NUOVO PIANO REGIONALE RIFIUTI URBANI E SPECIALI

Il nuovo Piano regionale di gestione dei rifiuti urbani e speciali adottato dalla Giunta regionale il 5 marzo non ci piace.

Le azioni volte alla riduzione della produzione di rifiuto e alla incentivizzazione della raccolta differenziata, sono le solite generiche azioni buone nelle intenzioni, ma che appaiono come delle semplici raccomandazioni, piuttosto che veri e propri obblighi realmente incisivi per il raggiungimento degli obiettivi prefissati, che sono già di per sè limitati (solo il 70% di differenziata al 2020).

Si potevano prevedere meccanismi economici automatici di premiazione dei soggetti che, applicando le migliori pratiche, ottengono i migliori risultati in termini di riduzione della produzione di rifiuto e quantità di rifiuto riciclato, premiare insomma quelle amministrazioni che grazie alle pratiche virtuose messe in campo sono riuscite più di altre a ridurre la quantità pro capite di rifiuto prodotto e ad aumentare la differenziata e il riciclo; queste amministrazioni potrebbero essere ricompensate con agevolazioni sul costo del servizio di smaltimento, consentendo così la diminuizione del costo di tale servizio e conseguentemente delle bollette pagate dai cittadini.

Perchè non introdurre l’ obbligo della “tariffa puntuale” in tutti i comuni, ossia il calcolo della quota variabile della bolletta sulla base della quantità e qualità effettiva dei rifiuti prodotti, in modo direttamente proporzionale alla quantità di rifiuti urbani residui conferiti, stimolando in questo modo le singole famiglie a produrne di meno e a dividerli di più; tale sistema tariffario potrebbe sostituire la famigerata Tares, con un risparmio significativo per i cittadini. Si potrebbe inoltre prevedere un ulteriore sconto per le famiglie che praticano il compostaggio domestico.

Notiamo invece che nel nuovo Piano regionale le migliori gestioni comunali e la riduzione del rifiuto solido residuo, non influenza per nulla la riduzione della tassa o tariffa, la quale avrà una ulteriore impennata per le famiglie e le attività commerciali e industriali con l’ entrata in vigore della Tares.

La maggiore preoccupazione dei progettisti sembra essere quella di recuperare rifiuto necessario all’ attività di trattamento e produzione di CDR (ora detto CSS) e di incenerimento: si prevede la riapertura dell’ inceneritore di Verona ( Ca’ del Bue), il potenziamento di quello di Schio e resta invariata cioè non diminuisce,  nonostante l’ impegno dei cittadini nella raccolta differenziata e la diminuizione generalizzata del rifiuto prodotto, la quantità di rifiuti bruciati nell’ inceneritore di Padova, almeno fino al 2020, rinviando ad un futuro remoto la promessa chiusura della prima linea.

L’ inceneritore di Padova oltretutto brucia più rifiuti della sua potenzialità massima autorizzata 170.000 tonn./annue, infatti nel 2012 ha bruciato 184.297 tonnellate di rifiuti.

Si auspica la trasformazione dei cementifici in inceneritori di fatto o, comunque, in produttori di cemento frutto dell’ ingresso come materia prima di rifiuti, approffitando del fatto che questi impianti hanno limiti di emissioni molto più tolleranti rispetto gli inceneritori.

Non esiste nel Piano alcun accenno alla prospettiva “Rifiuti Zero”, ossia al percorso promosso da molti anni a livello internazionale dal prof. Paul Connett, che mira alla massimizzazione della riduzione dei rifiuti, del riuso dei beni a fine vita e del riciclaggio e alla minimizzazione, tendendo allo zero nel 2020, dello smaltimento, del recupero di energia e del recupero di materia diverso dal riciclaggio.

Concludendo, dal punto di vista di quanti difendono la salute e il territorio, le prospettive del Piano volte al riordino dell’ impiantistica nei modi sopra detti, anche grazie a valutazioni ambientali ” amiche”(vedi V.inc.a), destano molta insoddisfazione e preoccupazione.

Comitato Lasciateci Respirare Padova