L’ex Ad di Venezia-Padova Lino Brentan condannato a quattro anni

Nuova Venezia – 26 Luglio 2012

Brentan condannato a quattro anni

Corruzione: per il giudice l’ex Ad di Venezia-Padova ha incassato 260 mila euro in mazzette. Il manager resta ai domiciliari

VENEZIA – Per il giudice veneziano Roberta Marchiori le dichiarazioni dei cinque imprenditori che hanno raccontato al pubblico ministero Stefano Ancillotto di aver consegnato le mazzette all’ex amministratore delegato della società Autostrada Venezia-Padova sono credibili e riscontrate e ieri ha condannato il 64enne Lino Brentan a quattro anni di reclusione per corruzione. Il manager, un tempo esponente del centrosinistra, era agli arresti domiciliari dal 31 gennaio scorso nella sua villetta di Campolongo Maggiore, e per ora ci resta, ma i suoi difensori, gli avvocati veneziani Giovanni Molin e Stefano Mirate, hanno chiesto la scarcerazione e il magistrato si è riservato di decidere nei prossimi giorni. Il giudice dell’udienza preliminare ha accolto le tesi del rappresentante dell’accusa, che durante la scorsa udienza aveva chiesto una condanna a quattro anni e due mesi, non ha concesso le attenuanti generiche nonostante l’imputato fosse incensurato e ha accordato soltanto lo sconto di un terzo sulla pena previsto dal codice per chi si fa processare con il rito abbreviato. La sentenza prevede anche la confisca dei beni sequestrati, 250 mila euro di liquidi e titoli che la Guardia di finanza aveva scovato nei conti bancari. Brentan è uscito ieri piuttosto scosso dagli uffici del Tribunale di piazzale Roma e non ha voluto rilasciare alcuna dichiarazione, mentre il suo legale, l’avvocato Molin, ha affermato: «Non sono scontento: viste le richieste dell’accusa poteva andare peggio». Una condanna pesante, ma le accuse nei suoi confronti non solo erano gravi, sono state considerate anche circostanziate e soprattutto provate. Il pm Ancillotto aveva raccolto le confessioni di quattro imprenditori e di un professionista che hanno dichiarato di aver consegnato, tra il 2004 e il 2010, complessivamente 260 mila euro di tangenti per ottenere appalti della società autostradale di cui Brentan è stato per anni al vertice. L’ingegner Luigi Rizzo, consulente in materia di analisi e contrasto dell’inquinamento acustico, ha riferito di aver consegnato circa 110 mila euro, il 10 per cento del valore degli incarichi a lui affidati dall’imputato. Le buste, con 10 mila euro per volta l’ingegnere li dava durante i pranzi nei ristoranti di Marghera dove di incontrava spesso con Brentan. Rino Spolador, amministratore della «Rg Impianti» ha raccontato di aver consegnato 60 mila euro, circa il 7-8 per cento del valore dei lavori a lui affidati, il primo era stato quello dell’impianto di illuminazione della tangenziale Ovest di Mestre. Pagava quattro-cinquemila euro due o tre volte l’anno, a Natale, Pasqua e Ferragosto, anche lui nei locali attorno agli uffici della società autostradale dove incontrava l’amministratore delegato di allora. Remo Pavan della «Tecnoconsult Service» avrebbe versato 15 mila euro, circa cinquemila ogni anni (il 5 per cento del valore) per lavori nel settore della manutenzione termoidraulica. Dario Guerrieri ha raccontato di aver consegnato 15 mila euro per l’appalto di forniture per la ristrutturazione del casello autostradale di Villabona. Infine, Silvano Benetazzo, morto nel frattempo, ha riferito al pubblico ministero di aver pagato 60 mila euro, in rate da 10 o 20 mila euro, che l’imprenditore, originario di Campolongo come Brentan, ha spiegato di aver attinto da un fondo «nero» che appositamente aveva costituito. Brentan ha sempre negato di aver incassato tangenti, senza però riuscire a spiegare perché ben cinque imprenditori, almeno con due dei quali intratteneva rapporti di amicizia, lo avevano accusato. Giorgio Cecchetti

 

