L’“OpzioneZero” della cementificazione in Riviera #CementoArricchito

Basta dare uno sguardo veloce alla mappa realizzata dai comitati della Riviera del Brenta, OpzioneZero, per rendersi conto della cementificazione di quel territorio: l’hanno chiamata “mappa della devastazione”, un lavoro di indagine che ci restituisce una fotografia precisa dello stato delle grandi opere che interessano la zona racchiusa tra Mestre (Ve) – all’estremità orientale – e Vigonovo (Ve) – a sud ovest.

http://www.opzionezero.org/wp-content/uploads/2012/12/mappa_devastazione.png

“Solo cinque anni fa sembrava che per la Riviera del Brenta non ci fosse scampo. Allo start erano pronte due autostrade, un elettrodotto, speculazioni immobiliari gigantesche e altre più piccole a pochi passi dal Naviglio. Una valanga di cemento e asfalto che avrebbe sfigurato per sempre una delle zone più belle, pregiate e fragili del Veneto, con conseguenze incalcolabili per l’ambiente e per la salute di oltre 200.000 persone”, scriveva nel 2015 OpzioneZero nell’editoriale “La fine del Terzo Veneto?. Oggi la situazione è cambiata: alcune di queste opere sono bloccate, altre cancellate, dando ai cittadini “nuove concrete possibilità di ripensare il nostro territorio”.

L’opera attorno alla quale nacque il comitato – nel 2004, con il percorso di Rete No-Ar, No Autostrada Romea – è, appunto, la Romea Commerciale, conosciuta anche come Orte-Mestre. Una nuova autostrada proposta, insieme all’Anas, dal consorzio guidato dalla Gefip Holding, società dell’ex europarlamentare Vito Bonsignore (vicepresidente del Gruppo del Partito Popolare Europeo, condannato in via definitiva a 2 anni nel 1992 per tentata corruzione). Dell’associazione temporanea di impresa nata per la Orte-Mestre fanno inoltre parte anche la società Banca Carige spa, Efibanca spa, Egis Projects sa, ILI Autostrade spa, MEC srl, Scetaroute sa, Technip Italy spa, Transroute International sa.

L’infrastruttura ricalca l’attuale E45 nel tratto Ravenna-Cesena-Orte, con varianti nel tratto appenninico. I numeri – messi sulla carta dalla rete nazionale “Stop OrMe, parlano chiaro: un totale di 396 km di lunghezza, 20 cavalcavia, 226 sottovie, 139 km di ponti e viadotti, 64 km di gallerie, 83 nuovi svincoli, 2 barriere e 6 milioni di metri quadri di cantieri, per un costo di 10 miliardi di euro in project financing e 1,8 miliardi di contributo pubblico.

http://www.stoporme.org/wp-content/uploads/2013/04/volantino_stop_orte_mestre.pdf

La Orte-Mestre – cui il mensile Altreconomia ha dedicato l’inchiesta “Il casello incantato” (Ae 143, marzo 2013) – è una delle strutture coinvolte nell’inchiesta “Sistema” – sulle tangenti per le grandi opere -, che ha portato nel marzo 2015 alle dimissioni del ministro per le Infrastrutture e i Trasporti, Maurizio Lupi. A oggi, l’opera risulta non finanziabile fino al 2018.

Successivamente, la Rete No-Ar si trasforma in OpzioneZero con l’intento di allargare il proprio sguardo alla tutela del territorio nella sua interezza. “In materia di Valutazione di impatto ambientale, Opzione Zero è l’alternativa che prevede la non realizzazione dell’opera; quell’alternativa che nell’affrontare il problema costringe a ribaltare completamente la prospettiva della crescita infinita”, spiega il comitato. Un’opzione che – tuttavia – non viene “mai presa in considerazione”, mentre “qualsiasi nuova opera risulta assurdamente ‘migliorativa’ dal punto di vista ambientale”.

Sul caso “VenetoCity” – una “smart city green”, come si legge sul sito ufficiale, che nasconde una speculazione immobiliare da 715 ettari – il comitato ha raccolto 11mila firme raccolte per chiedere la Valutazione ambientale strategica e un percorso partecipativo di coinvolgimento dei cittadini nelle scelte sul futuro del proprio territorio. Anche questa opera è oggi ferma. Progettata dagli architetti Mario Cucinella e Andreas Kipar, VenetoCity sarebbe “un moderno shopping center, di ultima generazione, integrato con una dotazione completa di strutture per il tempo libero, multiplex, parchi acquatici, piscine e palestre ed ogni genere di attrazione e divertimento”, come si legge nella presentazione, accompagnata dal video che segue.

L’ennesima colata di cemento: Veneto City

L’approfondimento dedicato a VenetoCity sul sito della campagna “Salviamo il paesaggio”.

“Se il territorio di VenetoCity, circa 70 ettari, fosse coltivato con il grano si potrebbe dare pane a tutta la popolazione di Dolo per un anno”, spiegano i comitati, che – a partire da questa riflessione – hanno avviato nel 2013 il progetto “Pane logistico”, promosso dal Movimento Mira 2030 e il gruppo d’acquisto solidale MiraGas, con l’obiettivo di ridare valore alla terra come bene comune.

In tutti i casi – per il polo logistico industriale che dovrebbe sorgere tra Giare e Dogaletto, così come per il Grande raccordo anulare di Padova e la Camionabile lungo l’idrovia, il Passante di Mestre, l’elettrodotto aereo, o la “Città della moda” (queste sono solo alcune delle opere di cementificazione su cui lavora e continua a fare informazione OpzioneZero) -, la risposta “dal basso” va in questa direzione: un ripensamento dell’intero sistema e la proposta di alternative virtuose, che diano un futuro al Pianeta.

Le grandi opere, scrivono i comitati, abbracciano “temi di estrema importanza, come per esempio quello della democrazia, della crisi della politica, del lavoro, delle finanziarizzazione del capitale, del debito pubblico, oltre che, come si è visto, al malaffare… A ben vedere quando parliamo di grandi opere stiamo parlando di come le dinamiche globalizzate del sistema neo-liberista si materializzano, qui ed ora nei nostri territori. Indubbiamente un tema imprescindibile per chi si pone l’obiettivo di ricostruire un’alternativa sociale e politica di sistema”.

di Chiara Spadaro e Mattia Donadel

Realizzato con il contributo dell’Ordine dei Giornalisti del Veneto – Premio per giovani giornalisti Massimiliano Goattin 2015. 

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