Condannato attivista. Aveva pulito una discarica in un parco naturale “patrimoniio dell’umanità”

Cinque giorni di galera per aver ripulito un parco da una discarica abusiva! Avete presente il principio “Chi inquina, paga”? Beh, ad un attivista del comitato in difesa della valle del Mis è accaduto il contrario. Due mesi dopo l’iniziativa che ha visto un centinaio di attivisti entrare e ripulire l’ex cantere della ditta Eva Valsabbia, ridotto oramai ad una vera e propria discarica aperta sotto il bel cielo delle Dolomiti, è arrivato un decreto penale di condanna disposto dal Giudice per le Indagini Preliminari Vincenzo Sgubbi che prevede l’arresto per una durata di cinque giorni corrispondente alla pena pecuniaria di 1.360 euro. Una vicenda che ha dell’incredibile. La stessa Corte di Cassazione ha definito quel cantiere illegittimo in quanto, sorge su terreni che si sono dimostrati legati ad uso civico e che la ditta ha acquistato senza i relativi permessi edilizi. Terreni, quindi, inalienabili ma che sono stati ugualmente per costruire una centrale idroelettrica, opera tra l’altro vietata all’interno di un Parco Nazionale. Un parco che, tra le altre cose, è stato anche dichiarto dall’Unesco “Patrimonio mondiale dell’Umanità”.

Eppure, nonnostante la sentenza della cassazione che dà ragione agli ambientalisti, l’area non è ancora stata bonificata: la spazzatura rimane abbandonato lungo le aree del cantiere in balia degli agenti atmosferici col rischio che il materiale possa disperdersi nell’ambiente.
L’iniziativa degli attivisti aveva proprio lo scopo di sollecitare le autorità ad accelerare la procedura di ripristino dei luoghi. Teniano anche presente che esiste il rischio che dalla commissione ambiente del Senato arrivi qualche Legge in deroga” (escamotage per la quale il nostro Paese è tristemete famoso in tutta Europa) che modifichi la legge quadro sulle Aree Protette, mercificandole e consentendo, se non addiruttura incentivando, la realizzazione di centrali idroelettriche. E ci va bene che il nucleare lo abbiamo respinto con un referendum altrimenti…

Fatto sta l’operazione di bonifica non è piaciuta alla magistratura che, notizia recente, ha provveduto ad incriminare un attivista. Immediata la solidarietà del comitato Bene Comune di Belluno che ha ribadito la corresponsabilità collettiva. Come dire: se ne incrimitate uno, dovete incriminarci tutti.
“Paradossalmente, – leggiamo in una nota diffusa dal comitato – i primi a pagare rispetto a questa vicenda non sono coloro che hanno contribuito, con violenza, a deturpare irrimediabilmente una parte di quella valle unica al mondo, ma coloro che hanno e stanno lottando per difenderla. Ma continueremo questa battaglia contro gli speculatori dell’acqua e tutte le sue forme di privatizzazione con sempre maggiore determinazione, consapevoli delle nostre ragioni e forti di un ampio consenso che accompagna il nostro percorso”.

L’Europa intanto non sta a guardare. La Commissione Europea, a seguito del ricorso degli ambientalisti che hanno denunciato l’iper-sfruttamento idroelettrico delle valli bellunesi, ha ufficialmente richiesto chiarimenti alle autorità italiane sui loro iter procedurali quantomeno “originali”.

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