Come se non bastasse la flotta! Attenti alle navi ma attenti anche alle “soluzioni”

Un proverbio veneziano recita “pezo el tacon che el sbrego”. Come dire che qualche volta il rimedio può essere peggiore del male. Lo sanno bene gli attivisti del comitato cittadino contro le Grandi Navi che sabato prossimo, 21 settembre, a partire dalle 14,30 si troveranno alle Zattere non solo per ribadire che Venezia è incompatibile con il passaggio di questi mostruosi grattacieli galleggianti ma anche che la soluzione del problema non può essere né lo scavo di canali alternativi né lo spostamento del terminal crocieristico in un’altra zona della laguna. Anche il numero chiuso, proposto dal ministro per l’Ambiente, Andrea Orlando, non farebbe altro che lasciare le cose come stanno, salvo evitare insostenibili affollamenti come quello previsto, per l’appunto, sabato, quando ben 12 maxi navi da crociera transiteranno a pochi metri da piazza San Marco.

La questione invece non sta nel numero. Dodici grandi navi sono insostenibili per il delicato ecosistema lagunare, esattamente quando una sola grande nave. Non si tratta di quantificare il danno ambientale ma di evitare il danno ambientale. “L’unica opzione accettabile – afferma in una nota il comitato – è l’opzione zero: fuori tutte le grandi navi da crociera dalle bocche di porto”

Quelle grandi navi che a Venezia portano solo inquinamento e devastazione. Nessuno sostiene ancora che un tale incontrollato flusso turistico – sabato sbarcheranno ben 30 mila persone, una ogni due veneziani – porti ricchezza alla città, considerando che sono tutti turisti da “pacchetto offerta” tutto compreso a bordo. A Venezia altro non rimane che pagare le spese senza guadagno alcuno.

Sono cose queste, che le stesse compagnie crocieristiche non possono non sapere. E proprio per questo sabato, rilanceranno la posta in gioco facendo arrivare questa specie di flotta di guerra in uno stesso giorno. Al tavolo delle trattative potranno così, bontà loro, abbassare le pretese fingendo di accettare “per amore della città” un numero chiuso che si accorda con i loro reali interessi.

Così come sarebbero disposti ad accettare lo spostamento del terminal in un’altra zona della laguna o lo scavo di un ulteriore canale dall’altra parte della Giudecca. “Pezo el tacon che el sbrego”, per l’appunto. A troppe persone, la crisi di un intero sistema non ha insegnato niente. Si persegue con la logica delle Grandi Opere, inquinanti e costose, che divorano ambiente e creano nuovi disagi, pur di non approdare a soluzioni più economiche e concrete, rispettose dell’ecosistema, ma che danneggerebbero i santi introiti delle grandi finanziarie.

Ve lo figurate lo scavo di un mega canale di 2 chilometri a fianco della Giudecca? Qualche milionata di spesa per trovarci con un’isola in mezzo alle correnti di una laguna che oramai è diventata un braccio di mare aperto. E in caso di incidente, cosa cambia se la nave si incaglia 100 metri più in là di piazza San Marco? Vogliamo davvero vedere altro “spettacolo televisivo” come il raddrizzamento della Costa Concordia in mezzo alla laguna? Farà anche audience ma preferiamo di no!

Per quanto riguarda il rilascio di polveri e ossidi di azoto, poi, che il terminal sia di qua o di là nella laguna, non cambia niente. Casomai, più è lontano dalle bocche di porto, maggiore è la strada da percorrere per la nave e più inquina.

Ed è anche per valutare la portata dell’inquinamento regalatoci da questi mostri del mare assai più pericolosi di un kraken, che sabato sarà una giornata memorabile.

L’assessorato all’Ambiente ha già chiesto la collaborazione di Arpav per monitorare accuratamente  l’eccezionale situazione che si creerà con il via vai autostradale delle 12 grandi navi. “Cercheremo di misurare in particolare il rumore, le polveri sottili e gli ossidi di azoto e di osservare gli spostamenti di masse d’acqua e le variazioni di marea che provocheranno queste navi – ha dichiarato l’assessore all’Ambiente, Gianfranco Bettin -. Si tratterà, in un certo senso, di un esperimento enorme sulla pelle viva dei veneziani, al quale, certamente, ci saremmo sottratti volentieri”.

“A questo proposito, nel ribadire che ogni verifica possibile sarà da noi compiuta quel giorno, chiediamo invece fin da ora a ogni autorità competente e in particolare alla Capitaneria di Porto e all’Autorità portuale se ritengono di poter accettare che tale situazioni si verifichi – ha concluso un preoccupato Bettin -. Se, in altre parole, certificano fin da oggi che quel giorno l’eccezionale addensamento di transatlantici a Venezia e il cumulo dei loro effetti ambientali non produrrà nessuna situazione di pericolo e di danno o se, invece, non ritengano di dover applicare fin da subito, fin da quel giorno, quel numero chiuso di cui si sta già discutendo”.