Brasile, le Guerreiras da Floresta contro Bolsonaro

Una storia di emancipazione, coraggio e lotta delle donne Guajajara del Maranhão

Mentre in Brasile, a due settimane dall’insediamento del presidente neofascista Jair Bolsonaro  si contano già almeno 19 indios morti nei tentativi dei fazendeiros di appropriarsi delle terre indigene, le organizzazioni degli indios si stanno preparando a una guerra legale e sul terreno contro il governo di estrema destra al servizio della Bancada Ruralista e delle multinazionali energetiche e minerarie.

E c’è qualcuno che di questa lotta sul terreno ha già una grande esperienza, come  le Guerreiras da Floresta capeggiate da Marcilene Guajajara, coordinatrice della Coordenação das Organizações e Articulações dos Povos Indígenas do Maranhão (Coapima) che ha detto ad Amazônia Real. «La Mata (la foresta, ndr) per noi è come se fosse la nostra vita. La proteggiamo come la nostra madre, Dipendiamo da lei per mantenere le nostre tradizioni culturali»

Con in testa il copricapo, la Guajajara ha molto chiara l’importanza della tutela del territorio per i popoli indigeni e per questo ha contribuito a fondare le Guerriere  della Foresta, un gruppo di donne che agiscono in difesa dell’ambiente nel villaggio Maçaranduba, nella Terra Indigena (TI) di Caru nello stato del Maranhão

«Abbiamo una missione molto importante. Stiamo mostrando la forza della donna negli spazi del potere. E, insieme, possiamo unirci alla lotta per proteggere il nostro territorio, dimostrando che possiamo essere protagoniste della nostra storia«, dice la coordinatrice del Coapima.

Le Guerreiras da Floresta difendono la Terra Indigena Caru, dove vivono i popoli Guajajara e Awá Guajá,  che si estende si 173.000 ettari ed è stata istituita nel 1982, una battaglia iniziata da ani dai che è stata affrontata per anni dai Guardiões da Floresta, un gruppo di uomini armati diventati famosi in tutto il Paese per aver difeso il territorio indigeno da boscaioli e minatori abusivi.

Nel 2014 si è formato un gruppo di Guerreiras da Floresta, formato da 32 donne del popolo Guajajara, che punta a rafforzare la lotta in difesa della Madre Terra e del fiume Pindaré che attraversa il villaggio di Maçaranduba, considerato sacro dagli indios.

All’inizio, i guerrieri maschi avevano grandi difficoltà ad accettare che delle donne prendessero decisioni riguardanti i villaggio, ma le Guerreiras, con grande impegno e coraggio, sono riuscite a inserirsi negli spazi di discussione all’interno della comunità. Dona Raimunda, che fa parte del gruppo da 5 anni, spiega ad Amazônia Real che «Rappresentando l’emancipazione delle donne indigene, abbiamo affrontato molti ostacoli, come la mancanza di attrezzature e strumenti per collaborare con i guardiani, All’inizio per noi è stato difficile. Portavamo il cibo in una sacca sulla schiena, camminavamo fino alla fine, scavavamo un pozzo per fare il bagno e bere l’acqua, ma non ci siamo mai arrese, perché difendere le nostre foreste, i nostri frutti, i nostri combattenti, era sempre la nostra missione. La foresta per noi è sacra e tutto ciò di cui abbiamo bisogno si trova in lei».

Nei 16 villaggi della Terra indigena dei Caru i guerrieri della foresta non stanno mai fermi: devono difendersi dagli invasori che vengono dai tre municipi che circondano la terra indigena: Alto Alegre do Pindaré, Bom Jardim e São João do Caru, e le donne vanno nelle scuole per parlare dell’importanza della foresta per le popolazioni indigene, spiegando come verrebbe danneggiata se i non-indios continuassero ad entrare nel loro territorio e distruggere la loro ricchezza naturale. E’ stato così che la gente ha capito l’importanza di preservare le terre e la cultura del popolo di Guajajara e ha cominciato a rispettarne le tradizioni culturali. Grazie a questo e alle azioni dei  guardiani, lo sfruttamento illegale delle risorse del territorio indigeno stava diminuendo.

Poi c’è stato il golpe istituzionale contro la presidente brasiliana Dilma Rousseff ed è cambiato tutto in peggio: nel 2017, il Maranhão ha subito la peggiore stagioni degli incendi in 6 anni, con ben 18.000 focolai e anche le terre indigene sono state colpite e i guardiani e le guardiane della foresta si sono trasformati in agenti antincendio attraverso un capillare controllo del territorio.

