DUECENTO MILIONI DI MIGRANTI CLIMATICI: NON è FANTASCIENZA, MA IL FUTURO – GLI STATI GENERALI

Il disastro che colpisce i nostri mari, con la strage dei migranti morti nel tentativo di raggiungere le nostre coste, viene trattato come se fosse solo un problema di protezione delle nostre frontiere. Se avessimo un reale interesse per queste genti, la tragedia del Canale di Sicilia ci dovrebbe fa

di Veronica Caciagli – Il disastro che colpisce i nostri mari, con la strage dei migranti morti nel tentativo di raggiungere le nostre coste, viene trattato come se fosse solo un problema di protezione delle nostre frontiere. Se avessimo un reale interesse per queste genti, la tragedia del Canale di Sicilia ci dovrebbe far riflettere anche sulle cause che spingono folle di disperati a lasciare i propri Paesi di origine, per imbarcarsi in viaggi che si trasformano troppo spesso in atroci incubi. Purtroppo nemmeno in questi giorni crudeli si parla delle interdipendenze tra questioni ambientali, giustizia climatica e migranti.

In effetti, le interdipendenze tra ambiente, cambiamenti climatici e migrazioni sono difficili da valutare nei termini numerici. Infatti le conseguenze del surriscaldamento del Pianeta, come le tempeste, le siccità e le inondazioni, agiscono come un fattore di stress che, in aree già provate da povertà e instabilità politica, portano a inasprire le condizioni delle popolazioni, aprendo la strada alla necessità di lasciare le proprie terre. I cambiamenti climatici infatti hanno conseguenze proporzionalmente maggiori proprio verso coloro che poco o nulla hanno contribuito alle emissioni di gas serra e che non hanno le risorse per adattarsi al cambiamento. È un’ “ingiustizia climatica”, che colpisce ad esempio alcuni Paesi dell’Africa, dell’Asia o le isole del Pacifico.

È quanto è successo in Siria, uno dei Paesi di provenienza di molti dei migranti giunti fino alle nostre coste. Secondo uno studio della National Academy of Sciences of the United States of America, in Siria l’eccezionale siccità del triennio 2007-2010, attribuibile per la sua intensità ai cambiamenti del clima, ha contribuito al conflitto, iniziato nel 2011. E’ stata la peggiore siccità in quell’area da quando esistono le registrazioni tramite strumentazioni. Ha causato perdite dei raccolti così ampie da innescare migrazioni di massa di intere famiglie contadine verso i centri urbani. E così la terra dell’allora Mezzaluna Fertile si è trasformata in una zona da cui fuggire. Certamente, la miccia della guerra civile è nata da dinamiche socio-politiche; ma, come un fuoco appiccato in estate su una sterpaglia, è divampata su una popolazione già stremata. Perciò lo studio conclude che “l’influenza umana verso il sistema climatico è implicata dal conflitto siriano”.

 

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