Appalti frazionati per evitare gare

VENEZIA – A parlare per primo di Brentan come collettore di tangenti è stato l’ingenere capo dell’Edilizia della Provincia di Venezia Claudio Carlon, arrestato lo scorso anno per corruzione, peculato e falso (ha poi chiuso con una pena di tre anni e mezzo grazie alla sua collaborazione), ma sono state le dichiarazioni dei cinque imprenditori, anche loro arrestati inizialmente per le bustarelle in Provincia, a «incastrarlo» definitivamente. Negli uffici sul Canal Grande conoscevano bene l’ex amministratore delegato della società Autostrada Venezia-Padova perché per una decina d’anni era stato assessore e proprio ai Lavori pubblici delle giunte di sinistra. Dopo essere passato negli uffici di Marghera, a sovrintendere agli appalti stradali, però, continuava a frequentare tecnici e funzionari della Provincia e gli imprenditori che monopolizzavano i lavori edili dell’ente lagunare. Incontri e cene, anche negli alberghi-casinò sull’altra sponda dell’Adriatico, durante i quali Brentan continuava ad essere indicato da tutti come «il nostro presidente». Non contento delle prove raccolte grazie alle intercettazioni telefoniche e ambientali eseguite dalla Guardia di finanza di Venezia e alle dichiarazioni degli imprenditori, che alla fine hanno patteggiato le pene per corruzione, il pubblico ministero Stefano Ancillotto ha chiesto all’avvocato e professoressa di diritto amministrativo Chiara Cacciavillani di esaminare tutta la documentazione sugli appalti sequestrata dai finanzieri negli uffici della società autostradale. La consulenza sostiene che l’ex amministratore delegato avrebbe frazionato ad arte le opere d’appaltare, in modo da non superare il limite consentito in modo da procedere senza la pubblicazione del bando di gara e in forma di assegnazione diretta. Inoltre, non avrebbe interpellato altre imprese, chiamando di volta in volta gli imprenditori con cui aveva un rapporto corruttivo. In questo modo avrebbe anche violato dal punto di vista amministrativo il corretto sistema di indire gli appalti. (g.c.)

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Gazzettino – 26 Luglio 2012

TANGENTI E AUTOSTRADE

IL PERSONAGGIO

Lino Brentan, ex politico ed ex amministratore della società autostrade Venezia-Padova

Il Pm Ancilotto aveva chiesto 4 anni e 2 mesi di reclusione

LA DIFESA «Andava assolto. Dubbi sulla sua qualifica di pubblico ufficiale»

LA SENTENZA – Il politico-manager condannato per corruzione

LA SENTENZA – Il politico-manager condannato per corruzione

Mazzata su Lino Brentan: 4 anni

Non riconosciute le attenuanti. Imposta la confisca dei beni posti sotto sequestro: 170mila euro

LA CONDANNA – Una condanna a quattro anni. Quando il giudice ha letto la sentenza nell’aula è calato il gelo. Non se l’aspettava l’ex amministratore delegato dell’Autostrada Venezia-Padova, Lino Brentan. L’accusa per Brentan, già esponente di spicco del Pd, era di corruzione in relazione a presunte mazzette che avrebbe ricevuto da alcuni imprenditori in cambio dell’assegnazione di appalti e consulenze.

LE PROVE – Il giudice Roberta Marchiori ha accolto le richieste formulate dal Pm Stefano Ancilotto (4 anni e due mesi). Le prove portate al processo sono state con tutta probabilità ritenute più che sufficienti per una condanna. Il magistrato ha negato all’imputato anche le attenuanti generiche. Inoltre è stata disposta la confisca dei beni sequestrati, per un valore di 170mila euro.

