Comitati trentini e veneti uniti contro la Valdastico Nord

di Francesca Manzini – La sera di giovedì 9 luglio, siamo stati a Caldonazzo per partecipare al primo appuntamento lanciato dal comitato di cittadini nato spontaneamente dopo aver appreso dai giornali che la Giunta Provinciale a guida Rossi (PATT) mette sul piatto l’ipotesi di riproporre il progetto di realizzazione dell‘autostrada Valdastico Nord (anche nota come Pi.Ru.Bi), questa volta con uscita a Caldonazzo, in Valsugana, accanto all’omonimo lago.

La sala è affollata da semplici cittadini, vari rappresentanti delle associazioni del territorio e qualche amministratore. Presenti inoltre gli esponenti della sempre agguerrita giunta comunale di Besenello (che da oltre 20 anni si batte contro l’ipotesi di uscita del tunnel autostradale sul proprio territorio), nonché gli altrettanto convinti oppositori del progetto sul versante veneto.

Ciò che emerge immediatamente dal dibattito in sala è la grande consapevolezza di tutti i partecipanti di non voler imbrigliarsi in un dibattito localista e “nimby”. Ma c’è di più. Fin dai primissimi interventi il dibattito sulle effettive criticità che deriverebbero dalla realizzazione di questa nuova autostrada, in una zona già pesantemente afflitta dal problema del traffico, assume un piano secondario. Si ragiona invece di sperpero fuori misura di risorse pubbliche, di cambiamento climatico, ma soprattutto di quale modello di sviluppo vogliamo e possiamo accettare per il nostro territorio e non solo. Ecco com’è andata.

Uno dei primi ad intervenire è Emanuele Curzel, che si interroga su quale sia l’approccio migliore per convincere la popolazione ancora non informata ad aderire al “NO”. «Spiegare alle persone che la nuova arteria produrrebbe un ulteriore aumento di traffico e quindi di inquinamento può non essere l’argomento più convincente se chi ci ascolta – è il caso di molti valsuganotti – si è ormai assuefatto a questa quantità di traffico ed accetta l’idea che l’aumento dell’inquinamento sia un fatto ineluttabile, o comunque ammissibile purché porti lavoro e ricchezza. Anche la questione dei costi esorbitanti (stimati in 3 miliardi di €) può passare in secondo piano: nel momento stesso in cui passa l’idea che la perdita di territorio non è una spesa ecco allora che tutto è lecito. Se il Bene Comune non è di nessuno allora che male c’è a sperperare risorse senza limiti? Il punto centrale è il modello di sviluppo, è su questo che dobbiamo ragionare davvero. Perché la questione Pi.Ru.Bi. non ha a che fare con Besenello, con Caldonazzo – o con la prossima ipotesi avanzata dai proponenti dell’opera – il fatto è che finché continuiamo a pensare che sia accettabile bucare montagne per far girare le merci a qualunque costo, allora qualunque devastazione è ammissibile. Attenzione però a quello che tutto questo sta producendo anche sul piano internazionale. E non ci sono altri livelli altrettanto importanti: nel mondo abbiamo decine di milioni di profughi ambientali, gente che scappa dalla propria terra a causa della siccità, del caldo, delle alluvioni. Certo qui non siamo ancora a questo punto, ma quando tra qualche decina d’anni magari avremo il ritorno della malaria in Pianura Padana vedremo se allora il problema si porrà. In questo momento quello che possiamo fare è portare avanti azioni che servano a cercare di scongiurare questo scenario, ed opporsi alla costruzione di una nuova autostrada è proprio quello che dobbiamo fare in tal senso».

