Il Comitato No Grandi Navi risponde al Governo Monti.

Da quanto si legge sui giornali il decreto Clini che dovrebbe regolamentare il passaggio dei colossi del mare nei nostri mari assomiglia più ad una presa in giro che ad una soluzione. Se sono state fissate, infatti, in due miglia marine le distanze di sicurezza da tenere di rispetto ai parchi naturali, nulla cambia per quanto riguarda Venezia.

Navi sempre più grandi (è in arrivo la nuova ammiraglia della flotta MSC, la “divina“, con i suoi 330 metri di lunghezza ed i suoi 18 ponti!) continueranno i loro “inchini” al Bacino di San Marco, continueranno a danneggiare rive e fondamente storiche, continueranno ad avvelenare cittadini e, pexo el tacòn del buso (come si dice da noi), il ministro dell’ambiente benedice lo scavo di un nuovo canale portuale. Un canale che dovrà collegare Fusina alla Marittima, portando il famigerato “canale dei petroli” che tanta responsabilità ha avuto nell’alluvione del ’66, fin dentro al cuore della città. Uno scavo che il governo vorrebbe fare senza studi adeguati, senza valutazioni d’impatto ambientale, forse adottando i soliti commissari governativi per scavalcare popolazioni e amministrazioni locali. Lo scavo di questo nuovo canale porterà un ulteriore colpo all’equilibrio idro-morfologico della Laguna Veneta, approfondendone i fondali, aumentando la dispersione di sedimi, trasformandola in un braccio di mare.

Il Comitato si opporrà a tutto questo con incontri e approfondimenti come quello, affollatissimo, con l’ingegner Luigi D’Alpaos dell’università di Padova, e con sempre nuove mobilitazioni.

Di seguito la lettera inviata al ministro Clini ed alle altre Autorità competenti.

 

Ill.mo sig.

Corrado Clini

Ministro dell’Ambiente e della Tutela

del Territorio e del Mare

Via Cristoforo Colombo 44

Roma

 

Ill.mo sig.

Corrado Passera

Ministro dello Sviluppo economico

e delle Infrastrutture e dei Trasporti

Piazzale di Porta Pia 1

Roma

 

Ill.mo sig.

Mario Ciaccia

Vice Ministro per le Infrastrutture

e i Trasporti

Piazzale di Porta Pia 1

 

Ill.mo sig. Luca Zaia

Presidente della Regione Veneto

Palazzo Balbi

Dorsoduro 3901

Venezia

 

Ill.mo sig.

Giorgio Orsoni

Sindaco del Comune di Venezia

Ca’ Farsetti

San Marco 4136

Venezia

OGGETTO: Emergenza grandi navi da crociera in laguna di Venezia

Venezia,

Gentilissimi,

con questa nota cerchiamo di illustrare il giudizio che il Comitato No Grandi Navi – Laguna Bene Comune ha maturato sulla proposta avanzata dall’Autorità Portuale di Venezia per dare soluzione al grave problema del passaggio delle grandi navi da crociera in Bacino San Marco. Proposta che, da quanto si evince dai resoconti di stampa, appare condivisa da codeste Autorità.

Il Comitato cerca di dare voce unitaria a quelle centinaia di cittadini e alle tante associazioni che da anni si battono in città per l’allontanamento delle grandi navi (al riguardo ricordiamo solo le oltre 2 mila firme raccolte nel 2008 da Ambiente Venezia su di una petizione poi consegnata al sindaco), incardinando la propria linea in quasi cinquant’anni di riflessioni dell’ambientalismo veneziano, sorto negli anni Sessanta col Fronte per la difesa di Venezia sull’onda delle lotte per impedire la trasformazione della laguna in un’unica zona industriale (battaglia vinta) e l’apertura del Canale dei Petroli (battaglia persa). Tali elaborazioni hanno trovato ampio riscontro nella legislazione speciale per Venezia.

Liberare San Marco dalle grandi navi è imprescindibile, ma ciò non può avvenire dissestando ulteriormente la laguna: lo diciamo appoggiandoci all’intero corpus dei provvedimenti straordinari che il Parlamento ha votato per Venezia, a partire dalla legge speciale 171 del 1973 che all’articolo 1 si pone come obiettivo l’equilibrio idraulico della laguna di Venezia” e passando per l’altro cardine, la legge speciale 798 del 1984, che all’art.3 disponestudi, progettazioni, sperimentazioni e opere volte al riequilibrio idrogeologico della laguna, all’arresto e all’inversione del processo di degrado del bacino lagunare e all’eliminazione delle cause che lo hanno provocato”.

Le cause del degrado, quelle da eliminare per legge, sono diverse, quasi tutte provocate dall’uomo, ma la prima, la più devastante-e su ciò c’è il consenso unanime dell’intera collettività scientifica, Consorzio Venezia Nuova compreso-è il Canale dei Petroli. Al riguardo, si legga Fatti e misfatti di idraulica lagunare” (Istituto Veneto, Memorie, 2010) di quel prof. Luigi D’ Alpaos che davvero paradossalmente il presidente dell’Autorità portuale, Paolo Costa, chiama sempre a testimone della sua idea di scavare il piccolo canale Contorta Sant’Angelo, cuore della soluzione proposta a codeste Autorità.

