Grandi Navi: la crisi di Governo affonda anche le soluzioni

E’ come quando alla roulette tutti i giocatori puntano o sul rosso o sul nero, ed invece esce lo zero e, tra la sorpresa generale. il banco sbanca. La crisi di governo ha avuto come prima conseguenza locale proprio quella di far saltare il vertice previsto per domani primo ottobre che aveva il compito di valutare le possibili soluzioni alla questione delle Grandi Navi. Manifestazioni, dibattiti, proposte, scontri verbali anche violenti… tutto alla malora, assieme al Governo delle larghe intese. Per essere più precisi, l’iter burocratico non si farà fermare neppure dalla crisi. Le audizioni previste, dal Governatore Luca Zaia a Paolo Costa, presidente dell’autorità portuale, dai rappresentanti dell’associazione armatori al sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni, andranno avanti come da tabella ma, in assenza di un Governo capace di ascoltare prima e decidere dopo, tutto sarà solo una grande perdita di tempo. La faccenda ha fatto girare non poco i cosiddetti al sindaco Orsoni: “E’ con incredulità che voglio sottolineare l’atteggiamento irresponsabile dei ministri dimissionari che non tiene minimamente conto delle difficoltà che sta vivendo il nostro Paese e il momento delicato che stanno attraversando gli enti locali. Siamo di fronte a una classe politica che non è degna di questo Paese. Chiedo che siano ugualmente adottati i provvedimenti che interessano i Comuni per evitare gravissime conseguenze sui loro bilanci derivanti direttamente dalla mancata adozione”. Navi a parte, la partita riguarda anche il bilancio del Comune che, dopo aver fatto i proverbiali salti mortali per quadrare il cerchio, adesso non sa più come chiudere.
La crisi ha preso in contropiede anche i Pro Grandi Navi. Più che un comitato o una associazione si tratta di un gruppo di lavoratori del settore, impegnati a difendere lo status quo dietro motivazione del tipo: “Non è vero che le grandi navi inquinano”, “Le crociere portano benessere a tutta la città” e “Senza le grandi navi a Venezia non verrebbero più turisti”.

Durante la manifestazione, in orario di lavoro e regolarmente retribuita, organizzatagli da Cruise Venice, venerdì 27 davanti al municipio, i loro portavoce hanno incontrato il sindaco Orsoni che ha ribadito che l’amministrazione non ha competenza sulle acque e che comunque intende sostenere le possibili alternative atte a salvaguardare il lavoro ma anche la laguna. Una posizione inaccettabile per chi ha come obiettivo solo il mantenimento dell’attuale situazione. E così Orsoni è stato apostrofato “un sindaco dei no-global che ci prende in giro”. Tanti cartelli, tanti slogan per dire che sarebbero rimasti a tenere il presidio sino a che non sarebbero state accolte le loro rivendicazioni, per poi smobilitare tutti insieme e puntualmente alle ore 13,30, alla fine dell’orario di servizio.

Ma crisi o non crisi, un attimo di riflessione e di abbassamento dei toni, non può che giovare a chi in merito alla questione delle Grandi navi cerca una soluzione praticabile e, per quanto possibile condivisa, volta a tutelare prima di tutto l’ecosistema lagunare. A questo proposito, riportiamo il comunicato firmato dall’assessore all’ambiente Gianfranco Bettin.

“Chi, a Venezia e sotto gli occhi del mondo intero, subordini la tutela dell’ambiente, dell’ecosistema lagunare, agli interessi dei giganti della crocieristica, anche se animato dalle migliori intenzioni finirà per creare gravi danni alla città e alla stessa attività che vorrebbe difendere.

Proporre soluzioni che rinviino di anni i primi provvedimenti concreti, significa infatti esasperare un clima che, giustamente, vede l’opinione pubblica più vasta sempre più preoccupata per quanto succede, di fronte alla scena dei transatlantici a San Marco, ai guasti certificati che provocano e ai rischi potenziali che si corrono.
Altresì, proporre soluzioni che implichino pesanti manomissioni della laguna, del suo equilibrio idrogeologico, significa continuare ad alterare un quadro già gravemente compromesso, in particolare proprio nella laguna centrale.
Non c’è ricatto politico o economico, non c’è manifestazione di categoria, di interesse particolare, non ci sono pubblicità a pagamento né infami campagne intimidatorie e personalizzate, compresi gli investigatori privati assoldati allo scopo, che possano far passare simili proposte né in città né in Italia, né di fronte all’Europa e al mondo.
Per questo, oltre che sbagliate sono proposte perdenti che screditeranno, in prospettiva, un’impresa che ha invece bisogno di essere ricondotta a un profilo sostenibile.
Porto Marghera può invece rappresentare un passo importante in questa evoluzione, dando una prima risposta anche se ancora parziale e consentendo di avere il tempo necessario sia per misurarne fino in fondo le implicazioni specifiche (a partire dalla compatibilità con la vocazione industriale e portuale commerciale dell’area, che va ribadita) sia per valutare ogni altra possibile alternativa senza, tuttavia, lasciare intanto insopportabilmente tutto come sta.
Se ognuno farà razionalmente e limpidamente la propria parte, faremo tutti un passo avanti, gradualmente ma in tempi certi, senza perdere tempo, senza perdere la storica opportunità di tornare a legare insieme virtuosamente i destini dell’ecosistema e di un’attività da secoli presente che necessita oggi di un positivo ripensamento”.

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