Prende quindi la parola l’assessora all’urbanistica della Comunità di Valle dell’Alta Valsugana e racconta che esattamente una settimana prima sono stati conclusi i lavori per il piano territoriale della Comunità, frutto di un lavoro durato 4 anni. «Pur trattandosi di un arco temporale così breve, ora che il piano è pronto, praticamente è già roba vecchia, è già superato, dico questo per far capire che il mercato e l’economia si muovono ad una velocità difficile da sostenere. Quel che è paradossale è che qui ci stiamo confrontando per impedire la realizzazione di un progetto pensato 40 anni fa, che è palese non possa in alcun modo essere la risposta alle odierne necessità di questo territorio. Oggi che finalmente a più livelli si inizia a ragionare sul concetto di filiera corta, di km 0, cosa ce ne facciamo di un progetto pensato 40 anni fa, che non ha più niente a che fare né con l’oggi né col domani? Dobbiamo prendere i nostri amministratori provinciali e porre una semplice domanda “hai idea di cosa stai parlando?”, sono loro che devono venire nei territori e capire cosa c’è in ballo, non essere noi ad andare a Trento a spiegare perché quest’opera non va fatta».

Arriva poi la testimonianza di Roberto Segalla, che racconta l’opposizione alla Pi.Ru.Bi. dal versante veneto della montagna, dove oggi si conclude il tratto già realizzato. «Attorno a questa grande opera inutile e dannosa ci sono varie questioni, con diversi aspetti e sfaccettature. Una è la tematica ambientale. Noi siamo reduci dalla lotta contro la realizzazione della Pedemontana, 97 km di superstrada a pedaggio, costosissima, che tra l’altro influirà negativamente rispetto alla produzione del vino Doc nella zona di Breganze. Ci sono delle contraddizioni: l’opera, contestata da una parte di popolazione è invece stata sostenuta da diverse amministrazioni. Perché? Perché dietro queste opere ci sono in realtà interessi enormi, legati ad enormi movimenti di denaro. Attenzione che dietro queste grandi opere c’è una visione futura, che però non cozza tanto con le necessità delle popolazioni, quanto proprio con quelle dell’essere umano. Tutti ormai abbiamo la sensibilità di capire che oltre il punto in cui siamo arrivati non si può andare. Come comitati, tempo fa, abbiamo fatto un approfondimento per capire come mai dopo aver realizzato il tratto di autostrada che da Vicenza andava fino a Piovene Rocchette, hanno deciso di realizzare anche la tratta sud fino a Badia Polesine. È stato “solo” per sotterrare sotto l’asfalto rifiuti di fonderia molto inquinanti? È necessario fare un po’ di storia per raccontarvi uno scenario che potrà sembrare incredibile ma che è possibile, e sul quale invece qualcuno sta puntando. Sarete a conoscenza del fatto che sono in corso i lavori per allargare il Canale di Suez, questo perché ormai la stragrande maggioranza dei prodotti di consumo viene prodotta in estremo Oriente. Mantovani, uomo della cricca, a suo tempo aveva presentato in regione Veneto un progetto per un interporto merci off-shore. Dove? In Polesine, a soli 5 km da dove era diretto il prolungamento dell’autostrada. A questo punto il quadro è piuttosto nitido. Ma ecco che a rovinare questa visione “onirica” si frappone il Trentino, con la sua storica contrarietà alla realizzazione della Valdastico Nord. Ed ecco quindi che gli interessi dei grandi gruppi economici vengono a sbattere con quelli delle popolazioni che oggi stanno ragionando su un cambiamento credibile, portando avanti ragionamenti innovativi sulla salubrità dell’aria, sulla nuova agricoltura, sul biologico, sulla salute legata all’ambiente, su come riqualificare e tutelare il territorio attraverso delle attività umane, con la lavorazione del territorio e non più attraverso il suo sfruttamento.

Ci sono due piani su cui bisogna lavorare: da un lato certamente il piano locale, perché le popolazioni interessate rivendichino il diritto di dire la propria opinione. Ma c’è anche un piano diverso, di cui è stato un ottimo esempio la vittoria del referendum contro la privatizzazione dell’acqua, che ha visto la partecipazione di 27 milioni di cittadini. Pensiamo per esempio alla Legge Obiettivo, uno strumento che permette di fare scempi incredibili, senza alcuna valutazione di impatto ambientale, scavalcando il parere delle amministrazioni locali e passando attraverso una sorta di autostrada di burocrazia e carte porta direttamente alla realizzazione dei lavori: anche se non ci sono le risorse è possibile iniziare ad occupare i territori interessati. E c’è anche lo Sblocca Italia, un altro enorme favore per le grandi opere, volto a facilitare i soliti interessi.

