Ride With Us a Friburgo, città simbolo della ciclabilità

Doveva essere la tappa più dura, e lo è stata: partiti alle 8.30 siamo arrivati alle 19.45, dopo centoquaranta chilometri di pura avventura.
Partiti seguendo il lago e attraversando grandi campi di ortaggi (profumi di porri e cavolfiori) per scaldare i muscoli, poi (accompagnati dalle brume autunnali e da una insistente piogerrellina rinfrescante) è stato un susseguirsi di sorprese tra i boschi.
Tra ciclabili che si trasformavano in suggestive carrarecce fino a diventare labili “tracce” (o anche semplicemente a dissolversi nel sottobosco) abbiamo pedalato, ma anche camminato lungo stretti sentieri, spinto la bicicletta lungo ripidi prati, superato recinti, scavalcato abeti caduti, valicato ponti tutt’altro che ciclabili, pedalato veloci in discesa lungo una superstrada, insomma, fatto tutto quello che si può fare con una bicicletta.
Vorrei parlarvene per ore, tediandovi con mille dettagli… ma non c’è tempo, dobbiamo ripartire: provo a riassumere dicendo:
Bellissima, indimenticabile esperienza. Compreso l’arrivo in notturna a Friburgo: ci stiamo avvicinando alla meta, facendo sosta però in un’altra città simbolo della ciclabilità e della sperimentazione di nuove idee di città.

Stefano Munarin

La tappa più dura

Costanza-Friburgo era già sulla carta la tappa più dura, grazie ai suoi più di 140 km di distanza e le numerose salite lungo il tracciato.
Nel 2015, quando andammo a Parigi per la COP21, avevamo introdotto una tappa intermedia, così come avevamo inizialmente pianificato anche per il tour 2019.
L’esigenza di anticipare a giovedì il nostro arrivo a Brussels ci ha però costretti a “tagliare” una tappa e abbiamo così deciso di fondere le due con cui avevamo inizialmente collegato Costanza a Friburgo.
A causa di qualche problema fisico o semplicemente per prendersi un giorno di pausa all’interno di un tour senza sosta di circa 1.300-1.400 km particolarmente impegnativo per il fisico, Maurizio, Gabriele, Viviana, Gianpaolo, Roberto G. e Augusto optano di fare la tappa di metà percorso del tour in treno. Questo nel pieno spirito di Ride With Us, in cui ciò che importa non è l’impresa di completare tutto il tour in bicicletta, ma la logica di un evento aperto a tutti, in cui ognuno possa liberamente aderire, sulla base delle proprie possibilità ed esigenze.
I festeggiamenti per Halloween fino alle 3.30 del mattino proprio sotto le nostre finestre hanno disturbato il sonno di più di uno di noi, ma dopo un’abbondante colazione i 12 ciclisti che rimangono sono pronti alla partenza.
Oggi abbiamo toccato davvero il numero minimo di partecipanti e il gruppo più snello si muove ovviamente con maggiore agilità, concedendosi delle velocità di crociera un po’ più alte rispetto all’usuale.
Il cielo è nuvoloso e minaccia una pioggia che senza dubbio ci regalerà nel corso della giornata.
Dopo una trentina di km pianeggianti abbandoniamo la vista del lago e ci addentriamo nell’entroterra. Il caso vuole che per la sosta caffè ci fermiamo in un locale denominato “La gondola”, dove tra quadri con vista di Piazza San Marco e del Ponte di Rialto ci sentiamo a casa. Non possiamo però fermarci troppo a chiacchierare con la proprietaria che, grazie alla nonna, ha un quarto di sangue della provincia di Venezia e risaliamo in bici pronti ad affrontare le prime salite.
E qui inizia l’avventura.
Le pendenza significative e la lunghezza delle salite mettono subito alla prova i muscoli delle nostre gambe, che hanno ancora in memoria gli sforzi delle due tappe alpine. Il percorso ci promette quattro salite simili, che sembrano descrivere un’onda regolare sul tracciato e poi, verso l’85 km, l’ultima ascesa di circa 400 m di dislivello. La parte finale ci promette anche gli splendidi paesaggi della foresta nera, ma non siamo certi che riusciremo a goderceli appieno per la prevedibile stanchezza e, forse, per il calare del sole.
La pioggia arriva verso metà del primo gruppo di salite. Decidiamo di affrontare anche quella più impegnativa prima della pausa pranzo, per non trovarci a farla con la pancia piena.
Un errore su un passaggio non chiarissimo del tracciato ci porta però in un tratto di pista morta. Dobbiamo inventarci un tracciato alternativo, spingendo prima le biciclette su un tratto ripido di collina, per poi inventarci un percorso alternativo tra i campi alla ricerca di una pista battuta che ci possa riportare sulla nostra traccia originale.
La scelta di pranzare solo al termine della salita, corretta sulla carta, ci fa arrivare sulla cima completamente vuoti di energia e nel tratto successivo alla ricerca di una locanda siamo tutti in fila indiana, in silenzio e infreddoliti che facciamo fatica a pedalare con il vento contrario, compagno indesiderato di viaggio per buona parte della giornata.
Dopo una bella zuppa calda ripartiamo, convinti che la parte più difficile sia già passata, ma il tratto di bosco, meraviglioso in termini di paesaggio ed emozioni, ci regala un’altra brutta sorpresa.
Stavolta è proprio il tracciato che seguiamo alla lettera a portarci in una situazione poco piacevole. Quello che sulla carta doveva essere un percorso ciclabile si è in realtà rilevato come un sentiero ripido e scosceso, attraversato da radici scivolose e foglie bagnate. Impossibile percorrerlo in bici e non ci resta che accompagnarle a mano, Come se non bastasse a metà percorso troviamo un paio di alberi caduti sulla pista e questo ci costringe ad un complicato passaggio delle nostre bici pesanti.
Perdiamo molta quota, finche non arriviamo sul torrente alla base della gola, dove dobbiamo attraversare un ponte con dei gradini di ferro scivolosi e ripidi. Al di la del ponte ci aspetta un’ascesa altrettanto ripida per risalire il crinale opposto.
Troviamo finalmente un tratto con fondo pedalabile che spinge alcuni a cantare dalla gioia, ma inizia a fare buio e ci restano ancora 40 ore raggiungere la meta.
Il tracciato ci porta nella superstrada per Friburgo che percorriamo nella notte per diversi km in discesa con macchine e camion che ci sollevano aerosol dalla trada bagnata.Abbandoniamo finalmente la strada trafficata per addentrarci nel buio pesto per una discesa in mezzo al bosco dove dobbiamo fare buon uso delle nostre doti di equilibrio. Arriviamo finalmente sul piano dei paesi limitrofi di Friburgo sove la pedalata si scioglie ed infine nella magnifica ciclabile che ci porta dentro la città. Una sorta di autostrada per le biciclette, larga, con un fondo perfetto e delle curve morbid e ci trona alla mente la sfida virtuosa tra Costanza e Friburgo per la migliore ciclabilità.
La bella ciclabile è proprio l’ideale per ritrovare il piacere della pedalata e metttere in archivio le difficoltà della giornata.
La cena è l’occasione per salutare Roberto, Nadia e Maurizio (le cui conseguenze della caduta lo costringono ad abbandonare il giro) che ci lasciano e 7 nuovi compagni di viaggio che si uniscono a noi per le ultime tappe.
Daniele Pernigotti
Immagini di Stefano Munarin

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