La mafia nel Veneto #CementoArricchito

I loro analisti spiegano che è un bene che non se ne sia parlato in campagna elettorale. I loro esperti fanno capire che ci sono contratti (anche pubblici) “in essere”. I loro consulenti ricordano che finché dura il patto con i “colletti” tutto resterà davvero… impresentabile.
Fatti episodici, eventi singoli, responsabilità individuali, colpe univoche.

In Veneto la mafia non esiste, come in Sicilia un secolo fa.

Fine 2014: rimbalzano a Padova le carte dell’inchiesta su Carminati&coop, con i sigilli alle scarl Bellolampo e Terni. Sono due società riconducibili a Riccardo Mancini (ad di Eur Spa), arrestato per associazione mafiosa.

Dietro al camerata romano e Società generale rifiuti Srl spunta la padovana Intercantieri Vittadello Spa vicina alla fondazione di Gianfranco Fini come al “sistema” di Filippo Penati.

A gennaio, nell’ambito dell’indagine sul fallimento di Rizzi costruzioni, la Dda di Bologna arresta 6 residenti in Veneto, parte di una rete “mafiosa” con beni per 100 milioni di euro. E’ lo stesso filone di indagine che coinvolse tre anni fa Giovanni Barone, già socio “pro-tempore” nel 2011 di Faber Costruzioni, la nuova Edilbasso.

All’epoca, c’era da arricchirsi con il cemento armato dei cantieri che rimangono in piedi anche in caso di concordato preventivo. Oggi, è meglio fare da banca agli immobiliaristi in difficoltà, investendo in calcestruzzo “senza” prova di camorra.

Il problema è che non c’è alcun problema di ordine pubblico né di terrorismo, salvo intimidazioni. E che l’ambiente non interessa al territorio.

Però se cominciano a “parlare” poliziotti e commercianti

Di seguito, l’intervista con Rocco Sciarrone

 

di Chiara Spadaro, Sebastiano Canetta ed Ernesto Milanesi

Realizzato con il contributo dell’Ordine dei Giornalisti del Veneto – Premio per giovani giornalisti Massimiliano Goattin 2015. 

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