Basta vel-Eni!

“Se credete ora
Che tutto sia come prima
Perché avete votato ancora
La sicurezza, la disciplina
Convinti di allontanare
La paura di cambiare
Verremo ancora alle vostre porte
E grideremo ancora più forte
Per quanto voi vi crediate assolti
Siete per sempre coinvolti”

Fabrizio De Andrè

In nome della giustizia climatica e contro le grandi opere inutili ci sono state in Italia ed in Europa grandi mobilitazioni moltitudinarie, con centinaia di migliaia di persone. Dai vari comitati, movimenti e la novità di Fridays for Future un coro polifonico si è levato dalle strade e dalle piazze: cambiare il sistema, non il clima, per una rapida fuoriuscita da un modo di produzione che sta portando il mondo verso la catastrofe e la distruzione della vita nel nostro Pianeta, in nome del profitto, della speculazione e della rendita finanziaria. Dalla manifestazione dei 100000 a Roma del 23 marzo si è avviato un percorso importante e ricco di enormi potenzialità: la necessità, il bisogno, il desiderio di superare le divisioni, parzialità, localismi per la costruzione di un grande movimento unitario, ritrovare un linguaggio comune pur nelle differenze, la forza e la potenza della “comunanza”, l’agire in comune e di concerto, il “pensare globalmente, agire localmente “. Una scommessa avvincente, che nell’assemblea di Ancona dell’11 maggio si è materializzata in proposte pratiche ed organizzative, una serie di azioni comunicative e dirette lungo tutta la riviera adriatica previste per il 20 luglio, da sud a nord, nelle spiagge, lungo il mare, per dire No alle trivelle, ai gasdotti, alla devastazione dei nostri territori, all’esproprio dei beni comuni, ambiente, paesaggio, qualità della vita. Fuori dal fossile, per un altro concetto di sviluppo, di energia alternativa, di un nuovo rapporto dell’uomo con l’uomo e dell’uomo con la natura, fuori dal giogo soffocante dell’impero delle multinazionali “estrattiviste” e di rapina, del capitale finanziario e dei governi complici. ENI è il simbolo di tutto ciò, anche se tenta di rifarsi il look con qualche pennellata di riformismo green, dopo essere stato la causa principale del disastro ambientale in Nigeria, della devastazione delle foreste in Malesia ed Indonesia per le monocolture da cui estrarre l’olio di palma per la bio-masse .La nuova carta strategica di Eni punta, oltre che sul petrolio, sull’estrazione di gas che  riguarda direttamente i nostri territori. A questi arroganti padroni neo-colonialisti non manca proprio niente: carbone, gas, petrolio e sono uno dei principali esempi dell’utilizzo del fossile, causa non solo dei mutamenti climatici che minacciano la terra e la vita, ma anche di quell’ “apartheid climatico” che già sta costringendo e costringerà sempre di più milioni di esseri umani alla fuga ed a migrazioni di massa per mancanza di risorse e possibilità di vita. Un deserto che avanza! Resistere e bloccare tutto ciò è non solo un diritto, ma un dovere etico e politico. Indignarsi non basta: organizziamoci per agire dal basso, nelle forme e nei modi delle assemblee permanenti, della discussione e delle comunicazione, nella democrazia diretta, nelle decisioni collettive e condivise. Il 20 Luglio sarà una giornata di iniziative coordinate lungo tutta la riviera adriatica, da Sud a Nord, comunicative, simboliche, di azione diretta, dove ogni singola esperienza si mette in gioco con modalità proprie, ma dentro un orizzonte comune ed obiettivi condivisi. Bloccare le Multinazionali di esproprio e di rapina! Costringere le amministrazioni locali ed il governo nazionale a dichiarare lo stato di emergenza climatica ed agire fin da subito in questo senso!

Dal 4-8 settembre si terrà il Venice Climate Camp al lido di Venezia, durante la mostra del cinema: questo evento sta assumendo sempre di più caratteristiche non solo nazionali, ma internazionali, con la presenza di molti movimenti europei. E’ un’occasione per ritrovarci tutti/e assieme, fare un bilancio e rilanciare le lotte, con maggior forza e potenza! Siamo tutti coinvolti.

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