all’infrastruttura che stanno solleticando gli appetiti di svariate lobby finanziarie sovranazionali. Senza dimenticare, naturalmente, la pappatoia del fronte “rosso” di CMC&Co.

Ma non solo. Queste due delibere, locali e formali quanto si vuole, svelano tutte le contraddizioni interne ai partiti tradizionali, in preda a una sorta di malattia auto-immune sempre più letale. Così, se a Mira, durante il consiglio straordinario che ha votato il rigetto dell’opera, l’unico consigliere del cosiddetto centro-sinistra che non ha pretestuosamente lasciato l’aula, si astiene; a Dolo un centro-sinistra compatto è addirittura firmatario della proposta di delibera. E il centro-destra? Stessa schizofrenia: a Mira inscena una bega da condominio per potersi “assentare” al momento della votazione, mentre a Dolo, non si sa bene come (o forse anche sì) si allinea alla posizione pentastellata di Mira e della propria minoranza di sinistra, però spaccandosi con picchi di ordinaria politichetta e procurandosi lancinanti mal di pancia.

Da aggiungere, poi, che la Conferenza dei dieci Sindaci della Riviera, di inizio marzo, ha complessivamente espresso la stessa posizione e sembra che l’effetto a catena innescato da Mira sia destinato a proseguire. Facile prevedere le contro-mosse dell’asse d’asfalto Galan-Zaia-Chisso, giusto per restare in casa, a partire da quella banale dell’imposizione autoritaria della volontà qualunquemente sviluppista del triumvirato veneto. In ogni caso, il terremoto c’è stato e non è finito, gli scossoni dalle fondamenta proseguiranno ai vari piani del palazzo e qualche interessante crepa si aprirà di certo.

Insomma, vale quello che dicono i comitati, che da dieci anni si battono contro questa e altre mega-opere in Riviera: “crederci sempre e mollare mai”… perché niente sta immobile, niente è scontato e irreversibile. E sta alla società civile organizzata, che mai ha abbassato la guardia, dimostrare la propria maturità e la capacità infilarsi in quelle crepe, divaricarle e piantarci semenza buona.

In attesa dei prossimi sviluppi, e della fine annunciata del progetto Orte-X, ci piace però immaginare il nuovo fantasioso tracciato che dovrà subire la “supposta” autostrada per raggirare il veto dei territori di Mira e Dolo…  magari l’affossato progetto del Ponte sullo Stretto di Messina potrebbe essere riadattato e diventare il Grande Ponte Oltre la Brenta… un’ardita soluzione di scavalco a campata unica sospesa di ben 12 chilometri, perché no?

Rebecca Rovoletto

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