Da questo punto di vista, quarant’anni di legge speciale sono passati invano e anzi la laguna anziché avviarsi alla rinascita non ha più un parametroidraulico,morfologico,biologicoche ancora la possa qualificare per tale. Ogni anno si perdono dai 700 mila al milione di metri cubi di sedimenti e nel volgere di pochi decenni la laguna si trasformerà definitivamente in un braccio di mare: troppi gli interessi in gioco, ma quelli ambientali sono sempre gli ultimi, anche se poi la Natura presenta regolarmente il conto. Il Canale dei Petroli non è mai stato chiuso, il porto e le industrie hanno preteso il loro prezzo, ma oggi un modello economico è andato in crisi, Porto Marghera si sta spegnendo, la stessa Autorità Portuale ha avviato un percorso per creare fuori dalla laguna una piattaforma d’ormeggio per le petroliere, le porta container, le cerealicole.

Non è certo un soprassalto di ambientalismo ma la consapevolezza che il Mose alle bocche di porto, nonostante la conca di navigazione, comprometterà la portualità, nonché il tentativo di acquisire traffici ora impensabili per i massimi fondali ammissibili in laguna. Sia come sia, per la prima volta da un secolo a questa parte si apre la possibilità di iniziare a por mano davvero al riequilibrio della laguna, solo che si estromettano anche le grandi navi da crociera, che altrimenti imporrebbero il mantenimento degli attuali fondali, impedendone ogni ritocco al ribasso.

Queste sono le ragioni per le quali il Comitato si oppone allo scavo del Contorta Sant’Angelo, che significa solo due cose: mantenimento in eterno del Canale dei Petroli, e dunque del dissesto della laguna, e anzi suo ampliamento e allungamento fino al cuore della città, con tutti i rischi connessi. E’ la reiterazione ossessiva delle scelte che hanno sconvolto la laguna, contro la logica e il dettato delle leggi speciali.

Oltretutto, codeste Autorità devono dare un preciso chiarimento ai cittadini, dato che ad oggi le notizie di stampa sono state al riguardo contraddittorie e lacunose: l’ipotesi del porto a Santa Maria del Mare di Pellestrina è alternativa o integrativa alla Marittima? In altre parole, lo scavo del canale Contorta Sant’Angelo va inteso come propedeutico a una soluzione provvisoria, oppure fa parte della soluzione definitiva assieme al porto a Malamocco? In Marittima, insomma, continueranno o no ad arrivare le grandi navi da crociera anche dopo l’eventuale realizzazione del nuovo porto sulla piastra di costruzione dei cassoni del Mose?

Poi, sulla cosiddetta soluzione a breve termine:

– Non sarà questione di un anno né di 30 milioni di euro, come ottimisticamente auspica il presidente dell’Autorità Portuale, Paolo Costa, commissari o non commissari, perché i problemi idraulici e ambientali sono enormi e le opposizioni a tutti i livelli saranno fortissime; serve anche l’interramento dell’elettrodotto Fusina – Sacca Fisola. Dopo la prima riunione al Magistrato alle Acque tempi e costi sono già lievitati.

-Tolto l’inquinamento visivo, chiamiamolo così, tutte le criticità (fumi inquinanti, rumori, vibrazioni, dislocamento di milioni di tonnellate d’acqua, perdita di sedimenti) restano in laguna e segnatamente in Marittima; e permane il rischio di incidenti, che in mare non vengono provocati solo dagli scogli, come strumentalmente vuol far credere chi ricorda sempre che la laguna ha fondali morbidi, affermando che la tragedia del Giglio a Venezia non può succedere. Statisticamente la maggior fonte di rischio per le navi sono le esplosioni a bordo, con spillamento di carburanti: le navi da crociera che entrano in laguna non hanno il doppio scafo.

-La Marittima continuerà pare per sempre ad accogliere navi: non le sei di ora ma le nove di domani, quando i traghetti si trasferiranno a Fusina liberando nuove banchine per il crocerismo, e il progetto di coldironing, che comunque non è finanziato, riguarderà solo quattro bastimenti, sempre che ve ne siano di predisposti ad accogliere l’alimentazione elettrica da terra. Dunque cinque navi-praticamente come oggi- resteranno coi motori sempre accesi, e le grandi navi, che anche coi parametri più restrittivi bruciano carburanti centinaia di volte peggiori di quelli per l’autotrazione, inquinano all’ormeggio il doppio di quando non facciano in navigazione. Le polveri sottili prodotte dalla portualità sono il doppio di quelle prodotte dall’intero traffico automobilistico di Mestre, Venezia è tra le città d’Italia col più alto numero di tumori ai polmoni e alle vie respiratorie in proporzione alla popolazione, ma l’ Ulss 12 non ha un registro comparato dei tumori, non esiste un’indagine epidemiologica che magari smentisca la possibile correlazione tra tumori e portualità, non esiste una rete di centraline che rilevi l’inquinamento, in particolare sottovento alla Marittima. Il sindaco, che è la massima autorità sanitaria della città, finora non si è posto il problema.

