Padova – L’acqua non è del sindaco, è dei cittadini!

Ci sono vicende su cui vale la pena di dire “l’avevamo detto”. E’ quanto sta accadendo attorno alla composizione azionaria della multiutility emiliana Hera, che da più di due anni ha incorporato AcegasApsAmga, gestore del servizio idrico (e dei rifiuti) della città di Padova.
In queste settimane, i cosiddetti “azionisti pubblici”, cioè i Comuni proprietari di quote Hera, hanno manifestato l’intenzione di ridurre la loro quota di partecipazione dal 51% al 38% e cioè di rivedere (al ribasso, ci mancherebbe…) gli accordi stipulati al momento della fusione nel Patto di Sindacato.
Cosa vuol dire al di là dei tecnicismi formali?

Che la gestione di acqua e rifiuti, servizi fondamentali, saranno ancora di più in balia degli interessi privati e finanziari. Che noi cittadini saremo sempre più clienti -e non utenti- di servizi che pagheremo sempre più cari.
Il 28 aprile 2015 il Comune di Padova si è pronunciato, come c’era da aspettarsi, a favore di questa nuova e sciagurata operazione che vale 26 milioni di euro. Pronunciamento che arriva dopo la delibera consiliare con la quale il sindaco Bitonci aveva ottenuto, in novembre, via libera alla vendita di 13 milioni di azioni Hera di proprietà del Comune escluse dal sindacato di blocco. Ed ora il primo cittadino si appresta a completare l’opera, avallando la scelta, in verità condivisa con altre amministrazioni, di condurre il socio pubblico ben al di sotto del 51%, così da perdere la maggioranza azionaria in seno al colosso emiliano-romagnolo di cui è socio.
Che dire, è una vergogna per chi ha vinto le elezioni con lo slogan “padroni a casa nostra”!!
Quello che l’amministrazione Bitonci si appresta a fare è l’ultimo capitolo di una brutta strada intrapresa, come si diceva, dall’amministrazione Zanonato con l’imposizione alla città della fusione di Acegas-Aps con Hera.
L’avevamo detto allora: la fusione avrebbe aperto le porte alla privatizzazione della gestione del servizio idrico. I corifei dell’operazione ci risposero che mai “si sarebbe scesi sotto il 51% di quota pubblica” (sic!)
Ma le bugie hanno le gambe corte.
Ed infatti oggi, grazie all’operazione di fusione, ci si sta apprestando a svendere ulteriormente i nostri servizi.
Non ci accontentiamo di dire l’avevamo detto.

Contro questa progressiva deriva di privatizzazione dell’acqua, un vero e proprio affronto ai cittadini padovani che hanno votato per la gestione dell’acqua come bene comune con i referendum del 2011, è ora di invertire rotta.
Noi ci stiamo provando continuando ad autoridurci la bolletta del 21%, per eliminare, come da referendum, la quota illegittima che continua ad essere imposta nella tariffa. Ed invitiamo tutti a farlo. E però questo non ci basta.
Vogliamo costruire insieme a tanti una campagna che porti allo scorporo del servizio idrico dalle sgrinfie dei privati per ridarne il controllo ai cittadini attraverso una azienda speciale, estranea alle logiche di mercato e con una tariffa senza profitto.

Invitiamo tutti cittadini, associazioni, sindacati, partiti ad agire insieme per fermare la consegna ai privati della nostra acqua e farla tornare non “del sindaco” (.. che ne fa quel che vuole!!) ma “dei cittadini”.

Intanto l’8 giugno (alle ore 12) saremo presso la sede di AcegasAps-Hera di C.so Stati Uniti, a Padova, perché, a distanza di mesi, l’incredibile vicenda dei mancati rimborsi della tariffa depurazione delle acque reflue, come segnalatoci da tantissimi utenti, sembra ben lontana dall’essersi risolta. Autoriduttori e aspiranti rimborsisti sono invitati.

Comitato Prov. 2 Sì per l’Acqua Bene Comune – Padova

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