Osservatorio sui conflitti ambientali

Chernobyl all’ombra di Fukushima: l’energia nucleare oggi e in futuro

Chernobyl all’ombra di Fukushima: l’energia nucleare oggi e in futuro
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Sono passati 26 anni da quel 26 aprile 1986  quando a Chernobyl si è verificato il più grave incidente nucleare della storia fino alla catastrofe di Fukushima Daiichi nel 2011.  Per non dimenticare:

Chernobyl in Fukushima’s shadow – nuclear energy today and in the future

di Aleksandr Nikitin – traduzione di Charles Digges

tratto da: http://www.bellona.org/

Ventisei anni sono passati dalla catastrofe di Chernobyl, e anche se Fukushima ha un po’ eclissato Chernobyl, il ricordo del disastro alla fine dell’epoca sovietica rimane una memoria viva per molte persone, soprattutto per gli specialisti, tra i quali come prima non c’è consenso sul presente e sul futuro dell’energia nucleare.

Oggi in tutto il mondo c’è grande sfiducia della sicurezza delle centrali nucleari . Prima Chernobyl e poi Fukushima hanno costretto tutta una serie di Paesi a rivedere il loro atteggiamento verso il nucleare. Negli ultimi 26 anni non ci sono state nuove centrali nucleari costruite negli Stati Uniti. Ora Germania, Svizzera e Belgio stanno discutendo di come chiudere i loro reattori. La Spagna è in procinto di votare di non costruire nuovi reattori nucleari e l’Italia ha deciso di non dare il via a qualsiasi industria dell’energia nucleare. Nel Giappone del post-Fukushima solo un reattore su 54 del Paese è ancora in funzione. Il futuro dell’energia nucleare è particolarmente nebbioso dato che i reattori distrutti di Fukushima sono nella condizione di rientrare “temporaneamente o parzialmente” in criticità. In altre parole, l’emergenza non è finita.

Secondo l’analisi degli esperti, ci vorranno più di 30 anni per smantellare completamente Fukushima.

La lista di chi guarda con occhio sospettoso al nucleare continua: Nel marzo di quest’anno, la Bulgaria ha deciso di fermare la costruzione della sua centrale nucleare a Belene, nonostante le perdite finanziarie che dovrebbe sostenere. Questo è il primo esempio in cui un contratto internazionale attivo per la costruzione di una centrale nucleare è stato dissolto.

Il Messico sta annullando la costruzione di 10 reattori nucleari in favore dello sviluppo di nuove centrali a gas. Il Seimas lituano, o parlamento, sta decidendo di sottoporre a referendum popolare il 12 ottobre la costruzione della centrale nucleare di Visaginas. L’India sta vivendo difficoltà per avviare il suo impianto nucleare di Kudankulam per le forti proteste che avvengono da mesi da parte di migliaia di persone e dei residenti locali che chiedono la sua chiusura nella zona sismicamente attiva.

Sembrerebbe anche che le spese enormi della bonifica e del risarcimento alle vittime del disastro di Fukushima, che attualmente sono arrivate intorno ai 245 miliardi dollari, stia influenzando anche l’umore dei Paesi pro-nucleari. In Francia, che si basa sul nucleare per il 78% della sua energia, l’avversario di Nikolas Sarkozy, François Hollande del Partito socialista, ha proposto di tagliare di un terzo la dipendenza della Francia dal nucleare entro il 2025, che vale a dire fino al 50% dell’energia del Paese. Il destino del nucleare nel paese più atomico del mondo verrà quindi deciso il 6 maggio, dopo la fine della corsa delle elezioni presidenziali. E la Cina, che vuole scrollarsi di dosso la sua dipendenza dai grandi impianti alimentati a carbone, e sta costruendo centrali nucleari più di chiunque altro, ha iniziato a investire ingenti risorse nelle energie rinnovabili, guardando al futuro di questa fonte energetica.

I mercati finanziari mondiali hanno reagito alla situazione mondiale dell’energia nucleare. Bank Austria, che è una filiale della UniCredit italiana, ha tagliato una linea di credito data in precedenza ad una società slovacca che sta costruendo i reattori 3 e 4 a Mochovce in Slovacchia. I giganti energetici europei Rwe ed E.On hanno dichiarato che non vogliono più essere coinvolti nella costruzione di nuove centrali nucleari in Gran Bretagna. Le imprese private sono uscite dal mercato del nucleare. Di particolare risonanza la decisione del gigante tedesco dell’ingegneria Siemens di tirarsi fuori dalla produzioni di reattori e prodotti nucleari. I mercati dell’uranio sono crollati dopo Fukushima. Per questo motivo, la corporation di Stato nucleare russa Rosatom è stata in grado di completare un accordo per acquisire il 100% delle azioni dell’ Austria’s Mantra Resources Limited, delle miniere di uranio in Tanzania.

L’energia nucleare non può sopravvivere in un’economia di mercato. E per questa ragione, nessun Paese basato su un’economia di mercato ha costruito una sola centrale nucleare dopo il disastro di Chernobyl. L’energia nucleare richiede un grande sostegno a livello di governo. Le centrali nucleari in Russia e in Cina appartengono allo Stato. Fino al 2004, il governo francese possedeva interamente Electricité de France, che gestisce ogni centrale nucleare nel Paese. Ancora oggi, però, ancora oltre l’80% delle azioni della società appartengono al governo.