Quattro anni tondi. Quando il giudice è uscito a leggere la sentenza nell’aula è calato il gelo. Se l’aspettavano forse i difensori, non se l’aspettava l’ex amministratore delegato dell’Autostrada Venezia-Padova, Lino Brentan. L’accusa per lui era di corruzione in relazione a presunte mazzette che egli avrebbe ricevuto da alcuni imprenditori in cambio dell’assegnazione di appalti e consulenze. Arrivato come sempre impeccabile, completo gessato blu e cartella in pelle, se n’è andato mogio per la lunga gradinata della nuova sede della sezione Gip a piazzale Roma. Si è sempre dichiarato innocente. Il giudice Roberta Marchiori ha praticamente accolto le richieste formulate dal Pm Stefano Ancilotto (4 anni e due mesi). Le prove portate al processo sono state con tutta probabilità ritenute più che sufficienti a una condanna, se si pensa che il magistrato ha negato all’imputato anche le attenuanti generiche. Inoltre è stata disposta la confisca dei beni oggetto di sequestro, per un totale di circa 170mila euro. L’udienza è cominciata di buon mattino, alle 9.30, con l’intenzione di chiudere abbastanza presto poiché la discussione con la requisitoria del pubblico ministero e le arringhe degli avvocati si era tenuta la scorsa settimana. Le conclusioni, come già detto, sono state la condanna a 4 anni e 2 mesi di reclusione per la pubblica accusa mentre la difesa, sostenuta dagli avvocati Stefano Mirate e Giovanni Molin, aveva concluso per l’assoluzione. Il giudice aveva rinviato di una settimana per chiarire i dubbi sollevati dalla difesa in merito all’applicabilità della disciplina degli appalti per i fatti anteriori al 2006. Per i difensori, infatti, era necessario sentire nuovamente gli esperti per capire a quali appalti era applicabile la normativa prevista dal Testo unico sui contratti e a quali, invece, la Legge Merloni. Il consulente del pubblico ministero, la professoressa Chiara Cacciavillani, ha ribadito che il Testo unico andava applicato per le società autostradali a partire dal 2000, ben prima quindi dei fatti contestati. E, a conforto di quanto ha affermato, ha prodotto una serie di sentenze del Consiglio di Stato in materia di appalti. La difesa ha sollevato ancora una volta dubbi sulla natura stesa del reato contestato. La corruzione, infatti, presuppone un atto illecito commesso da un pubblico ufficiale (un politico, un amministratore, un dirigente) in cambio di denaro o altre utilità. L’avvocato Molin ha puntato molto sulla qualità di Brentan come incaricato di pubblico servizio, più che come pubblico ufficiale. E l’amministratore delegato di una società per azioni, quand’anche ad azionariato in maggioranza pubblico e gestore di un servizio in concessione come quello autostradale, per il legale non riveste la qualifica di pubblico ufficiale. Ormai, però, questo potrà essere uno dei motivi da opporre in sede d’appello, che i legali di Brentan hanno già annunciato di presentare una volta lette le motivazioni della sentenza. Michele Fullin

LA VICENDA

Appalti e consulenze in cambio di una percentuale

L’inchiesta era partita nel 2011 dopo lo scandalo delle tangenti all’Edilizia privata in Provincia. Funzionari e imprenditori avevano fatto alcuni nomi, tra cui quello di Lino Brentan, 64 anni, allora amministratore della società Autostrada Venezia-Padova. Nel giro di pochi giorni, nel febbraio di quest’anno, Brentan è stato raggiunto da due differenti ordinanze di custodia cautelare agli arresti domiciliari. Per il Pm Stefano Ancilotto, il sistema delle mazzette in cambio di appalti funzionava da molto tempo e i versamenti avvenivano per contanti e in corrispondenza delle feste comandate: Natale, Pasqua, e pure Ferragosto. Mazzette da 4-5mila euro a botta. L’ipotesi su cui ha lavorato la Procura è stata quella di bustarelle in cambio di consulenze e lavori affidati ricorrendo al cottimo fiduciario (già trattativa privata) in assenza dei presupposti e frazionando gli appalti per poterli assegnare in maniera diretta e del tutto discrezionale agli “amici” in cambio di una percentuale oscillante fra il 5 e il 10% sulle somme liquidate.

GLI ALTRI PROCESSI

Provincia e Comune, mano più leggera

«Non sono scontento – ha commentato l’avvocato Molin dopo la lettura della sentenza – perché poteva andare anche peggio rispetto all’impianto originario. A questi quattro anni vanno infatti tolti un anno e 6 mesi di pene coperte dal condono che riguarda tutti i reati compiuti tra il 2004 e il 2006 e altri 6 mesi già scontati. Pertanto restano solo due anni e ce la vedremo in Appello». Al temine del processo è stata chiesta anche la revoca della misura cautelare degli arresti domiciliari, ma su questo il giudice si è riservato la decisione. Che potrebbe essere presa nei prossimi due o tre giorni. Tutto sommato, è andata meglio agli imputati di casi analoghi che hanno fatto discutere in città. Ad Antonio Bertoncello, ritenuto l’imputato principale nell’inchiesta delle mazzette all’Edilizia privata in Comune, il Gip ha comminato 4 anni e 4 mesi con in più l’accusa di concussione. Tre anni e 6 mesi hanno patteggiato l’ex dirigente dell’edilizia privata della Provincia, Claudio Carlon e il suo braccio destro, Domenico Ragno.