Mose, lo scandalo è nell’opera

di Gianfranco Bettin – Con le dimis­sioni del sin­daco la crisi isti­tu­zio­nale vene­ziana rag­giunge il suo acme e insieme si chiude. Resta del tutto aperta la crisi poli­tica, etica e civile. La magi­stra­tura, invo­cata da anni, ha final­mente disve­lato anche agli occhi di chi non aveva mai voluto vederlo un mostruoso sistema di potere, di con­ni­venze e com­pli­cità, di cor­ru­zione, rea­liz­zato con la marea di denaro con­fe­rita dallo Stato al Con­sor­zio Vene­zia Nuova. A leg­gere i ver­bali degli inter­ro­ga­tori, le memo­rie, le inter­cet­ta­zioni, la mon­ta­gna di docu­menti e testi­mo­nianze che fon­dano l’indagine sul “sistema Mose” (che sarebbe meglio chia­mare sistema “Con­sor­zio Vene­zia Nuova”, anche se l’uno senza l’altro non sareb­bero mai potuti esi­stere), si scorre una sorta di “romanzo cri­mi­nale” dei nostri tempi, i cui pro­ta­go­ni­sti non sono bor­ga­tori o mala­vi­tosi del Brenta bensì più o meno for­biti pro­fes­sio­ni­sti, impren­di­tori, tec­nici, finan­zieri, poli­tici. Cri­mi­na­lità orga­niz­zata, comun­que: d’alto bordo, mani­po­la­to­ria e sedut­tiva oltre che cor­rut­trice e, alla biso­gna, inti­mi­da­trice. Anni­data nei luo­ghi del potere, della cul­tura, del culto, della ricerca, non meno che nelle segre­te­rie poli­ti­che e nei ver­tici e qua­dri di asso­cia­zioni di cate­go­ria, negli ordini pro­fes­sio­nali, nei “corpi inter­medi”, insomma nella cosid­detta società civile, spre­giu­di­cata e disi­ni­bita come poche altre in Ita­lia, que­sto spe­ciale tipo di “cri­mi­na­lità orga­niz­zata” non ha man­cato di ricor­rere allo stru­mento dell’ege­mo­nia pro­muo­vendo ric­ca­mente in tutto il mondo il pro­getto Mose.

Le cla­mo­rose vicende attuali, per assurdo, lo con­fer­mano. Lo scan­dalo non sem­bra nean­che lam­bire l’opera né le pro­ce­dure seguite per rea­liz­zarla. Anzi, improv­vidi poli­tici anche di nuova gene­ra­zione si pro­di­gano a lodarla e a chie­derne la rapida messa in fun­zione, sal­van­dola dallo scan­dalo. Ma lo scan­dalo è pro­prio l’opera, il Mose stesso. Non sanno, i per­du­ranti lau­da­tori, che pro­prio sulla sua effi­ca­cia vi sono auto­re­vo­lis­simi dubbi (messi a tacere o igno­rati gra­zie a quella potente e mel­li­flua dezin­for­ma­tsia), che l’impatto sull’ecosistema lagu­nare è già pesan­tis­simo, che i costi di gestione saranno per sem­pre altis­simi? Non si accor­gono che, cam­biati alcuni nomi, il sistema alla cui ombra è cre­sciuto quel mostruoso ancor­ché sua­dente potere è total­mente in piedi, (ad esem­pio, coin­cide con gli inte­ressi e i poteri legati al busi­ness delle grandi navi, intesi a per­pe­tuarlo con un nuovo deva­stante canale, opera da affi­dare al Con­sor­zio Vene­zia Nuova, senza gara e sotto il con­trollo — sem­bra uno scherzo — di quel Magi­strato alle Acque i cui ultimi due pre­si­denti sono ora nelle patrie galere)? La presa del potere da parte del Con­sor­zio Vene­zia Nuova, nei mini­steri e appa­rati romani e nella poli­tica locale e nazio­nale, è stata pro­gres­siva e per­va­siva, paral­lela alla cor­rut­tela e al cri­mine ambien­tale che produceva.

Libe­rare Vene­zia, cosa che non può fare la magi­stra­tura ma solo una nuova coa­li­zione civile e poli­tica, signi­fica ripu­lire e libe­rare buona parte d’Italia.

tratto da Il Manifesto