Dobbiamo riuscire a creare sinergie tra tutte le realtà che lavorano su questo costruendo le lotte di opposizione a queste opere, ma anche creare momenti di riflessione collettiva per dire NO ad una legislazione che spiana la strada a questi disastri, e aprire un ragionamento che superi il locale e abbia un altro orizzonte. Come comunità di cittadini dovremmo iniziare ad affrontare tutto questo per costruire un largo consenso d’opinione contro questi meccanismi».

Un primo appuntamento sarà quello del 22 luglio a Chiuppano presso il festival Isolon con un dibattito contro le grandi opere. Ma ancora più importante sarà l’assemblea del 26 luglio sempre a Chiuppano che vedrà la partecipazione di tutti i comitati del Nord-Est che si occupano di queste tematiche, per cominciare a costruire una rete che sia grande e che possa porre il problema su un piano trascendente, che possa dare una suggestione diversa che non sia solo la lotta locale».

Enzo Vitalesta dell’associazione Yaku interviene per raccontare della partecipazione alle giornate No Ombrina e dell’assemblea contro lo Sblocca Italia a Lanciano lo scorso maggio. «Si può e si deve ragionare sul discorso dell’analisi costi benefici, ma la verità è che l’unica vera motivazione che sta dietro la realizzazione delle grandi opere ha a che fare col movimento di denaro che esse generano, e questo accade ovunque, dalla TAV in Valsusa, all’Expo di Milano, al “nostro” Muse».

Chiude la serata Roberta Rosi vicesindaca di Besenello presente in sala col sindaco Comperini e tutta la giunta. «Dobbiamo andare e Trento e farlo in fretta. Il decreto legislativo 163, il codice degli appalti, è una sciagura lanciata dalla Legge Obiettivo del 2001. Legge redatta dallo stesso ministro Lunardi che nel 2009 curava il progetto di cui stiamo discutendo. Se non è conflitto d’interessi questo! O quello di Passera che sedeva nel consiglio d’amministrazione di Banca Intesa che detiene il 31% del pacchetto azionario di A4. Ora l’unica chance che abbiamo è di muoverci velocemente perché il decreto legislativo 163 prevede tempi strettissimi, proprio per superare le resistenze dei territori ovvero per non dar modo di organizzarsi. Il 12 ottobre 2013 l’amministrazione di Besenello ha organizzato un convegno informativo per i futuri consiglieri provinciali per informarli sui rischi legati alla realizzazione della Valdastico Nord. A Besenello, comune di 2600 abitanti sono 20 anni che si studia tutta la documentazione relativa al progetto Pi.Ru.Bi. pur in assenza dei dati tecnici della Provincia che non ci sono stati forniti – perché fornire i dati sull’impatto geologico significherebbe dare anche quelli sull’impatto del TAV.

Da un lato bisogna studiare per avere un retroterra solido, ma il tempo stringe (e comunque esiste già una massa di informazioni raccolte in questi anni a disposizione di tutti) e in ogni caso l’onere della prova deve essere invertito: non siamo noi che dobbiamo dire perché non la devono fare! Sul parere della commissione per l’impatto ambientale c’è scritto a chiare lettere che essa è favorevole, ma con la bellezza di 57 prescrizioni, prescrizioni che essi stessi dichiarano non saranno mai rispettate: sforamento dei limiti legislativi dei rumori, delle emissioni, sforamento di qualunque livello che sia minaccioso o comunque d’impatto rispetto alla salute pubblica. “Però l’opera si fa lo stesso perché in quelle terre c’è poca popolazione”. Non ci serve studiare questa roba, ci serve dire politicamente che questo non è quello che vogliamo, perché le sappiamo già queste cose, non dobbiamo convincere nessuno. Qui il punto è scegliere o di servire il dio denaro o di preservare la propria salute. Quando scienziati come Mercalli – e insieme a lui l’intero consesso scientifico internazionale – affermano che nel 2100 arriveremo ad un aumento delle temperature di 6 gradi e qui non ci vivrà più nessuno, il senso è che parliamo di estinzione della razza umana (e non solo). Non sono leggende metropolitane e mi basta sapere questo per dire che non voglio un’altra autostrada della quale non mi avete spiegato nell’analisi costi benefici quali saranno i flussi di traffico – e non me lo potete spiegare perché il traffico sta diminuendo e non è possibile aumentarlo».

