Le cantonate di Cantone – Ambiente Venezia

Associazione Ambiente Venezia – Sono rimasto sconcertato dalle parole del dott. R. Cantone, Presidente dell’Autorità Anticorruzione, nell’intervista a Luca Chianca durante la trasmissione “Alto Mare” di Report, andata in onda su RAI3 lunedì scorso 22.05.

Ha dichiarato di credere che certamente il Mose proteggerà P.zza San Marco dall’acqua alta, ma in realtà di non sapere se funzioneranno o meno le paratie e che l’Anticorruzione non si è occupata e non si occupa, dal punto di vista tecnico, del Mose, ma solo degli aspetti corruttivi del sistema.
In sostanza il Consorzio Venezia Nuova è stato commissariato per finire l’opera, ma che l’opera funzioni o meno l’Anticorruzione non se ne occupa.
In realtà sappiamo (ma Cantone no) che il Mose non proteggerà San Marco dalle acque medio alte. La quota di progetto per la chiusura delle paratie è 110 cm. sul livello medio del mare, mentre P.zza San Marco va sotto già a 80 cm. sul l.m.m e l’area del nartece della basilica addirittura a 65 cm sul l.m.m..
Se le paratie fossero messe in funzione agli 80 cm sul l.m.m sarebbe la morte del Porto e la morte biologica della Laguna, senza ricambio idrico per mesi.
Ma non è questo il punto.

L’inchiesta giudiziaria sul sistema Mose ha messo in evidenza che non si tratta solo di un caso di corruzione, anche se il più grave in assoluto nel nostro Paese (altro che tangentopoli degli anni ’90 o “Roma Capitale”, qui il maltolto ammonta ad un miliardo di euro sul oltre 5).
Tangenti, dazioni, fondi neri servivano non per ottenere appalti, visto il regime di monopolio costituito dalla concessione unica assegnata al C.V.N. per legge, ma per oliare il sistema, costruire il consenso, per avere le autorizzazioni tecniche ed amministrative per un progetto il più costoso, il più impattante sull’ambiente, con manutenzione milionaria e con tanti e tali criticità che innumerevoli sono i dubbi sul suo funzionamento.
Alberto Vitucci, intervistato nella stessa trasmissione, ne ha elencati qualcuna di queste criticità, io aggiungo la questione della instabilità dinamica delle paratoie: in certe condizioni meteo marine le paratoie vanno in risonanza e quindi viene vanificato l’effetto diga (aspetto certificato da una perizia della società francese Principia, di cui il CVN e il Presidente del Magistrato alle Acque dell’epoca – al soldo del CVN – non ne ha mai tenuto conto).

Se a fine lavori (se mai ci sarà) il sistema, oltre alla manutenzione continua da oltre 30 milioni di € l’anno, come indicano le ultime stime, dovesse far cilecca una volta si e una volta no chi pagherà i danni?
Perché, nonostante il commissariamento del C.V.N continua tutto come prima? A parte la sistemazione contabile ed amministrativa e a qualche gara d’appalto per le ultime lavorazioni? Tutto come prima, compreso il 12 % di oneri di concessione per il CVN su ogni lavoro: in pratica una tangente legalizzata.
Perché i commissari del C.V.N. non hanno istituito una autorità tecnico/scientifica indipendente che verificasse tutte le criticità del Mose, già evidenziate dalla Valutazione di Impatto Ambientale negativa del 1998, così come tutte le associazioni ambientaliste hanno ripetutamente richiesto?

Stefano Micheletti
Associazione Ambiente Venezia

 

 

link della trasmissione Rai Alto Mare – Report

 

Un commento della professoressa Andreina Zitelli

Andrebbe Aggiunta la cosa più importante: tutte le disfunzioni e criticità erano state previste nel Parere negaivo della Commissione VIA del 1998. Parere ancora valido e riconosciuto dalla Commissione Europea.
Nell’ agosto 2015 io con Carlo Giacomini, ho incontrato a Marghera il dott. Cantone che stava apprestandosi a preparare il dispositivo di commissariamento del ÇVN. In quell’occasione spiegammo come la questione della corrutela non poteva essere vista come limitata agli aspetti pecuniari ma che l’ intero progetto doveva essere sottoposto a una revisione tecnica in quanto la corruzione era servita a distribuire prebende ma anche a far avanzare – con le opportune approvazioni – un progetto viziato da molti difetti progettuali e concettuali e da criticità intrinseche di funzionamento e di gestione.
Cantone rispose che doveva vedere quale era il mandato che avrebbe avuto, forse non era il suo Ufficio a doversi incaricare degli aspetti tecnici. Çmq non siamo stati ascoltati e procedere per giungere comunque alla conclusione del MOSE, senza ripensare allo spropositato costo risi alle incertezze, alle criticità e alle limitazioni operative rimane una decisione irresponsabile.

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