Le Climate Defense Units bloccano la Miteni. Intervento della celere per sgomberare

Tornano in azione le Climate Defense Units, per la difesa della salute e dell’acqua inquinata dai PFAS. Questa mattina gli angry animals hanno bloccato l’entrata della Miteni di Trissino, l’azienda responsabile dell’inquinamento delle acque dalle sostanze perfluoroalchiliche. Seduti per terra, davanti ai cancelli della fabbrica, hanno impedito l’ingresso delle persone e dei mezzi per rivendicare «l’immediato sequestro dell’impianto di produzione di morte».

Nel corso dell’iniziativa è giunta anche la solidarietà dei “genitori attivi contro i Pfas” di Brendola, che si sono uniti agli attivisti ed alle attiviste. Dopo diverse ore di blocco è intervenuta la celere, che ha sgomberato il blocco degli attivisti seduti a terra, trascinandoli con forza lontano dai cancelli della fabbrica.

La Miteni ha provocato nei decenni migliaia di morti e di ammalati inquinando una falda acquifera che fornisce le risorse idriche a 350 mila persone, avvelenando l’acqua dei rubinetti, ma anche la produzione agricola e di conseguenza anche il cibo è stato contaminato. Si tratta di un vero e proprio biocidio, che coinvolge non solo la provincia di Vicenza, ma gran parte del Veneto. Con l’azione di oggi gli attivisti chiedono l’immediato sequestro della fabbrica e la ricollocazione dei lavoratori nella bonifica dell’area.

«E’ necessario che la fabbrica paghi la completa bonifica dei terreni e l’approvvigionamento dell’acqua sicura; ricordando che non è ammissibile che i cittadini stessi che per decenni hanno subito i danni della produzione dei Pfas paghino la bonifica». Come terza e ultima richiesta gli angry animals rilanciano la salvaguardia e il ricollocamento di tutti i lavoratori della Miteni in seguito al processo di bonifica dell’impianto.

Sulla vicenda dei Pfas e il conseguente inquinamento che ne è derivato c’è una corresponsabilità ormai acclarata tra Miteni e Regione Veneto. Quest’ultima ha taciuto per anni su una questione così grave, nonostante fin dal 2013 fosse stata avvertita dallo stesso Ministero della Salute.

La pressione del forte movimento contro i Pfas e l’avvelenamento delle acque in Veneto – attivo da circa un anno – ha determinato però un cambio di rotta degli stessi attori in campo, che per puri scopi propagandistici ed elettorali, sbandierano oggi come un grande risultato il fatto di aver messo dei filtri ed aver azzerato il livello delle sostanze perfluoroarchiliche. Va però ricordato che già alcuni anni fa erano già stati messi dei filtri rivelatisi inefficaci, secondo informazioni fornite dalla stessa Commissione ecomafie. A conti fatti il dato più grave è il colpevole silenzio che ha causato la morte di 1250 persone in trent’anni per patologie legate ai Pfas e tante altre che hanno valori altissimi nel sangue e che sono a rischio di potenziali malattie per il futuro, compresi i bambini.

Inoltre rimane il problema della catena alimentare e delle analisi del sangue di tutti i cittadini delle zone inquinate, in quanto la sostanza si accumula nel tempo e non viene metabolizzata dagli organismi umani. Le Climate Defense Units chiariscono i due fronti della lotta: contro la multinazionale Miteni e contro la Regione Veneto.

L’iniziativa vuole anche lanciare la partecipazione alle giornate del 4 e 5 novembre a Bonn, promosse da Ende Gelände, contro una delle miniere di carbone più grandi d’Europa. La mobilitazione internazionale ha come obiettivo quello di lottare dal basso contro il climate change e precede COP23, che si svolge proprio nell’ex capitale della Germania Occidentale. Le Climate Defense Units già da tempo hanno assunto queste giornate come centrali nella costruzione di un movimento che lotti pretenda in maniera radicale una giustizia climatica ed ambientale, sia a livello locale che globale. Per questo hanno lanciato pubblicamente degli autobus da tutto il Nord-Est.

Tratto da Global Project

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