C’è un’emergenza più grave del Coronavirus

[di Donatella Liuzzi per Giudizio Universale] Sono giorni di tensione globale per l’epidemia di Coronavirus di cui tanto si è detto, spesso sbagliando. Tra teorie del complotto militare, in cui la Cina avrebbe deliberatamente rilasciato il virus per decimare la popolazione e l’allarme  per cui il virus sarebbe arrivato in Italia – smentito da Pagella Politica –  una mappa aggiornata in tempo reale conferma che l’epidemia è fortemente concentrata in Cina e che gli altri paesi toccati dal virus hanno un numero, fortunatamente, molto basso di contagiati.

La psicosi che ha coinvolto la popolazione, spingendola ad assaltare le farmacie in cerca di mascherine per proteggersi dal contagio e a disertare i ristoranti cinesi, ha contribuito ad alimentare una diffusione mediale e una narrazione dell’epidemia scorretta e confusa, con annessi episodi di razzismo.

E se questa risposta alla paura di essere sotto minaccia fosse uguale quando si parla di cambiamenti climatici?

È la vera emergenza globale di questo secolo, e se ne parla ininterrottamente da anni: la scienza si è pronunciata, come per il virus, la società civile, in special modo i giovani e le giovani si sono mobilitati – in questo caso in maniera diversa rispetto alle mobilitazioni per l’epidemia. Gli effetti del cambiamento climatico sono tangibili, ma si tende a non percepirli come una minaccia reale: eventi meteorologici estremi, incendi che hanno distrutto i polmoni verdi della terra, temperature impazzite e sempre più persone costrette ad abbandonare la terra in cui vivono perché insalubre.

The Lancet Countdow on Health and Climate Change report, pubblicato qualche giorno fa, ribadisce che il clima sta cambiando e gli effetti sulla nostra salute sono devastanti, per noi e per le nuove generazioni, che saranno soggette a malnutrizione, malattie infettive e patologie respiratorie.

L’Italia continua a sforare pericolosamente – e sistematicamente – i limiti di PM10, con città sempre più inquinate: sempre secondo Lancet, siamo undicesimi nel mondo per mortalità da polveri sottili. Nel 2016 sono state  45.600 le morti premature da Pm2.5’ con una perdita economica di oltre 20 milioni di euro, la peggiore in Europa.

Allora perché non si è così spaventati da questi scenari, che prevedono danni irreparabili, morte e minaccia i nostri diritti fondamentali? Perché non siamo così preoccupati dai cambiamenti climatici ma il mondo ha risposto alla minaccia del Virus mobilitandosi immediatamente?

A cambiare, tra le due minacce, sono le percezioni e gli atteggiamenti.

Si percepiscono i cambiamenti climatici in maniera distaccata, frutto di un racconto altrettanto sbagliato che inizia tra i banchi della politica e passa per i giornali; un racconto che utilizza i termini sbagliati per una minaccia che invece andrebbe raccontata senza filtri. La scienza ce lo ha detto: il cambiamento climatico è la causa dei fenomeni meteorologici estremi (e non maltempo) che allagano Piazza San Marco e fanno segnare record assoluti di acqua alta. E purtroppo, anche di morti.
Non si ha percezione della colpa di tutto ciò perché una verità scomoda da accettare: la colpa è nostra. E’ la nostra civiltà che allaga piazze, alza vertiginosamente le temperature e renderà la vita su questo Pianeta sempre più difficile.

La percezione che si ha dei cambiamenti climatici e le conseguenze sulle nostre vite non ci sembrano qualcosa che può renderci vulnerabili nel giro di ore, giorni: se la stessa narrazione d’urgenza per il virus fosse utilizzata per il clima che cambia, se si modificasse il modo in cui si parla e si intende ciò che stiamo vivendo, avremmo forse percezione di qualcosa che sta accadendo ora. E che ha bisogno di azioni immediate perché mentre il Virus è stato isolato e tutto il mondo si sta impegnando a trovare una cura, i cambiamenti climatici non solo non si arrestano, ma si acuiscono e le conseguenze sono davanti ai nostri occhi.

Percezione, ma anche atteggiamento: si interrompono le rotte aeree mentre il nostro governo continua a sostenere il fossile, confermando attraverso la “Finanziaria 2020” €474 milioni di agevolazioni per chi estrae petrolio e gas. Ci preoccupiamo di chi ci tossisce affianco mentre la nostra classe politica ha redatto il PNIEC – Piano Nazionale Integrato per l’Energia e Clima dove si impegna a ridurre le emissioni del 22% entro il 2020 e del 37% entro il 2030, nonostante l’IPCC abbia chiesto già nel 2007 a Paesi sviluppati come il nostro sforzi maggiori. Non sembrano preoccupati per i ghiacciai che si sciolgono, della perdita di biodiversità perché non ci risultano tangibili, eppure sono davanti ai nostri occhi quotidianamente. E questo forse è ancora più angosciante.
La mobilitazione per il clima deve restare un punto fisso nell’agenda civile e politica: l’Italia si sta muovendo lentamente per contrastare gli effetti del climate change, ma noi no. 

Abbiamo deciso di utilizzare il più democratico degli strumenti: la giustizia, e lo faremo per ricordare al nostro Stato che sul clima e sul futuro nostro e delle generazioni che verranno non si può più far finta di niente.

Siamo stati tra i primi in Europa a isolare il virus, sinonimo di impegno costante nella ricerca di soluzioni che possono arrestare una terribile epidemia che conta, ad oggi, 492 vite perse: dobbiamo pretendere la stessa passione e attivazione nella ricerca di soluzioni per un pianeta che stiamo perdendo. 

Tratto da Giudizio Universale

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