Discariche illegali: l ‘Ue incrimina i rifiuti d’Italia

La Commissione europea ha aperto una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia per violazione delle norme comunitarie in tema di discariche di rifiuti. Dai dati in possesso dell’Organismo comunitario emerge infatti che 102 discariche (di cui 3 di rifiuti pericolosi), site in 14 regioni del territorio nazionale, non rispettano i requisiti di cui alla direttiva 1999/31/CE del 26 aprile 1999. Tale situazione, se confermata, violerebbe l’art. 14 della citata direttiva, che obbligava gli Stati membri a dismettere tutte le discariche che al 16 luglio 2009 non fossero state conformi alle prescrizioni della suddetta normativa comunitaria. L’infrazione, dalla quale potrebbero derivare sanzioni milionarie, appare tanto più grave ove si consideri che la direttiva 1999/31/CE è stata recepita nell’ordinamento italiano con D.L.vo 13 gennaio 2003, n. 36, ed il principio di cui all’art. 14 della direttiva 31 è stato puntualmente riportato nell’art. 17 del provvedimento di recepimento.

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Aperta la procedura di infrazione europea: oltre cento siti dovrebbero essere chiusi

Proprio ora che l’Italia e la Campania stavano facendo i salti mortali per mettersi in regola e non incappare nella maximulta da 515mila euro al giorno, arriva un’altra stangata. Bruxelles ha messo in mora il nostro paese perché ben 102 discariche non sono a norma con le direttive comunitarie del ’99. Un bella sorpresa. Soprattutto nei confronti di quella politica, leghista e non solo, che parlava dell’emergenza napoletana con distanza, rifiutando di dare solidarietà nei periodi di crisi alla città incapace di uscirne da sola. Napoli è ormai fuori dall’emergenza, ma a tutt’oggi il comune è costretto a esportare, con le navi cargo, l’immondizia in Olanda.

Adesso però si scopre che a non essere in regola sono altre 13 regioni, e non si fa eccezione tra nord, centro o sud: si tratta di Piemonte, Lombardia, Liguria, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Marche, Umbria, Molise, Abruzzo, Puglia, Basilicata, Calabria e Sardegna. E come la si voglia mettere bisognerà essere un po’ tutti più solidali per rivedere i sistemi di smaltimento.
La storia di come si è arrivati alla messa in mora è un po’ tortuosa e parte dal 2009 quando, in base alla direttiva comunitaria, sono stati indicati al governo italiano i siti che avrebbero avuto bisogno di essere adeguati, oppure di chiudere. Erano 187, di questi 85 sono stati «aggiustati» o dismessi, gli altri hanno continuato a essere utilizzati come se niente fosse, e tre di queste discariche – in tre regioni diverse – contengono addirittura rifiuti pericolosi.
Con la lettera inviata ieri al governo, l’Ue ha suonato il campanello d’allarme, visto che questa è la prima tappa della procedura d’infrazione al trattato. Poi c’è il parere motivato e infine se l’Italia non si dovesse uniformare arriverebbe il deferimento alla Corte di giustizia europea. Che significa la probabilità di multe salatissime.
«E’ uno stimolo ad aumentare e rafforzare la raccolta differenziata – ha detto il ministro per l’ambiente Corrado Clini – e ad aumentare la quota di recupero energetico dai rifiuti. Bisogna lavorare in questa direzione perché le discariche da anni non sono più identificate come una soluzione per la gestione dei rifiuti». Peccato però che i buoni propositi per diminuire le discariche non valgano per la Campania, dove il commissario di governo Vardè ha messo su carta otto nuovi siti dislocati sul territorio, prevedendo di aumentare da 700mila a un milione le tonnellate di rifiuti che finiscono nelle magapattumiere. Per questo molte popolazioni sono sul piede di guerra, tra cui i comuni di Pozzuoli e Quarto che si oppongono alla discarica del Castagnaro. «E’ una zona stupenda dal punto di vista naturalistico. Sono dunque convinto – ha detto il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris – che questo progetto vada contrastato e sono vicino ai cittadini che stanno lottando per evitare l’ennesimo scempio ambientale che comprometterebbe il territorio e la salute dei suoi abitanti. Mi auguro che la regione e la provincia si convincano della necessità di porre uno stop a questo progetto ingiusto».
Proprio lo scorso 25 gennaio Clini era volato a Bruxelles con in mano questo «progetto ingiusto» che prevede tra l’altro anche la costruzione di ben quattro inceneritori, tutti invisi dai residenti se si eccettua quello di Salerno. Ma forse proprio per il piano che le popolazioni locali vedono come un’imposizione calata dall’alto (e sono pronti a battagliere come hanno fatto negli ultimi dieci anni) pare che comunque l’Ue non si fidi dell’Italia.
Ieri il commissario per l’ambiente dell’Unione, James Potocnic, ha allungato il tiro guardando all’intero sistema paese per lo smaltimento dei rifiuti. In particolare nel mirino sarebbe finito il Piemonte, ma in ognuna delle 14 regioni indicate come inadempienti ci sono siti da mettere a norma. Così sull’argomento alza la voce anche il Pd attaccando la scarsa pianificazione del governo Berlusconi e chiedendo a Clini, tramite Raffaella Mariani, capogruppo democratico in commissione, di «procedere rapidamente per arrivare ad una soluzione definitiva in accordo con le Regioni». Sostanzialmente sulla stessa linea Nicolò Rinaldi, capo delegazione dell’Idv al parlamento europeo, che chiede l’istituzione di un tavolo nazionale. «Solo in Italia – ha detto Rinaldi – esiste questo problema. Occorre fare buon uso delle migliori pratiche europee che puntano su molteplici centri di trattamento per ridurre l’impatto ambientale, i costi di gestione e di trasporto». In ogni caso il nostro paese ha solo due mesi di tempo per rispondere.

di Francesca Pilla

Tratto da Il Manifesto  del 28 febbraio 2012