Una mail bombing alla regione per fermare l’inceneritore di Fusina

La scorsa settimana la Commissione VIA regionale ha dato il proprio nulla osta al nuovo inceneritore, ora nel giro di qualche settimana potrebbe arrivare l’autorizzazione definitiva. La battaglia dei comitati, delle associazioni ambientaliste e di tanti cittadini/e entra ora nel vivo. Partiamo subito con questa prima azione di mailbombing rivolta al Presidente della regione Luca Zaia. 

Ti chiediamo di partecipare e di diffondere da oggi fino al 2 giugno.

Copia entro il 2 giugno il messaggio qui sotto e spedisci dalla tua mail a luca.zaia@consiglioveneto.it e presidenza@regione.veneto.it

 

Alla gentile attenzione del Presidente della regione Veneto Luca Zaia

Presidente Zaia, in questi ultimi tre mesi la minaccia del Covid ha fatto capire a tutti come la salute viene davvero prima di tutto sempre; ora le chiediamo di difendere la nostra salute per i 30 anni futuri semplicemente bloccando il progetto del nuovo inceneritore da 67,9 MWt organizzato su tre forni proposto dalla società Ecoprogetto srl (partecipata di Veritas) a Fusina. Se questo progetto dovesse ottenere l’autorizzazione finale dalla Regione Veneto , tutta la popolazione del territorio metropolitano di Venezia e parte di quello delle province limitrofe (almeno 1 milione di persone) subirà quotidianamente gli effetti di inquinanti molto tossici e cancerogeni (diossine, Pfas, metalli pesanti,polveri sottili e ultrasottili, ecc) sia per via respiratoria sia anche attraverso la catena alimentare.

La strada maestra è quella della riduzione dei rifiuti e del riciclo di materia così richiesto dalla Comunità Europea con le Direttive sull’economia circolare del 2018. E’ bene ricordare che proprio a seguito di queste direttive, l’incenerimento (con o senza produzione di energia) è da considerarsi come forma di smaltimento al pari delle discariche e non più forma di recupero.

In tutto il Veneto, l’implementazione della raccolta differenziata spinta ha fatto diminuire drasticamente la produzione di rifiuto urbano residuo (RUR), ma rimane ancora molto da fare soprattutto nel bacino veneziano che per percentuali di differenziata e produzione pro capite di rifiuto è tra gli ultimi della regione.

Puntando su riduzione e riciclo, con minori investimenti rispetto al nuovo inceneritore, si possono ottenere risultati significativi in brevissimo tempo (2-3 anni) con enormi vantaggi sul piano ambientale e della salute pubblica, ma anche sul piano occupazionale. In concreto riteniamo che tra le azioni da perseguire con maggiore decisione, soprattutto nel bacino veneziano, ci siano le seguenti:

– campagne di educazione e sensibilizzazione sistematica dei cittadini a tutti i livelli;

– creazione di centri di riuso decentrati sul territorio, in particolare per mobili, ingombranti e RAEE;

– accordi con la grande distribuzione per la riduzione degli imballaggi e dei prodotti usa e getta;

– recupero delle eccedenze alimentari;

– adozione di buone pratiche per la riduzione e il riciclo dei rifiuti nella pubblica amministrazione (secondo quanto indicato dai CAM), nel settore turistico e nel terziario;

– adozione di buone pratiche per gli eventi (sagre, fiere, eventi sportivi) per ridurre drasticamente la produzione di rifiuto, e più in generale gli impatti ambientali;

– raccolta porta a porta o comunque sistemi di raccolta differenziata spinta in tutti i Comuni;

– obbligo di separazione della frazione umida da quella residua;

– recupero della biomassa legnosa da rifiuto tramite compostaggio aerobico o sviluppo di filiere del legno;

– implementazione di raccolte separate e relative filiere di recupero per alcune categorie di rifiuti (es. pannolini, ingombranti);

– inertizzazione e stoccaggio, dopo essicazione ,dei percolati di discarica e dei fanghi di depuratori civili contaminati da PFAS e altre sostanze pericolose;

– fissare tariffe puntuali per il secco per scoraggiarlo e sanzioni significative per chi non differenzia;

– sviluppo della ricerca su impieghi alternativi delle frazioni residue in collaborazione con le Università;

Con queste azioni, e considerato il temporaneo ma drastico calo della produzione di rifiuti a seguito degli effetti provocati dalla pandemia, si potrebbe arrivare a produrre una quantità molto ridotta di frazione residua comunque non adatta ad essere incenerita, evitando così la produzione di CSS e la necessità di nuovi impianti di smaltimento. Per il CSS attualmente prodotto e stoccato esistono comunque diverse possibilità di gestione anche attraverso l’impiego di impianti esistenti.

Questo progetto è di rilievo regionale e la sua approvazione dipende dall’Ente da lei presieduto, ma ad oggi non ci risulta una sua personale presa di posizione in merito.

Inoltre non è tempo di buttare 100 milioni per costruire nuovi impianti nocivi che vanno nella direzione opposta di quella richiesta dalla Comunità Europea.

Lei può fare molto semplicemente sospendendo la conferenza di servizi e l’iter autorizzativo in corso, e aprendo una fase di confronto vero con tutti gli enti interessati, con le associazioni portatrici di interessi diffusi e con i cittadini, visto e considerato che le limitazioni imposte dall’emergenza sanitaria hanno di fatto impedito un dibattito esteso e partecipato. Solo così sarà possibile trovare soluzioni condivise che siano meno costose e meno impattanti per l’ambiente e per la salute, rispetto a quanto proposta da Ecoprogetto srl.

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