In conclusione dell’intervento un altro appuntamento: venerdì 17 luglio alle 20.30 riunione a Besenello di tutti i comitati (veneti e trentini) uniti in questa lotta. Continua la Rosi «Abbiamo scelto questa data perché è una sorta di anniversario: il 17 luglio del 2012 c’è stata la conferenza stampa per presentare le relazioni che il comune di Besenello ha mandato a Roma al Ministero delle Infrastrutture durante l’iter per l’approvazione del preliminare. Preliminare che non è approvato, è approvato solo lo stralcio, illegittimo (Besenello ha presentato un ricorso al Tar del Lazio per questo), sul tratto veneto fino a Lastebasse. Bisogna intervenire velocemente portando avanti le nostre legittime istanze di difesa del territorio, tirando per la giacchetta i nostri rappresentanti in provincia: coraggio, determinazione e tanta pazienza! È probabile che nei prossimi mesi i promotori dell’opera e i loro rappresentanti politici proveranno a capire di che pasta siamo fatti tentando di spostare di volta in volta l’ipotesi di uscita del tunnel – prima Besenello, poi Marco ora Caldonazzo – e per questa ragione è indispensabile essere coesi».

Ci sono anche altre questioni interessanti che a più voci vengono poste nel corso del dibattito. Qualcuno parla dell’importanza di mettere in evidenza le contraddizioni della Provincia di Trento, che da un lato dichiara di voler realizzare la nuova linea ferroviaria ad alta velocità proprio allo scopo di trasferire il traffico merci da gomma a rotaia, e dall’altra decide di creare questa nuova arteria, il cui evidente interesse ad avere molti passaggi verrebbe direttamente a cozzare con l’eventuale volontà politica di imporre lo spostamento dei trasporti su rotaia. Per altro la stessa Giunta Provinciale che nel 2012 appoggiava l’opposizione della comunità di Besenello contro l’imposizione da parte del governo Monti della nuova autostrada, nel corso di un convegno con propri tecnici segnalava la pericolosità del progetto Pi.Ru.Bi. a livello di rischio di dissesto idrogeologico. È lecito chiedersi con quale credibilità oggi possano proclamare che spostando dall’altra parte della montagna il cantiere quello stesso rischio non esiste più. Certo allora la Giunta era guidata da Lorenzo Dellai mentre oggi il presidente è Ugo Rossi, ma la coalizione di partiti politici che compone la Giunta è la stessa.

Un altro appunto interessante è quello di chi fa notare che l’impatto ambientale che avrebbe la nuova opera non riguarda la sola provincia di Trento, ma anche tutto il territorio di Alto Adige e Austria che viene toccato dalla A22. A questo proposito un cittadino riferisce una notizia del TG regionale del 9 luglio. Il Land austriaco del Tirolo ha deciso che entro pochi mesi, ossia entro quest’autunno, reintrodurrà il divieto di transito settoriale delle merci per favorire una riduzione dell’inquinamento, una scelta che preoccupa non poco gli autotrasportatori altoatesini. In pratica i camion con un carico superiore ad un certo limite non potranno transitare, questo però va contro la libertà di circolazione delle merci sancita dall’UE, che già aveva sanzionato il Tirolo per l’introduzione di questo divieto nel 2005 e nel 2011.

Sicuramente un grattacapo per chi vorrebbe aumentare ulteriormente il traffico sull’asse del Brennero nonché una presa di posizione da cui prendere esempio.

Alla fine della serata si lancia il primo vero appuntamento di protesta: martedì 14 luglio a partire dalle 11 ritrovo sotto il palazzo della Provincia, per fare sentire la nostra voce in concomitanza con il primo consiglio provinciale successivo all’uscita della notizia dell’ennesima riproposizione del progetto Valdastico Nord questa volta con uscita a Caldonazzo.