Italcementi. Ma nei Colli di cementerie ve ne sono tre: Revamping per tutte?

La sentenza del Consiglio di Stato è chiaramente “politica”. Come “politica” era quella del TAR. Del resto come può essere diversamente se si tratta di decidere sul significato da dare a un progetto della durata di 30 anni: progetto nuovo o semplice ammodernamento?

Quello che è anomalo è che a deciderlo siano chiamati dei giudici e non siano invece politici e amministratori.

O meglio alcuni di questi una decisione l’hanno presa, ma adagiandosi su quella fatta dall’azienda. Vedendo quindi  il mondo con gli occhi della multinazionale.

Ma la situazione nei Colli è più complessa. Qui di cementerie ve ne sono ben tre e producono il 60% del cemento del Veneto. Nel decennio passato nella nostra regione si è arrivati a produrre oltre 5 milioni di tonnellate/anno di cemento. Nel 2011 se ne produrranno invece poco più di 3 milioni. Come dire che ci sono una, addirittura due cementerie in più del necessario.

Ma c’è la crisi si dice, dando da intendere che la produzione tornerà a crescere.

E qui sta la responsabilità dei politici. I livelli del decennio passato erano “drogati”. Erano livelli da primato mondiale, incredibilmente mantenuto per decenni. Una situazione culturale ed economica distorta e vergognosa, che ha prodotto infiniti danni al territorio ma anche alla società. Un vero e proprio “inquinamento” sociale.

Ora che finalmente si manifestano concreti segnali di riallineamento su livelli più civili, cosa balbettano i nostri eroici amministratori? Che bisogna inseguire la logica dell’Italcementi che vuole, comprensibilmente dal suo punto di vista, sopravvivere.

Bene, inseguiamola questa logica. Ma c’è posto poi per inseguire i disegni delle altre due cementerie? Non hanno gli stessi diritti dell’Italcementi? Ma sarà possibile tornare ai livelli del decennio passato? E’ questo su cui puntano sindacati e alcuni politici? Sulla base di quale visione del futuro? Ancora un futuro color  grigio cemento? Se non è questo, la conseguenza è che non ci sarà più posto per tre cementerie. E non è una disgrazia. La “mitica” Germania ha dimezzato la sua produzione di cemento, grazie soprattutto a una più attenta politica del territorio.

Ma anche non dovesse essere la scelta responsabile dei politici, non sarà ormai lo stesso mercato a rendere difficile un ritorno a consumi abnormi di cemento?

In definitiva vogliamo porci il problema che 3 cementerie nei Colli (parco o non parco) non possono e non devono più sopravvivere per decenni? Chi dovrà gestire le scelte da fare? Le stesse aziende? I giudici? E i politici che ci stanno a fare?

Gianni Sandon, consigliere Ente Parco