Seconda tappa della carovana di Opzione Zero. Pedalando in Umbria, tra strade franate, opere incomplete e devastazioni programmate

Ponte San Giovanni, Perugia – Stavolta ci va di lusso. Sveglia “solo” alle sei di mattina. Si parte ancora col buio. I chilometri da macinare sono tanti anche quest’oggi per i nostri ciclo attivisti: non meno di 180. Sempre ammesso che imbrocchiamo tutte le strade perché noi siamo gente che viaggia ancora con la carta in mano chiedendo indicazioni alle persone che incrociamo. Fuori, la colonnina del termometro segna meno 3 gradi. E’ tutto gelato. I nostri ciclisti inforcano le selle e cominciano a pedalare di buona voglia anche per scaldarsi. Lasciamo Cesena e la Romagna per inerpicarci sull’Appennino. Nelle nostre tabelle di marcia, i paesi umbri sono costellati di punti interrogativi. Conosciamo le altezze ma non conosciamo quanti dislivelli sia necessario affrontare per raggiungerli.

Alle 10,30 siamo a Bagno di Romagna che ci accoglie con la neve ai bordi delle strade e il pungente odore sulfureo delle sue terme. Pausa pranzo a Pieve Santo Stefano, la “città del diario”, la cui biblioteca dal ’84 raccoglie i quaderni, le epistole e i memoriali di chiunque desideri affidarglieli. Qui veniamo raggiunti da una coppia di attivisti in auto che si riveleranno utilissimi per la logistica della spedizione, precedendo i nostri ciclisti nei centri abitati per volantinare, consegnare l’appello ai sindaci e incontrare le associazioni ambientaliste. Il camper intanto fa da “ammiraglia” al gruppo in bici, seguendolo passo per passo, pronto all’assistenza e all’incoraggiamento. Le salite a tratti sono dure ma riusciamo a toccare tutti i paesi previsti: San Sepolcro, Città di Castello, Umbertide. In tutte le piazze, veniamo accolti da gruppetti di ambientalisti con i quali scambiamo opinioni, indirizzi mail e volantini.  Poco fuori Umbertide, in particolare, lungo la strada che porta a Gubbio, incontriamo un folto gruppo di attivisti di Genuino Clandestino con i quali ci intratteniamo per una bicchierata.

Una frana ci costringe a cambiare percorso. “Qui le strade sono in uno stato di manutenzione pessima – ci dirà la sera un attivista umbro di nome Moreno – eppure non spendono un soldo per la messa in  sicurezza. Anche i collegamento con le Marche sono difficili perché le strade sono state tutte piantate a metà percorso. Non  sarebbe più utile finire queste invece di progettare autostrade che non faranno altro che devastare la montagna e seminare altro traffico?”

Il manto delle strade che collegano i veri paesi sono in effetti pieni di buche e sventrati dalle frane. I ciclisti procedono a fatica e debbono rallentare. Verso le 5 di sera, assieme al buio scende anche una nebbia degna della val Padana. Adesso la partita si fa dura. Abbiamo accumulato un’ora circa di ritardo. Dalle parti di Casa del Diavolo – nome che è tutto un programma – smarriamo la strada. I ciclisti tengono botta ma si capisce che sono provati. Per fortuna ci viene incontro un’auto con dei compagni di Perugia. Ci hanno trovato un rifugio a Ponte San Giovanni e nel centro sociale locale ci aspetta una dozzina di rappresentanti dei vari comitati contro la Orte Mestre. C’è da notare che rispetto ai romagnoli i compagni umbri sono meno festaioli ma molto più organizzativi. Neanche il tempo di festeggiare l’arrivo della “tappa” o di togliersi le tute sudate che siamo già in assemblea. Una mezz’ora d’ora dopo, hanno già stabilito le date dell’incontro che radunerà tutti gli attivisti contro l’autostrada Orte Mestre della Regione per la costituzione di un unico comitato e la successiva conferenza stampa. “L’Umbria sarà la nuova Val di Susa” ci garantisce Moreno. Andiamo a cena con la soddisfazione di aver acceso una miccia.

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