Quanto al nuovo porto a Malamocco:

– Esso al momento appare chiaramente aggiuntivo e non sostitutivo della permanenza del crocerismo in Marittima, salvo che appunto una di codeste Autorità non ci dica il contrario. Domani, dunque, le grandi navi in arrivo anche contemporaneamente a Venezia non saranno nove come spiegato poco sopra ma fino a quattordici, calcolando le cinque in più che si prevedono a Santa Maria del Mare.

– Non potrà essere iniziato nel 2014 come si sostiene, perché per quella data, se non ci saranno intoppi, saranno forse realizzati solo i cassoni per la semi – bocca di Treporti;

– Pellestrina è un’isola, e dunque i passeggeri sbarcati dovranno essere portati a terra esattamente come se fossero stati sbarcati in una piattaforma in mare aperto; davvero qualcuno crede che il tunnel sotto la bocca di porto di Malamocco (se ne parla da oltre un decennio) o addirittura la metropolitana sub-lagunare (l’Autorità Portuale ha evocato anche questo) siano soluzioni credibili, e in ogni caso a breve – medio termine?

– La piastra logistica di Malamocco, a suo tempo contestata dal Comune e dalle associazioni ambientaliste, sorge in area Sic, ed è stata autorizzata dal Tar solo perché il Consorzio Venezia Nuova aveva garantito che era temporanea e che sarebbe stata rimossa alla fine dei lavori: un nuovo ricorso avrebbe poche chance?

– Pellestrina e il Lido insorgeranno, questo è matematico, perché la proposta stravolge il delicato equilibrio di Pellestrina, tramuta il Lido in un’autostrada (ammesso che ci si arrivi), compromette la pesca. Già sono scoppiate le prime polemiche.

Per tutte queste ragioni, il Comitato continua a credere che si possano trovare soluzioni più pratiche, veloci, ambientalmente sostenibili, e perfino tali da garantire anche l’indotto croceristico, di cui molto si parla ma poco si sa, e che comunque va inquadrato all’interno di una corretta valutazione costi-benefici. Non pensiamo che come Comitato ci spetti indicare les oluzioni: noi poniamo un problema politico, chiediamo l’estromissione delle grandi navi dalla laguna, e sul come aspettiamo le proposte del Governo e del Comune, che per le ragioni che abbiamo elencato non possono però essere quelle sul tappeto in questi giorni.

Può sembrare una posizione di comodo, ma invece al momento è l’unica possibile: prima, infatti, è necessario sapere quali navi compatibili potranno un domani entrare in laguna, mentre c’è da fare un ultimo ragionamento, fin qui mancato, che va in piena rotta di collisione con la proposta oggi in discussione. E’ quello sul carico turistico complessivo che Venezia può sostenere mantenendo le caratteristiche di una città con residenti e servizi senza diventare un parco tematico,come ormai è quasi avvenuto. E’ chiaro che secondo l’Autorità Portuale le navi dovranno comunque diventare sempre di più e sempre più grandi, mentre per il Comitato (e non solo per noi) serve determinare una soglia complessiva di turismo massimo sostenibile e all’interno di questa soglia assegnare una quota invalicabile anche al crocerismo. Non sarà poi la stessa cosa trovare collocazione per una nave o collocazione per dieci: cioè non è possibile stabilire alcuna soluzione per l’ormeggio se prima non si dice quante e quali navi devono arrivare.

Oltretutto non è neppure detto che debbano arrivare, perché molti ritengono che si tratti di un turismo povero, o meglio di un turismo che lascia poco alla città (le navi sono macchine progettate per far spendere ai croceristi il massimo possibile al loro interno) e se esistesse un vero studio che analizza i costi e i benefici siamo certi che ne deriverebbero diverse sorprese. Lo stesso presidente dell’Autorità Portuale ammette che di 2 milioni di croceristi che in un anno arrivano a Venezia,solo 600 mila scendono in città.

Noi uno studio così, autorevole, credibile, non di parte, lo pretendiamo a monte di ogni decisione, come pretendiamo studi altrettanto trasparenti sui complessivi impatti della portualità, studi che dicano quali e quante navi siano compatibili col complessivo benessere della città e col recupero morfologico della laguna, studi, insomma, che dicano quali e quante navi possono entrare in laguna e quali invece debbano restare fuori.

E’ esattamente quanto siamo riusciti a introdurre con un emendamento accolto dalla giunta nel Piano di assetto del Territorio da poco approvato dal consiglio comunale di Venezia; è esattamente quanto abbiamo chiesto alla Commissione Ambiente del Senato di inserire nel testo della nuova legge speciale per Venezia.

Questo ci aspettiamo dalle Autorità che ci rappresentano.

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