L’Europa chiama Venezia

di Silvia Zanini – La nostra laguna è un territorio unico tutelato e caratterizzato da un intreccio di competenze e saperi  tecnici resi necessari dalle peculiarità proprie di un ecosistema che è forse tra i più studiati al mondo.
Esistono normative speciali finalizzate alla sua tutela ma, nonostante ciò, abbiamo assistito, sopratutto negli ultimi anni, ad una serie di scempi intollerabili (che vanno oltre il tanto chiacchierato Mose ed il nuovo Canale Contorta).

L’Europa offre da decenni strumenti normativi fortemente connessi a Venezia e alla sua laguna. Se ne è parlato con competenza in un interessante incontro svoltosi venerdì 27 marzo, in sala San Leonardo, in un dibattito pubblico “Europa chiama Venezia” centrato proprio sulle direttive comunitarie e sul governo del sistema lagunare. Sono intervenuti Lorenzo Bonometto (società. Veneziana di Scienza naturali) sulle Direttive “Habitat” e “Uccelli”, Maurizio Ferla (dirigente ISPRA Laguna) sulla Direttiva “Strategia per l”ambiente marino” e Antonio Rusconi (Gruppo 183) sulle Direttive “Acque” e “Alluvioni”. Ha coordinato Armando Danella (Ass. AmbienteVenezia).

Con la Direttiva Uccelli (1979) e con la successiva Direttiva Habitat (1992), competenze prima sconosciute sono divenute d’un tratto obbligatorie.  Un salto culturale che l’Italia ha dovuto necessariamente riconoscere e far proprio.  Un salto istituzionale che ha imposto la nascita e la preparazione di figure professionali nuove.

Strumenti normativi come questi devono essere sfruttati al massimo e addirittura superati per non permettere che la loro specificità si trasformi in un limite per la protezione e la valorizzazione dell’habitat lagunare: è necessario affrontare adeguatamente, ad esempio, l’argomento relativo all’integrazione tra valori naturali e storici, non trattato dalla Direttiva europea ma centrale per la nostra città e per le sue eccellenze archeologiche ed architettoniche.

Bisogna usufruire al meglio degli strumenti di tutela, applicando la relativa disciplina correttamente ed in buona fede, non permettendo più che accadano episodi di raggiro come è avvenuto ieri col Mose (e con le vicende relative alla sua unica VIA -Valutazione di Impatto Ambientale- negativa) e come sta accadendo oggi col Canale Contorta, la cui VINCA (Valutazione di Incidenza Ambientale) prende in considerazione solo la zona lagunare che va dall’inizio del Canale Contorta agli Alberoni, ignorando deliberatamente quella che si estende fino al Ponte della Libertà: il Canale della Giudecca e il Canal Grande rimarrebbero così l’unico ricambio d’acqua della città e 1.500 ettari di habitat prioritario andrebbero in degenerazione, con estati caratterizzate da morie di pesci, fetori maleodoranti e invasioni di chironomidi.

Una fogna a cielo aperto patrimonio mondiale dell’UNESCO.

E’ necessario gestire e disciplinare in un’ottica di tutela le attività umane che hanno i maggiori impatti sulla biodiversità e sull’habitat marino (ovvero il turismo, la pesca, i trasporti, le estrazioni offshore e le tecniche di acquacoltura), dando attuazione alle previsioni della Direttiva europea sulla strategia dell’ambiente marino relativamente al concetto di “buono stato ecologico” (2008) e garantendo la diversità e la vitalità dei mari.

Bisogna risollevare la città partendo dalla sua stessa natura. Fare invertire la rotta ad una Venezia sofferente che, nonostante gli 11 miliardi di euro ricevuti dal 1984 al 2011 tramite le leggi speciali per l’attuazione del “piano generale degli interventi”, non è riuscita a fermare il degrado dilagante che l’ha messa in ginocchio.

Bisogna finalmente adeguare la legislazione speciale per Venezia ai contenuti della Direttiva europea sulle Acque (2000), rispettando il principio secondo il quale qualsiasi intervento non deve comportare il peggioramento dello stato ecologico dei corpi idrici: il progetto del Canale Contorta ne coinvolge ben tre. Il gioco delle compensazioni avrà nuovamente la meglio?

Questo è un vero e proprio appello alla futura amministrazione: riprendere in mano seriamente il tema “laguna” per Venezia e per i veneziani, facendo riemergere dai soliti giochi di potere questa tematica  e rendendola elemento portante dell’attività amministrativa.

E’ necessario dare un taglio netto al passato, alla corruzione, ai finanziamenti illeciti, alle scienze amiche, e optare per una cultura di riferimento scientifica diversa, che non strizzi l’occhio al vecchio sistema e che non lo vada a coadiuvare.

Abbiamo la possibilità concreta di far si che le cose cambino veramente e che questo sistema complesso di caratteristiche uniche proprie della nostra laguna venga tutelato a dovere.

Perché ciò sia possibile è necessario un lavoro continuo e paziente da parte di un’amministrazione che catturi e faccia propria questa indifferibile esigenza in maniera delicata, lasciando da parte il business delle grandi opere e investendo sulla libertà di ricerca.

Il candidato sindaco di Venezia Felice Casson, sul punto, ravvisa la necessità di riconoscere la laguna ed il suo ecosistema come un territorio che richiede una governance unica, responsabile degli interventi che scaturiranno dall’incontro delle diverse competenze racchiuse al suo interno.

Serve un Comune finalmente presente.

Serve un Sindaco che operi nel concreto sulla base di indicazioni date da tecnici specializzati e debitamente responsabili.

Serve una forza politica adeguata e sensibile.

Serve un approccio che renda queste delicate tematiche accessibili a tutti e che permetta così una forte partecipazione popolare, ad oggi indispensabile.

Serve un’amministrazione che renda tutto ciò possibile e concreto.

Perché se “Europa chiama Venezia”, “Venezia chiama Sindaco”.

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