Basta finanziare le multinazionali che inquinano

Nelle ultime settimane, quello che da tempo veniva definito Green Deal europeo ha fatto i conti con le ingerenze delle multinazionali estrattiviste e dei grandi monopoli fossili. Così, quello che sembrava un percorso lineare verso una decarbonizzazione tanto radicale quanto necessaria, ha di fatto lasciato più di una porta aperta ai grandi gruppi industriali che sugli idrocarburi, e sul gas in particolare, hanno fatto miliardi garantiti da un potere politico prono ai suoi interessi e non alla salute delle persone e del pianeta.La transizione energetica ed industriale europea si sarebbe dovuta attuare attraverso una capillare diffusione di rinnovabili, idrogeno verde (cioè generato solo da eolico e fotovoltaico), isole e comunità energetiche territoriali autosufficienti. Il consiglio europeo svoltosi a dicembre invece ha disatteso queste aspettative spalancando di nuovo la strada alle imprese che continueranno a fare profitti con il mercato del gas e che, allo steso tempo, intercetteranno i fondi europei stanziati per la transizione.L’idrogeno verde viene fortemente penalizzato a favore di quello blu, quello estratto direttamente da idrocarburi fossili con successivo stoccaggio della CO2 in siti geologici esauriti o comunque giudicati idonei alla CCS (Carbon Capture and Storage). E se per ora l’intenzione di procedere al finanziamento per realizzare lo stoccaggio a Ravenna sembra sia bloccato bisogna continuare la lotta ed a monitorare la situazione. D’altronde la finta rivoluzione green sta dunque legittimando e finanziando di nuovo i principali colpevoli del cambiamento climatico. Addirittura Eni e Confindustria siederanno ai tavoli tecnici su clima!In buona sostanza il capitalismo estrattivo si spaccia per green ma non abbandona il fossile: carbone, petrolio e gas rimangono saldamente in testa nei rapporti di interdipendenza tra imperi, nonostante la profonda crisi che attraversa il mercato a dispetto degli sforzi, spesso drogati, a sostegno del prezzo del greggio al barile fatti da parte dei vari Stati-impresa. Questa intrinseca capacità del sistema capitalistico di appropriarsi in modo fraudolento del Bios, trasformando tutto ciò che esiste in mero mezzo di produzione, riguarda tutto l’esistente: dall’acqua, recentemente quotata in borsa come elemento primario, al vento, alle rocce, al sole fino ad ogni essere vivente senziente o non senziente. Per questo, se non lottiamo riportando al centro il vivente e gli interessi concreti della stragrande maggioranza delle persone, anche questa transizione ecologica si tradurrà nel mantenimento dello status quo e quindi del potere dei potentati economici sull’intera società.Noi che dai territori lottiamo contro le opere devastanti, inutili e climalteranti , riteniamo che una riconversione autentica possa realizzarsi solo attraverso una produzione energetica decentrata, assolutamente fuori dal fossile, autonoma e autogestita dalle comunità locali. Pensiamo che sia possibile la diffusione delle comunità e delle isole energetiche rinnovabili in grado di rendere autosufficienti non solo piccoli condomini, ma anche fabbriche e porti, sia un modo efficace e veloce per azzerare le emissioni di gas serra.Riteniamo poi assolutamente inaccettabile continuare a confondere l’idrogeno verde con le varianti cromatiche ricavate da fonti fossili. Per questo mentre continuiamo ad opporci alla realizzazione di un Hub CCS, dovunque esso sia realizzato, ai progetti di nuove centrali a gas in sostituzione degli impianti a carbone e a ogni altra ipotesi che preveda la combustione di idrocarburi per la produzione di energia elettrica. Allo stesso tempo rinnoviamo il nostro interesse verso progetti di transizione veri come quello di “Porto Bene Comune” di Civitavecchia. Un progetto che, essendo stato studiato per essere completamente sganciato dalla rete nazionale, e prevedendo soltanto l’uso di fonti rinnovabili e idrogeno verde, rappresenta ad oggi una delle risposte più efficaci e democratiche per chiudere definitivamente i conti con le emissioni delle centrali termoelettriche e delle grandi navi ormeggiate ogni giorno alle sue banchine.L’unico idrogeno che consideriamo utile alla transizione è quello da fonti energetiche rinnovabili, l’unico cioè che può essere utilizzato come strumento per far raggiungere la sovranità energetica alle comunità locali, creare migliaia di posti di lavoro e contribuire veramente al raggiungimento della giustizia climatica e sociale.

Campagna nazionale “Per il clima, fuori dal fossile”.