Ogm: Clini ci prova!

A volte tornano e ci riprovano  … è il primo commento all’intervista del Ministro dell’Ambiente Clini che tenta di riaprire, sulla scorta del dibattito europeo, la questione Ogm in Italia.

In un intervista sul Corriere della Sera ha affermato che “In Italia bisogna aprire una seria riflessione che deve coinvolgere la ricerca e la produzione agricola sul ruolo dell’ingegneria genetica e di alcune possibili applicazioni degli Ogm”.

Tra l’altro utilizzando, a proposito di serietà, come esempio incroci agricoli come il riso Carnaroli o la cipolla di Tropea spacciandoli come Ogm.

Un annuncio, che come per molte altre vicende del Governo Monti, prova a riaprire una questione che ha già visto chiaramente un’opposizione generale nel paese.

Appena battuta la notizia si sono subito espresse le organizzazioni ambientaliste, del mondo agricolo e anche lo stesso Ministro dell’Agricoltura  Catania, che ha affermato “non è nell’interesse del sistema agricolo italiano, non vogliono gli Ogm nè i consumatori e nè i produttori, quindi credo che la nostra posizione debba restare negativa; questo non vuol dire che non si debba fare ricerca”. Immediata anche la presa di posizione di governatori regionali come Zaia.

Sullo sfondo della crisi generale riproporre gli Ogm significa andare nel senso di riproporre le logiche che hanno portato ad una crisi alimentare che ha dimensioni globali. Sostenere che gli Ogm possono essere utili per le produzioni agricole da utilizzare per la produzione di carburanti porta ad una idea di produzione energetica che non fa che accellerare i danni già creati nell’ambiente e dentro la crisi ambientale.

Un idea alternativa di uscita dalla crisi passa attraverso un ruolo radicalmente diverso della produzione agricola che si connette al chilometro zero, alla critica radicale del business delle multinazionali dell’agro-business.

Questo stanno affermando le reti contadine a livello internazionale saldandosi nella riflessione sulla giustizia sociale ed ambientale, che sta alla base della preparazione delle mobilitazioni in occasione del summit Rio+20 che si terra’ a Rio a giugno 2012.

Temi questi che sono quanto mai di assoluta centralità  e che peraltro sul tema specifico degli Ogm hanno già dimostrato in più occasioni la contrarietà dei cittadini italiani, come peraltro si è visto in occasione delle iniziative di disobbedienza alla coltivazione abusiva di Ogm in Friuli.

“Ogm No Grazie!” è una delle battaglie a livello globale e locale che segnano la costruzione di una pratica ed un immaginario di un nuovo comune, per la giustizia sociale ed ambientale contro la mercificazione della vita e della natura ed in difesa dei beni comuni.

Da Globalproject

Da Il Manifesto 16 marzo 2012

Nè inchini nè inClini agli OGM

Nel suo andamento carsico, la vicenda Ogm è tornata recentemente alla ribalta grazie a un rilancio danese sul tavolo del Consiglio Europeo Ambiente e alle temerarie posizioni del ministro Clini. Tema in discussione, la coltivazione di varietà transgeniche nei sistemi agrari del continente e le prerogative – vere o presunte – dei Paesi membri dell’Unione di vietarne la semina.

Aveva riaperto le danze due anni fa il presidente della Commissione Europea Barroso quando, per cercare di sbloccare l’empasse del sistema autorizzativo per Ogm destinati alla coltivazione, aveva avanzato la proposta di ammettere divieti nazionali, seppure a determinate condizioni. Gli Ogm rappresentano infatti in Europa una questione di forte sensibilità pubblica rendendo i governi riluttanti ad aprir loro le porte e la Commissione Europea, che regolamenti alla mano può dire l’ultima parola sulla loro approvazione, timorosa sul via libera, almeno per la semina.

Lo stallo si trascina da anni, con la sola autorizzazione alla coltivazione di una patata transgenica destinata all’industria di carta e colle, approvata dalla Commissione dopo lunghi contenziosi e piantata in una manciata di ettari nelle sole Svezia e Germania. Serviva dunque una spallata e il governo danese, nel corso della sua presidenza di turno dell’Unione e di concerto con Bruxelles, ha provato il gioco delle tre carte: ammettere divieti totali o parziali dei singoli Stati, ma caso per caso e previa negoziazione con la multinazionale di turno (un’aberrazione giuridica: una transazione tra uno Stato e un’impresa, dove non sarebbe neanche chiara la contropartita) e senza poter invocare motivazioni di carattere ambientale, verosimilmente le più consistenti data la diversità di contesti ecologici europei.Al gioco delle tre carte partecipano di solito il mazziere, dei complici e il pollo da fare fesso. Identificato il mazziere e in flagrante assenza dei fessi, vista l’alzata di scudi di agricoltori, ambientalisti e consumatori, ha destato scalpore in Italia la posizione del ministro Clini che da Bruxelles rendeva noto il suo favore alla proposta danese. Non proprio un coming out, visto che all’epoca del suo insediamento come Ministro aveva già plaudito all’ingegneria genetica, ma stupiva la decisione di farsi interprete al tavolo europeo di una disponibilità del nostro Paese. Un atto vano, comunque, visto che non si è raggiunta alcuna mediazione per l’ostinata contrarietà di diversi governi, tra difensori dell’Ogm-free e paladini del mercato unico e della libera circolazione delle merci in seno all’Unione.L’inutile sacrificio richiedeva forse un’orgogliosa rivendicazione e la tribuna offerta da un’intervista al Corriere della Sera ha consentito al Ministro di ostentare fiducia verso «i molti benefici che può portare l’ingegneria genetica», e di ritenere infondati i timori che questa possa «snaturare i nostri prodotti tipici». Che anzi ne trarrebbero un salvifico vantaggio, tanto che bisogna rilanciare la ricerca nel settore, pur non essendo questa materia di sua competenza. Come dire: si punta forte su una carta senza vedere, tanto si vince comunque.

Chi al gioco delle tre carte sembra non voler partecipare è invece il ministro dell’agricoltura Catania che, nel corso di una conferenza stampa al cospetto della Commissaria Europea alla Pesca, ha criticato Clini per aver espresso favore all’introduzione di Ogm nell’agricoltura italiana.Ambiente e sistemi agrari sono le due principali aree di impatto degli Ogm e i rispettivi ministri, tecnici o politici che siano, dovrebbero dimostrare non solo unità di intenti, ma soprattutto di avere a cuore la tutela del proprio settore di competenza e l’interesse della collettività. Che in Italia e in Europa ha costantemente espresso ostilità all’introduzione del transgenico nei campi e nei piatti.P.s.

Se poi il Ministro Clini ci tenesse proprio alla ricerca agricola, perché non si adopera per ripristinare il fondo del 2% di prelievo sulle vendite di pesticidi a favore della ricerca in agricoltura biologica, da troppi anni ormai perso nelle nebbie e nei silenzi di fronte alle relative interrogazioni parlamentari?

Luca Colombo, segretario della Fondazione per la Ricerca in Agricoltura biologica e biodinamica (Firab)