Da Mestre a Cesena in bici per la prima tappa della carovana di Opzione Zero. Tra comitati in lotta e lagune che non meritano il cemento

Cesena – Alle 5 della mattina puoi vedere lastre di ghiaccio galleggiare nelle acque scure dei canali di Venezia. In laguna è ancora buio e tira un freddo polare. Mestre non è di meno. La partenza è per le sette della mattina dalla piazzola davanti al municipio ma è meglio arrivare una mezz’ora prima per la conferenza stampa e le foto di rito. Mentre la città si illumina sotto un pallido sole che non scalda per niente, i ciclisti arrivano alla spicciolata. Gigi di Legambiente è il primo ad arrivare sopra una assurda bici ultra pieghevole con due ruote che sembrano quelle di un triciclo. Ci seguirà soltanto per una decina di chilometri. Gli altri che arrivano dalla Riviera sono più attrezzati. Il gruppo più consistente è quello al seguito di Opzione Zero, lo storico comitato della Riviera del Brenta che ha lanciato questa pazza biciclettata da Mestre ad Orte (quasi 400 chilometri in tre giorni!) per denunciare lo scempio ambientale legato alla costruzione dell’autostrada, una ennesima Grande Opera inutile e devastante. C’è anche un camper a sostegno e penso a quanto sono fortunato a dovermici sedere dentro per tutta la strada con la scusa di dover  fare da ufficio stampa. Si parte alle 7 in punto con la benedizione e il sostegno, tutto morale, di Beppe Caccia, consigliere comunale della lista In Comune e unico politico venuto sino a Mestre a quell’ora infame per impartirci la sua paterna benedizione. “La battaglia dei comitati contro la realizzazione di questa autostrada in project financing è anche una battaglia di Venezia perché l’opera porterebbe altro traffico e ancora più inquinamento su tutto il nodo di Mestre”.

I ciclisti in partenza dietro a Mattia Donadel, presidente di Opzione Zero oltre che provetto ciclista, sono una mezza dozzina. Ma per tutto il percorso se ne aggiungeranno altri. Una staffetta continua e spontanea. Si comincia già a Marghera, dove un attivista dei No Grandi Navi, si accoda al gruppo e ci segue per vari chilometri sventolando la bandiera del suo (nostro) comitato. “Questa biciclettata serve anche a questo – ha commentato Mattia (senza smettere di pedalare) -: farci capire che le tante lotte dei tanti comitati sono parte della stessa battaglia”. Concetto che ritorna su ogni paese che incontriamo. Oriago, Mira, San Bruson, Campagna Lupia, Codevigo… in ogni piazza troviamo decine di cittadini che ci attendono pronti a darci sostegno con focacce, panini e bevande calde. Ci consegnano anche bottiglie di vino fatto in casa, birre artigianali, ceste natalizie con panettoni, cioccolate e torroni. Non siamo ancora arrivati a Cavazere che il nostro camper condotto da Fabrizio è più pieno della slitta di Babbo Natale. Ma non è solo la cittadinanza attiva ad attenderci. A Mira, a Codevigo, a Comacchio, a Campagna Lupia anche sindaci e assessori ci accolgono per denunciare l’assurdità dell’opera, così come la scarsa considerazione in cui, nelle sedi decisionali, vengono tenuti i pareri delle amministrazioni locali.

Il camper viaggia lento dietro ai ciclisti seguendo il corso tortuoso di canali ghiacciati, superando lagune dove svernano tante specie di uccelli e attraversando grandi campi agricoli coperti di brina sulla quale i raggi solari accendono brevi arcobaleni. Terre di incomparabile bellezza che minacciano di essere devastata da una assurda colata di cemento. Comprensibile la preoccupazione dei tanti comitati ambientalisti che incontriamo a Comacchio per l’inquinamento e la deturpazione che l’autostrada Orte Mestre causerebbe in quelle valli tutelate purtroppo, spiegano, solo a parole.

Arriviamo in Romagna che sono le 4 del pomeriggio. Il sole invernale ha già dato quello che poteva dare e sulla nostra strada si allungano le ombre della notte. Siamo un po’ in ritardo sulla tabella di marcia ed occorre fare presto. Il gelo comincia a pestare sul serio. Qualche ciclista chiede asilo e sale sul camper. I chilometri oramai sono più di cento e le gambe non sono sempre sufficientemente allenate. Da Ravenna e poi da Cesena, gruppetti di ambientalisti ci vengono incontro sulla strada. Alcuni in auto, altri in bici. La carovana aumenta di numero. Onore al merito: Mattia e Marino saranno gli unici due a portare a termine, dalla partenza all’arrivo, questa prima tappa di oltre 210 chilometri. Roba da giro d’Italia. E con la media non sottovalutabile di 25 – 30 chilometri all’ora. L’ultimo traguardo della giornata è la piazza di Cesena. Mattia ha ancora fiato per rispondere alle domande di un paio di giornalisti locali. Ammirevole! Sono le nove della sera. I compagni romagnoli ci hanno preparato una cena annaffiata da Sangiovese (che altro, se no?) Ci spiegano che fanno parte del Comitato Difesa Sociale e che si occupano più che altro degli sfratti. “Qui a Cesena – mi racconta Alessandro – almeno 200 famiglie all’anno finiscono sulla strada e l’amministrazione non vuole investire sulle case popolari”. Scambiamo qualche idea e mi chiedono notizie sulla nascente esperienza veneta dell’Agenzia Sociale per la Casa. Ecco a cosa serve la biciclettata, mi viene da pensare. Forse le idee girano più velocemente dietro ad un bicchiere di Sangiovese che su Facebook e Twitter. Poi, finalmente, vanno tutti a nanna mentre io mi attardo ancora un po’ a scrivere sul camper. Mezzanotte è passata da un pezzo.

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