L’analisi costi benefici applicata al porto croceristico

di Giuseppe Tattara* – Il ministro Danilo Toninelli ha affermato che il problema del porto crociere di Venezia verrà affrontato con l’aiuto della analisi costi benefici. A fronte di questa affermazione l’autorità portuale e diversi operatori hanno sottolineato il contributo offerto dal crocerismo all’economia cittadina e all’occupazione, mentre il Ministro esprime l’esigenza razionale di confrontare i benefici con i costi di quest’opera, tenendo necessariamente presenti le possibili alternative. 

Tra i costi dobbiamo valutare i costi  sociali e ambientali che derivano dalle emissioni dei motori delle navi nell’atmosfera, dal danno provocato dalle vernici antivegetative, dal possibile danno all’equilibrio morfologico della laguna e dal rischio di un possibile incidente, oltre che dalla congestione del traffico automobilistico legato al porto (turisti, rifornimenti), dal rumore, dai rifiuti, dalla manutenzione delle strade e delle infrastrutture, dai sussidi di cui ha goduto nel tempo la attività portuale. Una stima di alcuni di questi costi è stata tentata dal sottoscritto e presentata al pubblico e alla autorità portuale in una giornata di dibattito all’Istituto Veneto, ed è disponibile negli atti di questa istituzione. 

La nave è un mezzo di trasporto molto inquinante e le crociere presentano notevoli diseconomie esterne. A volte benefici e costi esterni non hanno un prezzo di mercato e ne va quantificato il valore secondo standard internazionali. A Venezia il costo dell’inquinamento dell’aria da parte delle navi da crociera in termini di danno alla salute umana, per stazionamento e transito in laguna, con i combustibili “puliti” previsti dall’accordo Blue Flag 2, è quantificabile in 25 milioni di € per anno, cui si devono sommare i costi per l’inquinamento delle acque, 12 milioni, il gas serra,  danni ai monumenti e si superano agevolmente i ricavi della attività del porto croceristico, valutati dalla Autorità portuale in 53 milioni. Nulla viene pagato al Comune a titolo di manutenzione ordinaria della città. Il lettore deve sapere che gli “elevati ricavi locali del crocerismo” che nel complesso, secondo la Autorità portuale, si avvicinano ai 300 milioni sono per più del 80% dovuti alle spese che i croceristi fanno in città in quanto turisti (circa 230 milioni di €). Ma in quanto turisti, i croceristi sono facilmente sostituibili: se venissero meno altri turisti arriverebbero, l’occupazione indotta e la ricchezza prodotta, dopo qualche aggiustamento, sarebbero le stesse. 

Il direttore di Venice Terminal Passeggeri ha osservato che cancellare le crociere significa distruggerebbe l’attività croceristica dell’intero Adriatico, con perdite altissime. Ma in discussione oggi non c’è la cancellazione del porto crociere, quanto una sua diversa collocazione per quanto riguarda le navi che superano una certa stazza. Non si può di certo pensare che lo spostamento di un terminal di alcuni km, faccia scomparire il crocerismo dall’intero Nord Adriatico. Si deve invece valutare se per la navi più grandi, sia accettabile la soluzione di scavare un nuovo canale in laguna o ampliare, arginare qualche canale, o sia invece possibile una soluzione al di fuori della laguna, in una qualsiasi posizione, alla bocca di lido. E’ sulle alternative che si gioca la decisione.

Scalo interno alla laguna. Esistono alcune idee progettuali che si possono raccogliere attorno a due insiemi che chiamiamo per comodità Marghera e Vittorio Emanuele. Il vantaggio risiede nell’uso di attrezzature in parte presenti. Gli svantaggi sono numerosi perché le dimensioni delle navi sono comunque limitate (la laguna non sarà mai navigabile dalle navi più grandi già oggi in costruzione), perché tali soluzioni richiedono lo scavo di nuovi canali, perché gravano le compagnie di oneri rilevanti sia per la lunga navigazione interna alla laguna (10-15 km) accompagnata dai rimorchiatori, sia per l’ostacolo rappresentato dalle barriere del Mose, con la conseguente incertezza nei tempi di arrivo che si riflette in maggiori costi per rifornimenti e logistica. Queste incertezze sono destinate ad aggravarsi nel tempo per l’innalzamento del livello del mare e rendono questa una soluzione di breve periodo.

1. Marghera.  Richiede qualche intervento per l’apprestamento di nuove banchine, una stazione marittima, il raddoppio o comunque il deciso ampliamento del canale Malamocco Marghera con I danni all’ambiente che questo comporta sia in termini di erosione delle rive che di alterazione della morfologia lagunare. Danni ampiamente dimostrati, irreversibili e a tutti noti.

2. La attuale Stazione Marittima raggiunta entrando dalla bocca di Malamocco, con lo scavo del canale Vittorio Emanuele somma alle considerazioni di cui sopra i danni e i costi che derivano da un canale arginato ampio 200 metri, che richiede lo scavo di milioni di m3 di sedimenti inquinati e taglia la laguna in due. Anche qui il danno ambientale è certo e documentato. 

Scalo al di fuori della laguna, alla bocca di Lido. Esiste un progetto completo approvato in sede di Valutazione di impatto ambientale (con alcune prescrizioni) e altri progetti in fase meno avanzata. Questi progetti hanno i seguenti elementi comuni. Richiedono degli scavi la cui entità varia da progetto a progetto, comunque nettamente inferiori a quelli richiesti dalle soluzioni interne alla laguna, e richiedono il trasferimento dei passeggeri in città. Per questo i progetti propongono soluzioni basate sulla calendarizzazione degli arrivi e sulla progettazione di adeguati mezzi acquei. Il vantaggio di questi progetti è che le navi non sono intralciate dalle chiusure del Mose e che croceristi arrivano a Venezia dal bacino di San Marco, che è la via storicamente propria e più scenografica. I danni dell’inquinamento generato dalle navi sono in parte ridotti sia perché le navi stazionarebbero in una zona meno densamente popolata rispetto all’oggi, sia perché le nuove banchine sono progettate per consentire alle navi ferme una alimentazione dalla rete elettrica che comunque dovrebbe essere adottata da qualsivoglia progetto venga scelto.

In conclusione, accanto ai benefici, si devono considerare i  costi esterni. Prima di tutto i danni alla salute, ai monumenti della città e l’impatto che il crocerismo ha in una città satura di turismo. Poi, non meno importanti, i danni arrecati dallo scavo di nuovi canali, scavi che sono vietati dalla legge. Alla fine  si deve considerare l’orizzonte temporale del progetto e si devono evitare soluzioni costose e di breve periodo. Tutti questi elementi richiedono che il porto croceristico sia collocate al di fuori della laguna, che questa nuova attività sia monitorata con attenzione, e che gli investimenti che richiede siano posti a carico delle finanze private, che saranno in grado nel tempo di recuperare i costi del nuovo impianto, contando sulla costante attrattiva turistica esercitata da Venezia.

* autore di Contare il crocerismo. Corte del Fontego. 2014.

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