Silvio Testa: “Non sostengo nessun progetto. Serve un percorso logico per risolvere il problema su tutti i suoi aspetti”

Silvio Testa è l’autore del pamphlet “E le chiamano Navi”. E’ giornalista e già portavoce del Comitato NO Grandi Navi – Laguna Bene Comune

Grandi Navi e laguna, sono due cose assolutamente incompatibili?
C’è una soglia di incompatibilità, già superata, come dimostra la laguna centrale praticamente ridotta a un braccio di mare per la presenza di grandi canali di navigazione solcati da navi che innescano processi erosivi per i quali si perdono ogni anno in mare circa 700 mila metri cubi di sedimenti.

Con una ipotetica chiusura della marittima, i lavoratori e le Compagnie di navigazione temono ricadute occupazionali nel settore crociere. Che ne pensate?
Nessuno pensa di chiudere la Marittima, o almeno non il Comitato NO Grandi Navi. La Marittima dovrebbe mantenere il suo ruolo di terminale croceristico per le navi compatibili col recupero morfologico della laguna e semmai venire parzialmente convertita a attracco per gli yacht e a funzioni direzionali, di ricerca, residenziali.

Salvaguardare occupazione e ambiente insieme. E’ possibile?
Certo che è possibile, anzi il recupero ambientale potrebbe essere esso stesso una grande occasione occupazionale, né si vede perché grandi progetti debbano essere necessariamente ostili all’ambiente. E’ che l’imprenditoria italiana e la finanza speculativa non brillano certo per attenzione ambientale, favorite da autorità nella migliore delle ipotesi miopi e nella peggiore colluse.

Lo scavo del Contorta e il dirottamento delle Grandi Navi lungo il canale dei Petroli potrebbe rivelarsi una soluzione accettabile entro determinate condizioni?
No. Si è già visto quali sono le condizioni: l’arginatura dell’intero percorso con dighe in pietrame, proposta dall’Autorità Portuale. In pratica la divisione della laguna in due bacini.

Un porto offshore come nel progetto De Piccoli potrebbe essere una risposta o semplicemente scarica il problema sul Cavallino?
Io non sostengo alcun progetto ma un percorso logico per arrivare a risolvere il problema del crocerismo (e in genere della portualità) a Venezia: si definisca una soglia di compatibilità (stazze, dislocamento, pescaggio, eccetera) finalizzata al recupero morfologico della laguna e poi, se la portualità e il crocerismo compatibili non garantiranno in Marittima e negli attuali attracchi commerciali quell’indotto che la città riterrà di volere, si definisca con una valutazione del carico turistico che Venezia è in grado di reggere quante navi si vogliono; solo una volta stabilito quali navi e quante navi dovranno continuare ad arrivare a Venezia, sarà possibile affrontare il tema di dove eventualmente creare un nuovo porto off shore;

Che ne pensate della soluzione porto Marghera?
Non la vedo molto diversa dal progetto di scavo del Contorta, mantiene in laguna tutte le criticità (gravissimo inquinamento in primis), non consente di affrontare il recupero morfologico della laguna, aumenta a dismisura il rischio di incidenti per la commistione pericolosa di traffici commerciali, industriali, passeggeri, in un Canale dei Petroli già costipato. Anch’essa comporta l’arginatura del percorso;

Come giudicate le politiche delle diverse Istituzioni, ad ogni livello, comunale, regionale e nazionale?
Miopi, poco previdenti, assolutamente non rispondenti alla complessità del problema e finalizzate solo a togliere le navi dal Bacino di San Marco (che certo va fatto) senza risolvere alcuna delle molte criticità del crocerismo (inquinamento, rischi, erosione di rive e fondali, carico turistico). Il tutto fondato su valutazioni economiche che sfiorano il luogo comune e senza valutare che un modello diverso di crocerismo potrebbe portare comunque ricchezza e lavoro;

Che futuro sognate per la laguna di Venezia?
Quello che certamente sarà, è solo questione di tempo: aumento del livello del mare, Mose alle bocche di porto, crescente gigantismo navale metteranno in crisi il Porto dentro la laguna e per salvarlo autorità previdenti dovrebbero cominciare a pianificare già ora soluzioni off shore, anziché proporre devastanti progetti in laguna. Con l’estromissione del Porto sarà finalmente possibile porre mano al recupero morfologico di un ambiente delicatissimo e di bellezza senza eguali.

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