Francia – la compagnia grandi navi Carnival condannata per inquinamento atmosferico

Per la prima volta in Francia la più grande compagnia di navi da crociera, Carnival,  è stata riconosciuta da Tribunale di Marsiglia responsabile di emissione di agenti inquinanti che infrangono le norme europee

di Marina Nebbiolo – In Francia, come in Italia, a Venezia , i comitati No-grandi navi, si attivano senza tregua per contrastare il trasporto turistico devastatore e fortemente inquinante per la popolazione, in particolare nelle delle aree portuali e limitrofe. Nel caso marsigliese, il capitano dell’Azura, una grande nave da crociera che faceva scalo dalla scorsa primavera, è stato condannato a 100 000 euro di multa e che l’armatora dovrà pagare l’80% delal somma. Certo sembra ridicolo di fronte alle somme milionarie e ai miliardi investiti in questo modello economico suicidario.

Il 26 novembre, il gruppo Carnival è stato condannato per “utilizzo, con una nave in mare territoriale, di combustibile il cui tasso di zolfo è superiore alle norme anti-inquinamento atmosferico autorizzate“. La nave da crociera era stata controllata il 28 marzo dal Centro di sicurezza navale durante uno degli scali nel porto di Marsiglia. L’ispezione aveva constatato che veniva utilizzato un carburante che contiene l’ 1,68% superiore al limite autorizzato (1,5 %). La decisione del tribunale era attesa perché Marsiglia dovrebbe accogliere 530 scali nel 2019, ed è al primo posto degli scali nel Mediterraneo con 2 milioni di passeggeri prvisti per il 2020.

L’Azura fa parte di quelle flotte di giganti con migliaia di cabine su centinaia di metri galleggianti che invadono e colonizzano il mare vomitando flussi continui di turisti e di fumi intossicanti, un grave pericolo per l’abitato e per la salute dei cittadini.  Durante il processo dell’8 ottobre, il procuratore della Repubblica, Franck Lagier, aveva sottolineato quanto “il mercato crocieristico in piena espansione, in particolare nel Mediterraneo, stia generando dei danni sempre più gravi” ed aveva accusato l’armatore “di economizzare e fare profitti a scapito della salute, sui polmoni di ogni persona, in un contesto problematico di inquinamento atmosferico provocato in parte dalle navi da crociera“.

Infatti più il tasso di zolfo nel carburante è alto, meno costa: la grande nave era partita da Barcellona con un pieno che conteneva 1,75 % di zolfo ( con 1, 72% il costo è di 379 dollari/ tonnellata), mentre si pagano 614 dollari per un carburante più raffinato (0,09 %), questi dettagli per dire che ad ogni scalo le compagnie di crociera risparmiano, cioé guadagano altre centinaia di migliaia di euro con carburante tossico. Le grandi navi utilizzano un carburante molto pesante per aumentare ulteriormente i profitti delle compagnie crocieristiche  producendo emanazioni estremamente (1500 volte) più tossiche del gasolio comune. In media il consumo è di 2000 litri ogni ora in mare e 700 in porto, cioé l’inquinamento prodotto di un milione di automezzi per ogni grande nave.

Sempre secondo l’analisi del “caso” Azura, l’Università di Rostock ha reso pubblica un’ampia e approfondita ricerca sulle emissioni da trasporto marittimo, secondo il rapporto presentato al processo sarebbero responsabili, ogni anno in Europa, di 60 000 mila morti premature e costerebbero 58 miliardi di spese sanitarie solo per malattie respiratorie e cardio-vascolari, senza il calcolo degli agenti potenzialmente cancerogeni. Infatti l’ossido di azoto – secondo i dati di questa ricerca – accelera la formazione di particelle fini e ultrafini, le più pericolose in assoluto per la salute. Queste prove hanno costretto l’Organizzazione marittima internazionale a rendere le norme contro l’inquinamento atmosferico più rigorose a partire dal 2020, con un tasso di zolfo autorizzato allo 0,5% per ogni tipo di nave.

Francia Natura Ambiente, parte civile contro Azura e Carnival, aveva segnalato un inquinamento 100 volte maggiore nella zona del porto (che è molto vasta)  rispetto ad altre zone della città a Marsiglia, all’annucio della condanna si augura che quasta diventi un “segnale per tutti gli inquinatori. Il fatto che la responsabilità dell’armatore sia messa in causa forse metterà fine all’impunità e costringerà a trovare soluzioni tecnologiche per smettere di inquinare”, questo per quanto riguarda la salute (vedi link link).

Ma l’ingiustizia non si esaurisce con il limite al tasso di zolfo nel carburante, oltre all’imposizione e al rispetto delle SECA (Sulphur Emission Control Area) esistenti nella Manica, nel mare del Nord e nel mar Baltico, che obbligano il trasporto marittimo ad utilizzare un carburante che non può superare lo 0,1% in tutto il Mediterraneo, la battaglia contro l’economia del turismo predatorio continua anche a Marsiglia (vedi link).

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