L’economia e la tecnologia che stanno dietro l’energia nucleare non sono affatto trasparenti e quindi poco attraenti per gli investitori privati. Se la decisione di costruire o non costruire una centrale nucleare è legata al sostegno del governo, questo può solo significare che i rischi vengono trasferiti nei portafogli dei consumatori e dei contribuenti. Oggi, le centrali nucleari sono interessanti solo per due tipi di Paesi: per le grandi nazioni economie dinamiche in grande sviluppo e in pieno boom, come Cina e India, o per nazioni che per un motivo o per un altro vogliono acquisire tecnologia nucleare, come le nazioni e nel Medio e dell’Estremo Oriente nel sud del mondo. La stessa Rosatom ammette che le sua nuove centrale nucleare che costruirà vicino ai confini del suo territorio, vale a dire Baltic and Kola 2 Nuclear Power Plants, sono state decise in non in virtù della loro fattibilità economica, ma piuttosto per obiettivi geopolitici.

Secondo le statistiche, in tutto il mondo, vengono messe fuori uso più centrali nucleari di quante se ne stiano costruendo. Le costruzioni sono in corso soprattutto nell’emisfero meridionale dove Rosatom sta promuovendo la costruzione di centrali nucleari in Bangladesh, India, Vietnam, Iran e Turchia.

Francia, Stati Uniti, Giappone e Corea del Sud stanno lavorando per chiudere accordi simili con Giordania, Vietnam, Turchia e Arabia Saudita. La Cina sta aiutando il Pakistan ad aumentare il numero dei reattori nucleari.

L’energia nucleare nel sud del mondo esiste solo a causa della Russia. All’inizio del 2012, 33 reattori nucleari erano in funzione in Russia, 18 dei quali (il 30% in totale) funzionano oltre la durata di vita estesa progettata. 11 di tali reattori sono del cosiddetta varieà “Chernobyl-type RBMK-1000″, nota per la sua propensione agli incidenti. La Russia sta perseguendo una politica di aumento della quota di energia nucleare, estendendo la durata della vita dei vecchi impiantii, riguardante principalmente le centrali nucleari di Leningrado e Kola.

Questo non è sicuro, anche se la strategia del settore nucleare è quella di aumentare il numero di reattori: il governo prevede di costruire entro il 2030 circa 26 nuovi reattori. Nonostante il fatto che l’industria nucleare abbia dato ampie assicurazioni che i suoi reattori sono del tutto sicuri, nessuno può dare a chiunque una vera garanzia della loro sicurezza. L’incidente di Fukushima ha nuovamente dimostrato che un reattore nel quale si verifica una perdita totale di potenza, immediatamente o subito dopo diventa un disastro in attesa di succedere e che il grado del disastro è direttamente proporzionale alla mancanza di refrigerante nella sua zona attiva.

Fukushima ha dimostrato l’importanza dei reactor containment vessels e di altri sistemi di protezione. Solo un terzo dei reattori operanti nelle centrali nucleari russe ha contenimenti, il che significa che il resto non è protetto contro urti sia esterni che interni. Tutte le centrali nucleari in Russia hanno grandi piscine di stoccaggio temporaneo del combustibile nucleare esaurito all’interno dei loro reattori. E Fukushima ha dimostrato che questo tipo di stoccaggio sono altrettanto pericolosi (e anche più pericoloso) degli stessi reattori.

Problemi di sicurezza odierni nelle centrali nucleari russe si ritrovano non solo negli aspetti tecnologici del funzionamento dell’impianto. Problemi di corruzione, ladrocinio e di disprezzo degli standard e dei regolamenti sono una preoccupazione diretta per la sicurezza delle centrali nucleari. Nel 2010, circa 15 dirigenti di vari livelli sono stati “bruciati” da Rosatom nel 2011 e circa 35 sono stati messi da are per la stessa ragione.

In Russia i problemi di corruzione e disprezzo per gli standard e i regolamenti hanno portato, per esempio, al crollo nel 2011 di un edificio di un nuovo reattore presso il nuovo Leninigrad Nuclear Power Plant 2. Informazioni precedenti circa gravi violazioni e corruzione durante la costruzione della centrale nucleare di Novovoronezh 2 sono state portate alla luce. L’unità 4 della centrale nucleare di Kalinin è andata offline per manutenzione e aggiustamenti pochi giorni dopo il suo avvio.

I media russi hanno riferito che materiali contraffatti sono stati utilizzati durante la costruzione e la ristrutturazione dei reattori della centrale nucleare di Rostov. Un ex direttore di una centrale nucleare, insieme ad una serie di figure di alto livello Servizio federale di sicurezza, l’organizzazione succeduta al Kgb, ha cercato di mantenere segreta questa realtà. Tutto questo testimonia come la corruzione possa svolgere un ruolo enorme in una catastrofe umanitaria e ambientale.
Sia Chernobyl che Fukushima hanno dimostrato che è praticamente impossibile anticipare o prevedere quello che causerà un incidente, e che è impossibile costruire un algoritmo delle attività che eviti o localizzi una catastrofe.

Quindi non è altrettanto importante ciò che provoca un incidente in una centrale nucleare e quanto è quali sono le conseguenze che ne derivano. Dobbiamo considerare che le catastrofi delle centrali nucleari hanno un effetto sulle generazioni che b verranno. Oggi, ci manca la conoscenza e l’esperienza per negarlo.

I disastri di Chernobyl e Fukushima hanno dimostrato che l’energia nucleare è vulnerabile per molti motivi spesso del tutto imprevedibili. I governi e la gente comune vogliono garanzie di sicurezza e fattibilità economica: qualità che, si deve constatare, l’energia nucleare oggi non possiede. Il futuro dell’energia nucleare rimane quindi indefinito.

(Questo articolo è stato pubblicato il 26 aprile 2012 da Bellona News con il titolo “Chernobyl in Fukushima’s shadow – nuclear energy today and in the future”).

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