Cristiano Gasparetto: “Un porto off shore, lontano dal Cavallino, è una soluzione provvisoria. In attesa di ridiscutere il gigantismo navale”

Cristiano Gasparetto è architetto e membro del direttivo di Italia Nostra di Venezia

Grandi Navi e laguna, sono due cose assolutamente incompatibili?
Le grandi navi, delle quali va definita la dimensione ma certamente sopra le 40 mila tonnellate stabilite dal decreto Clini-Passera, sono assolutamente incompatibili con la laguna e devono restare in mare. Lo sono per l’inquinamento atmosferico (fumi, radiazioni, onde), per il pericolo diretto di incidenti, per la demolizione della morfologia lagunare e lo smantellamento di quanto costruito, per il carico turistico aggiuntivo senza controllo.

Con una ipotetica chiusura della marittima, i lavoratori e le Compagnie di navigazione temono ricadute occupazionali nel settore crociere. Che ne pensate?
La Marittima non deve assolutamente chiudere ma attrezzarsi per le navi inferiori alle 40.000 tonnellate e per tutti gli altri tipi di natanti compatibili con la laguna fornendo i servizi e le strutture necessarie al loro permanenza. Negli spazi che si liberano sarà possibile una utilizzazione cittadina per quelle funzioni che oggi la città d’acqua non può offrire al suo interno (ad esempio spazi per giovani, per grandi eventi, per fiere, mostre, concerti, ecc.).  Un porto nuovo in mare offre la stessa occupazione di quello oggi in Marittima, la cui occupazione in loco diviene aggiuntiva. Pure aggiuntiva è l’occupazione per allestire il porto in mare e per i suoi servizi di sostegno. Nuova occupazione al fine servirà per ristrutturare e gestire il Porto in Marittima con le nuove funzioni marinare e quelle a favore della città.  In definitiva molta più occupazione.

Salvaguardare occupazione e ambiente  insieme. E’ possibile?
Non solo è possibile che salvaguardia, ambiente e occupazione stiano assieme ma è la solo possibilità per una riconversione del sistema produttivo che rilanci produzione e occupazione. Una nuova occupazione si costruisce sul risanamento ambientale, sui servizi e le salvaguardie per la sua conservazione, sulla ricerca – anche innovativamente avanzata – per  una sua diversa utilizzazione (una specie di new-deal americano dopo la crisi del ’29).

Lo scavo del Contorta e il dirottamento delle Grandi Navi lungo il canale dei Petroli potrebbe rivelarsi una soluzione accettabile?
Lo scavo del canale Contorta, come quello di qualsiasi altro canale in laguna, non può in alcun caso essere una soluzione ma distrugge definitivamente la laguna in quanto tale, aumentando la perdita di sedimenti in mare, rafforzando correnti distruttive della sua morfologia, già compromessa dalle opere del MoSE. Di fatto trasformando la laguna in un braccio di mare con le terribili conseguenze che questo comporta.

Un porto offshore come nel progetto De Piccoli potrebbe essere una risposta o semplicemente scarica il problema sul Cavallino?
I porti galleggianti previsti in bocca di porto, nel mare fuori dell’isola del MoSE, sono una possibilità alternativa ma, perché non spostino i problemi sul Cavallino, bisogna che siano distanti dalla sua costa, non abbiano nessun rapporto fisico con il suo territorio per evitare un nuovo carico della mobilità su gomma, siano alimentati dalla centrale elettrica del MoSE per evitare inquinamenti atmosferici, di onde elettromagnetiche e simili. Di fatto navi alla fonda con motori fermi collegate via acqua con Venezia.

In caso contrario, dove potrebbero ormeggiare le Grandi Navi?  
Se non si vuole questa soluzione, le grandi navi dovranno trovare nuovi approdi in mare. Sono possibili nuovi porti galleggianti fuori della costa o in altre bacini portuali esistenti.
Il gigantismo navale però comincia già ad essere messo in discussione al proprio interno e questo potrà riaprire la questione. Un porto galleggiante fuori della laguna è di per sé “provvisorio”, costa meno di uno fisso, può essere modificato e, all’occorrenza, smontato e venduto e portato altrove.

Che ne pensate della soluzione porto Marghera?
La cosiddetta “soluzione Marghera” non è una soluzione, neppure provvisoria. Le enormi navi crociera dovrebbero passare nel canale dei  petroli già sovraffollato da tutte le navi da trasporto (porta conteiners, petroliere, gasiere, porta rinfuse, ecc:) rendendo immediatamente necessario, per motivi di sicurezza siappur minimi,  il suo allargamento e la costruzione di argini in pietra proibiti dalle Leggi vigenti. Le navi, per il loro numero e le loro dimensioni, continuerebbero a demolire la morfologia lagunare sollevando sedimenti che si disperderebbero ancor più direttamente in mare. Le banchine d’attracco a Marghera non sono sufficienti al nuovo traffico, i terreni sono inquinati; in altre parole sarebbero necessarie opere trasformative, grandi per  strutturazione e costi, che le renderebbero comunque permanenti come i danni alla laguna, al di là della proclamata transitorietà.

Come giudicate la politica dell’amministrazione comunale sulla questione?
La politica dell’Amministrazione Comunale è stata inadeguata sull’intera questione, assumendo posizioni contraddittorie e timide per la mancanza di una visione strategica della portualità soprattutto in relazione ai limiti e le possibilità che la città di Venezia pone in ragione delle proprie caratteristiche. L’Amministrazione non ha dato seguito all’art. 34 bis inserito, su richiesta ambientalista, dal Consiglio Comunale nel PAT, che prevedeva, in tempi ormai scaduti, analisi, studi e verifiche –garantite come indipendenti dai poteri-  al fine di individuare una strategia per le crocieristica con trasformazioni garanti di occupazione e ambiente.

Che futuro sognate per la laguna di Venezia?
Non è questione di sognare un futuro per la laguna ma di prendere ad esempio i modi con quali nel passato la Repubblica veneziana è riuscita a utilizzarla per le gli usi dei suoi abitanti, continuamente modificandola per poterla conservare come laguna: una salvaguardia viva di un sistema naturale fortemente antropizzato.

Cosa si può fare?
E’ necessario costruire un continuo rapporto con i cittadini per conoscerne le istanze, le proposte e con loro, in vigile presenza, attuare le trasformazioni rese necessarie da un crocierismo fuori misura: modo complesso ma molto efficiente politicamente del quale si è persa, forse, anche la memoria.

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