Il Revamping a Monselice. Tra intercettazioni, mala politica, collusioni e tanta voglia di cambiare

di Beatrice Andreose. Monselice-Revamping o meno, Italcementi aveva deciso di chiudere da tempo lo stabilimento di Monselice ma gli amministratori cittadini si sono ben guardati dal rivelarlo onde utilizzare la chiusura della fabbrica come una clava contro gli ambientalisti accusati a più riprese e pubblicamente di essere i responsabili della perdita dei posti di lavoro. Queste le sconcertanti rivelazioni emerse dalle intercettazioni telefoniche predisposte dalla Procura di Padova in seguito al rinvio delle carte da parte del TAR Veneto per indagare sui rapporti tra amministratori e cementerie all’ombra della Rocca. Insomma tutto esattamente come ci si aspettava. A renderle pubbliche è stata la presidente del Comitato ” E noi” Silvia Mazzetto dopo aver ascoltato miglia di nastri che hanno rivelato lo stretto intreccio di complicità tra i cementieri e gli esponenti pidiellini che governano Monselice ed ora si ricandidano, con una faccia tosta senza eguali, per governarla nei prossimi cinque anni.
Ma andiamo con ordine. Le intercettazioni sono state attivate inseguito all’esposto del comitato ” E noi” oltrechè alla trasmissione degli atti da parte del TAR Veneto che per ben due volte si era pronunciato contro il revamping che prevedeva la realizzazione di una torre alta 98 metri, tanto quanto la Rocca, davanti nientemeno al colle del Petrarca. Non solo. In seguito ad un accordo con il comune di Monselice ed il Parco Colli euganei Italcementi avrebbe potuto continuare a lavorare in pieno Parco per altri trenta anni. I comitati ” Lasciateci respirare” ed ” E noi” hanno denunciato a più riprese il pericolo che le cementerie, vista la grave crisi di mercato in cui versa ancor oggi il mercato del cemento, potessero utilizzare i rifiuti come combustibile o come materia prima nel processo produttivo. A nulla sono servite denunce , cortei, dibattiti, convegni. L’amministrazione monselicense, complice attivo il sindacato, ha deciso di andare per la sua strada. Ora sappiamo nero su bianco e con certezza il motivo. Le due cementerie operanti all’ombra della rocca, oltre ad italcementi anche Zillo, avevano il loro partito a palazzo Tortorini di cui finanziavano generosamente ogni iniziativa istituzionale. Non solo. La lista “Patto per Monselice” del vicesindaco era stata ideata e opportunamente foraggiata da Alvise Zillo a cui il Mamprin si rivolgeva per ottenere persino il consenso per il materiale divulgativo. Per capire la complicità col potente di turno del Mamprin basti solo un altro esempio. Il 2 agosto scorso il consiglio comunale respinge la mozione presentata da Francesco Miazzi che chiede di non utilizzare nelle cementerie i rifiuti. Cosa fa il vicesindaco? Ovviamente informa con soddisfazione Alvise Zillo. Del resto le cementerie della zona si sono sempre assicurate nei comuni di Este e Monselice la presenza di loro uomini onde ottenere permessi e consensi amministrativi senza troppa fatica. Per il Mamprin lo scotto della occupazione è ovviamente l’inquinamento. Lo rimprovera cinicamente agli operai che non mancano di scagliarsi contro gli ambientalisti indicati pubblicamente come gli unici responsabili della chiusura dello stabilimento. Non solo. Gli amministratori monselicensi si guardano bene dal chiedere dati e numeri alla unità sanitaria locale circa le malattie cardiorespiratorie dell’area o quelle relative alle neoplasie polmonari. Le richieste in tal senso dei cittadini e dei comitati rimangono sempre inevase.
Ora, accertata con certezza le complicità è arrivato il momento di cambiare rotta anche per Monselice. Auguriamo per questo a Francecso Miazzi la vittoria amministrativa onde, assieme al candidato sindaco Francesco Corso, imprimere una svolta al comune che più di ogni altro ha pagato dal dopoguerra ad oggi la presenza di una così alta percentuale di inquinamento atmosferico di PM 10 nell’aria.

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