Difendere laguna, portualità e occupazione

di Giuseppe Tattara e Gianni Fabbri – L’esito plebiscitario del referendum di domenica scorsa dimostra l’esistenza nella popolazione veneziana (e non solo) di una diffusa conoscenza-coscienza dell’insensatezza della soluzione “Canale Vittorio Emanuele” per far arrivare le grandi navi da crociera alla Stazione Marittima. E così per lo scavo di nuovi canali in laguna.
Il sentore che si vada comunque a una decisione (Comitatone) ha indotto alcuni interlocutori – lavoratori portuali, industriali e altri – a riprendere in modo esplicito il tema dell’occupazione legata al porto commerciale e al porto crocieristico.
Va innanzitutto affermato che l’indecisione è esiziale a qualsiasi attività imprenditoriale, perché ogni imprenditore per investire deve avere davanti a se un orizzonte quanto più certo possibile. E’ l’indecisione, il non avere un progetto lungimirante, preciso e chiaro, il cambiare parere ogni tre mesi, come si è fatto fino ad oggi da parte delle autorità pubbliche, che danneggia imprenditoria e occupazione.

Lo spostamento del porto crocieristico per le grandi navi al di fuori della laguna, secondo una politica comune a tante altre realtà  che hanno riallocato queste attività lontano dai centri abitati, (Marsiglia, Dubrovnik, Rockstock…), non produrrebbe perdite occupazionali: come si può parlare di perdita di 5000 posti di lavoro se il porto crocieristico per le grandi navi si sposta di alcuni kilometri? Sorvoliamo sulla fantasia dei numeri; lo spostamento di una parte del porto passeggeri non può far altro che dar luogo a un aumento degli occupati per le nuove attività che comporta e favorire un rinnovamento tecnologico delle attrezzature e dei mezzi di trasporto impiegati per raggiungerlo.
Va poi ribadita la criticità della commistione del traffico merci e passeggeri lungo il canale Malamocco Marghera e il transito delle grandi navi da crociera nella zona industrial. Nei verbali del Comitato portuale si legge che “la Capitaneria di porto esprime parere contrario rispetto all’ipotesi di raggiungere la Stazione marittima attraverso l’impiego della via Malamocco-Marghera (canale Vittorio Emanuele) in quanto, tenuto conto anche della presenza di depositi costieri, non sussistono sufficienti standard di sicurezza” (26/9/2013).

Qualora venisse perseguita questa soluzione e, al di là delle drammatiche conseguenze sull’assetto idromorfologico della laguna, venissero superate, con costi altissimi, le difficoltà dovute alla presenza di stabilimenti con lavorazioni pericolose, tale soluzione avrebbe comuque gravi conseguenze per il porto commerciale perché le navi passeggeri e commercili si dovrebbero “spartire” la via di accesso lungo il canale che collega gli Alberoni con Marghera, già ora esiguo, e vedrebbe penalizzato il traffico merci a causa di ritardi e costi inaccettabili. Una soluzione che sacrificherebbe alla crocieristica gli interessi del porto commerciale e comprometterebbe ogni piano futuro di riqualificazione industriale di Marghera.

Può sembrare un paradosso ma mentre per le merci la soluzione di un porto fuori della laguna è insostenibile perché anche un minimo aumento dei costi dovuti al transhipment escluderebbe Venezia dalle rotte commerciali e le impedirebbe di essere parte attiva in qualsisi progetto per un hub nord-adriatico, ciò non avviene per la crocieristica: un attracco fuori della laguna comporterebbe per i passegeri-turisti una diversa organizzazione del trasporto e  un ridotto allungamento dei tempi. Effetti certamente controbilanciati dall’attrattiva turistica esercitata dalla città e dalla sua laguna. Sarebbe inoltre una soluzione facilmente realizzabile in tempi certi.
Una decisione in questa direzione è oggi l’unica soluzione realistica. Essa allontana le navi dal centro storico, rinnova il porto crocieristico consentendo l’attracco di navi molto grandi,  oggi impossibilitate a entrare in laguna,  lascia aperta ogni soluzione relativa a una possibile riallocazione futura del porto commerciale, non danneggia l’occupazione. E’ quindi l’unica soluzione che tiene aperto un futuro per il lavoro, per il porto di Venezia e per la zona industriale di Marghera.

Giuseppe Tattara, docente Cà Foscari
Gianni Fabbri, docente IUAV

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