Amazônia Real sottolinea che «Quando le guerriere vanno in missione e trovano boscaioli o cacciatori all’interno della loro terra, spiegano loro l’importanza della natura per la vita degli indios e chiedono loro di non entrare più nella foresta. Rosilene Guajajara, che fa anche parte delle Guerreiras da Floresta  sottolinea che «Qualsiasi oggetto che possa minacciare la natura viene rimosso senza alcun tipo di aggressione. Il territorio in cui viviamo è ad uso esclusivo delle popolazioni indigene. Nessuna persona può venire [qui] ed entrare per sfruttare le ricchezze che la terra possiede. Quando siamo in missione e troviamo qualcuno che disbosca il nostro spazio sacro, prendiamo gli oggetti che vengono usati per abbattere il legname e li avvertiamo che non si ripeta: tutto viene fatto con il dialogo, senza alcun tipo di aggressione».

I guerrieri maschi usano anche mezzi più spicci e sono arrivati allo scontro armato con i boscaioli abusivi e hanno appiccato incendi ai loro accampamenti e ai mezzi per trasportare il legname.

Le guerreiras stanno pianificando di tenere tre seminari di integrazione nei villaggi, per parlare soprattutto dell’importanza del fiume per la comunità e sono convinte che sia necessario che il loro popolo debba essere consapevole della necessità di preservare la foresta e aiutare a mantenere vivo il fiume, «perché ritengono che non sia sufficiente per gli indigeni agire in difesa di quel territorio. Il fiume pulito e protetto farà bene a tutti».

Due mesi fa, i guerrieri e le guerriere della foresta hanno eradicato piantagioni di marijuana coltivate da non indigene che avevano piantato l’erba per venderla al di fuori dello Stato. I guerrieri e le guerriere hanno raso al suolo l’intera piantagione e hanno dato fuoco a tutto e continuano a chiedere alle autorità brasiliane di indagare sul caso.

Cícera Guajajara parla dell’importanza del lavoro di protezione della terra per i bambini: «La prima cosa per essere un guerriero è avere amore per il tuo territorio, per la tua comunità e per la causa, perché questa lotta non è facile. Parliamo sempre con i nostri anziani che rispettiamo. Prima di ogni missione, ascoltiamo sempre il nostro cacique, che è un grande leader e che ha combattuto contro l’invasione dei taglialegna nella nostra terra e in tutta la regione. Tutta questa lotta è per i nostri figli e la nostra gioventù. Quando non avremo più forza, loro [continueranno questo lavoro di protezione della nostra madre terra. Quando usciamo di casa per un’azione, abbiamo sempre il pensiero rivolto a ciò che troveranno in futuro. Quando andiamo nella foresta compriamo cibo da lasciare a casa per i nostri figli e ce ne andiamo con un senso di pericolo, non conoscendo i rischi che ci attendono. Non sapremo se ritorneremo a casa».

Oggi, dopo molte battaglie e il coraggio dimostrato, il lavoro delle guerreiras viene riconosciuto da tutte le comunità indigene e sono un esempio per le donne indie del Maranhão e degli altri Stati del Brasile. Hanno mezzi di trasporto, attrezzature e la protezione di cui hanno bisogno per lavorare sul campo.

Paulinha Guajajara che cura la comunicazione delle Guerreiras da Floresta è armata di una macchina fotografica e di un drone e fregistra tutto ciò che accade durante le loro azioni: «E’ moito bello fotografare e filmare tutto ciò che troviamo sulla strada, così quando torniamo al nostro villaggio, mostriamo a tutti i leader come è la nostra foresta, quanto siamo stati deforestanti. E così sanno anche come è il nostro lavoro quando siamo in missione».

E, pensando alle minacce di Bolsonaro e della sua cricca agli indios che difendono la foresta amazzonica, Amazônia Real conclude: «La foresta è essenziale per la vita delle popolazioni indigene e per l’intero pianeta. E’ per questo che sopravviviamo ancora oggi, perché garantisce l’aria pulita che respiriamo; l’acqua che beviamo, ed è la nostra fonte di ricchezza. Pertanto, la resistenza delle popolazioni indigene continua, perché salvare il poco di verde che hanno ancora nei loro territori è una missione che sono disposti ad affrontare. Così, continuano a combattere e insegnano alla nuova generazione come integrarsi in questa lotta, in modo che la terra sia preservata per tutti, coinvolgendo i bambini indigeni, bianchi e neri perché diventino alleati in questa lotta».

Tratto da GreenReport

 

 

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