Il Consiglio di Stato blocca l’elettrodotto Terna in Riviera del Brenta

Una storica sentenza del Consiglio di Stato contro l’arroganza del colosso dell’energia che, nonostante una pendenza in appello, continuava con gli espropri, le occupazioni d’urgenza e la prosecuzione dei lavori dell’elettrodotto aereo da 380kV tra le provincie di Padova e Venezia.

Il progetto di Terna contestato, cosiddetto “Dolo-Camin,” di cui si chiede a gran voce l’interramento, prevede la realizzazione di un elettrodotto da 380.000 Volt che collega la centrale ENEL di Fusina (Venezia) alla stazione di Camin (Padova), sviluppando il suo percorso aereo, con tralicci alti fino a 60 mt., per 15 km lungo la Riviera del Brenta (Venezia). Il tracciato corre a ridosso dei centri abitati con ovvi pericoli per la salute pubblica,  impatta pesantemente con un territorio di grande pregio paesaggistico/culturale e compromette testimonianze storico-architettoniche di rilevanza nazionale.

Terna -Rete Elettrica Nazionale s.p.a. è il gigante che gestisce le linee di distribuzione dell’energia elettrica nel nostro Paese in regime di fatto monopolistico e un contractor internazionale talmente convinto del proprio strapotere da affrettare l’inizio lavori, facendosi beffe di chi credeva che la decisione del tribunale superiore potesse ribaltare la sentenza emessa dal Tar del Lazio il 7 maggio 2012.

Eppure ha dovuto cedere a un piccolo esercito di cittadini, amministrazioni locali e comitati territoriali che pervicacemente hanno continuato una battaglia che sembrava persa in partenza. Non già per le recriminazioni legittime e circostanziate, quanto per la disparità di forze e di potere che, sulla carta, parevano impossibili da scalfire. Perché la controparte non era soltanto Terna, ma anche il sistema di potere politico asservito che ha gestito le autorizzazioni e i pareri e che fa capo al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, al Ministero per i Beni e le Attività Culturali, al Ministero dello Sviluppo Economico e alla Regione Veneto. Una tale “potenza di fuoco” avrebbe disuaso chiunque, invece si è ricorso contro tutti.
Cinque anni di lotta, manifestazioni, raccolta firme e oltre 150mila euro di spesa complessiva sostenuta da Comuni, Comitati e privati cittadini per i ricorsi presentati nelle varie fasi dibattimentali, hanno dato ragione alle contestazioni delle comunità rivierasche.

Con sentenza depositata il 10 giugno 2013, il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso presentato da 185 cittadini, dai Comuni di Vigonovo (PD), Saonara (PD), Stra (VE), Camponogara (VE), Dolo (VE) e Fossò (VE) e dai comitati della Riviera del Brenta ed ha bloccato i lavori dell’elettrodotto.

Sono stati necessari 40 giorni perché il Presidente della Sesta Sezione del Consiglio di Stato, Giuseppe Severini, depositasse il dispositivo.

Il Ministero per i Beni e le Attività Culturali aveva autorizzato il progetto aereo con un parere non ritenuto congruamente motivato dal Consiglio di Stato. In un primo momento, infatti,  il Ministero aveva autorizzato la costruzione a condizione che l’elettrodotto fosse interrato. Successivamente, lo stesso Ministero autorizzava la realizzazione aerea basandosi unicamente su quanto dichiarato da Terna e cioè che l’unica soluzione possibile fosse quest’ultima. Ma l’alternativa interrata era stata considerata realizzabile proprio nel progetto presentato da Terna nel 2008.

“Tale esclusiva rilevanza attribuita alle ragioni di Terna, in assenza di qualsiasi considerazione atta a evidenziare i motivi per i quali queste debbano avere la prevalenza sulle esigenze di tutela del patrimonio culturale, del quale tuttavia si riconosce la compromissione, non è sufficiente a fondare un’adeguata motivazione circa il mutamento di parere, rispetto alla primitiva valutazione del progetto.

Sono state così annullate le tre sentenze precedenti del Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) del Lazio, che avevano dato parere favorevole alla compatibilità ambientale e avevano respinto i ricorsi presentati.

Quindi, stop immediato dell’opera, chiusura e messa in sicurezza dei cantieri già avviati. Ma il Collegio giudicante ha annullato anche il decreto di Valutazione d’Impatto Ambientale della commissione della Regione Veneto e tutte le autorizzazioni alla costruzione e all’esercizio dell’elettrodotto.

Ora, per proseguire nel suo intervento, la società Terna Rete Italia Spa, dovrà ricominciare da zero, presentando un nuovo progetto che rispetti i luoghi attraversati dalla linea elettrica e sul quale l’attenzione sarà altissima.

La vicenda ricorda quella del revamping di Italcementi a Monselice e dell’Ilva di Taranto: anche lì gli obiettivi erano quelli della razionalizzazione e quelli dei falsi vantaggi occupazionali e dei benefici ai Comuni e alle comunità. Chi oggi si contrappone a un  progetto di elettrodotto aereo è  fuori dalle logiche industriali e un pericoloso competitor culturale, poiché l’ideologia dominante dell’industria e dello sviluppo viene ancora una volta sconfitta da una cultura che fino ad ora è sempre stata marginale, la cultura che vede nell’ambiente, nel paesaggio e nella salute pubblica dei “beni indisponibili” dei quali si deve tener conto e per i quali si è disposti a combattere duramente.

Questa sentenza è infatti soprattutto uno stimolo per chi ancora si nasconde nella comfort zone  della rassegnazione, dietro un senso di impotenza indotto che ha raggiunto proporzioni endemiche ma che non è più giustificabile, perché la lotta paga sempre.