Arezzo: in nome del profitto tagliati i rifornimenti idrici. E’ una violenza inaccettabile!

Dopo le minacce, Nuove Acque s.p.a (che rifornisce 31 comuni della provincia aretina e 5 del senese) è passata alle vie di fatto. A cavallo delle festività pasquali, una ventina di utenze cittadine (tra le migliaia) obbedienti al dettato referendario, sono state, incredibilmente, lasciate a secco. Pronto il soccorso offerto dai combattivi acquaioli aretini alle famiglie colpite dal sigillo o addirittura dall’asporto del contatore: non solo taniche d’acqua ma in un caso, per ovvie ragioni, è stato persino necessario parcheggiare un camper sotto casa di una famiglia da una settimana priva d’acqua e con prole febbricitante.

Medioevo? No, Terzo millennio.

Perché per l’Autorità Idrica Toscana, AIT (e cioè l’ente pubblico che sovrintende all’affidamento ai gestori dell’intero servizio idrico regionale e a cui spetta, tra l’altro, controllarne l’operato soprattutto in termini di investimenti e tariffe applicate), autoridursi le bollette dell’acqua della componente di profitto cancellata dall’inapplicato secondo quesito referendario del 2011 è pratica “assolutamente illecita”, oltre che “lesiva del corretto rapporto utente-fornitore di un servizio pubblico, nonché dannosa per la restante parte dell’utenza, costituita da decine di migliaia di utenti che pagano regolarmente le bollette dei servizi idrici(grassetto mio).

Certo, non sia mai che il contagio dell’obbedienza alla legge diventi pandemia! Perché  questo è il paese dove legge e politica sono asservite agli interessi eco-finanziari degli amici degli amici, dei furbetti, insomma di un sistema che una volta, senza panegirici di sorta, si definiva mafioso. E poi siamo in terra di Toscana, dove non sorprende trovare tra quel 46,16% di privato in pancia di Nuove Acque l’onnipresente Banca Etruria (già assurta agli “onori” della cronaca per la stranota colossale maxi-truffa…), la multinazionale francese Suez già azionista della quotata Acea e Acea stessa, protagonista di centinaia e centinaia di slacci per morosità a Roma e provincia e, dulcis in fundo, l’immancabile Monte Paschi.  A riprova di quanto conti il “pubblico” -ancorché maggioritario- quando la forma di gestione prescelta è quella “societaria”.

Ma qui, ad Arezzo, i colpiti non sono “semplici” morosi ma, come si diceva, autoriduttori, e cioè utenze che pagano regolarmente la componente tariffaria relativa ai consumi idrici. Ma per AIT e gestore fa lo stesso: l’acqua è merce, è business e se non paghi l’intero importo fatturato (profitto compreso) non hai diritto a niente, nemmeno ad una goccia. Nemmeno un dubbio, come pure correttamente rileva il Comitato Acqua Pubblica di Arezzo in una circostanziato comunicato stampa diffuso ieri, i nostri campioni  si sono posti sulla legittimità della loro  posizione, tanto più in costanza di pendenza di un importante ricorso sulla questione tariffaria davanti  al Consiglio di Stato (C.d.S): a decidere ragioni e torti non deve essere il potere giurisdizionale ma chi ha il coltello dalla parte del manico. Punto.

Il braccio di ferro che a Padova ha visto il locale comitato “Due Si per l’Acqua Bene Comune” alla fine spuntarla su analoghe pretese del gestore AcegasApsAmga-gruppo HERA (clamorosa, come i nostri lettori sanno, è stata la decisione dell’azienda di sospendere l’invio dei solleciti di pagamento delle bollette autoridotte almeno fino a sentenza del C.d.S.) non ha, dunque, sortito lo stesso effetto in terra aretina.  E tuttavia, a fronte di qualche inevitabile e comprensibile defezione (concretizzatasi nell’accettazione di rateizzare le poche o tante centinaia di euro accumulate in questi anni di autoriduzione pur di non vedersi tagliare l’acqua), Comitato e utenti autoriduttori sono fermamente decisi a non mollare.

Dopo aver denunciato ai carabinieri l’interruzione di pubblico servizio e presentato un dettagliato esposto in procura ex art. 700 ( ricorsi d’urgenza), stamane hanno organizzato un presidio sotto il municipio di Arezzo e ottenuto dal sindaco, Alessandro Ghinelli,  l’impegno concreto a contattare immediatamente il gestore per un pronto ripristino del servizio alle utenze (obbedienti) distaccate. Mentre la proposta del presidente AIT Mazzei che subordinava l’istituzione di un tavolo di confronto con azienda e Comitato alla cessazione della campagna di Obbedienza Civile, al pagamento delle quote di autoriduzione e al ritiro dei ricorsi fin qui presentati dagli utenti, è stata giudicata provocatoria e, come tale, rispedita al mittente.

Intanto, agli autoriduttori aretini in lotta tutta la nostra vicinanza e solidarietà.

Perché si scrive acqua, si legge democrazia!

Alessandro Punzo

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