Terra e dignità. Incontro con i familiari dei 43 studenti messicani desaparecidos a Iguala

Da qualche parte, tra le sconfinate cuadras di Città del Messico, si trova la Cafeteria Zapatista. Un pugno di colori chiapanechi tra le lunghe e desolate calles periferiche del Districto Federal. E’ uno dei tanti cuori della rebeldia messicana. Quella rebeldia che sa resistere come si resiste da queste parti: con tanta determinazione quanta allegria.
Tra queste mura multicolori che inneggiano alla Comandanta Ramona e ad Emiliano Zapata, la carovana di Ya Basta incontra i familiari dei 43 studenti che proprio tre mesi or sono, il 26 settembre, furono “desaparecidos” dopo una manifestazione a sostegno della scuola pubblica a Iguala, nello Stato del Guerrero.

Sono padri, madri, fratelli di quei giovani che oramai nessuno ha ancora il coraggio di sperare che siano vivi. Reggono in mano grandi foto dei loro figli e fratelli scomparsi. Parlano come se fossero i loro cari a parlare per bocca loro. “Viviamo di mais e dei frutti della terra – dice un padre – e questo è il solo delitto che può essere imputato a noi e ai nostri figli. Volevano solo difendere la loro scuola di Ayotzinapa dove cercavano di costruire un futuro dignitoso per loro e per la nostra gente tutta”.

Le scuole normali rurali sono il solo orizzonte che si apre ai figli dei contadini indigeni. Sono nate nell’inizio del secolo scorso, sull’onda della Rivoluzione tradita, quella di Pancho Villa ed Emiliano Zapata, con lo scopo di alfabetizzare e preparare i figli dei campesinos alla vita pubblica e alla gestione dei campi. Le normali rurali dovevano essere la linfa vitale di quella democrazia dal basso – quella democrazia legata alla riforma agraria e alla fine del latifondo – per la quale Villa e Zapata si sono fatti ammazzare. All’inizio le scuole rurali erano tante. La loro esistenza dovrebbe essere garantita da un articolo stesso, il terzo, della Costituzione messicana. Oggi, ne sono sopravvissute solo una quindicina e sono sottoposte a provocazioni e attacchi continui da parte del Governo dello Stato e di quello Federale. “Covi di guerriglieri” e “nidi di bolscevichi”, le hanno definite. E c’è da dire che, dal suo punto di vista, il Governo ci ha pure ragione! Alfabetizzando gli indigeni, insegnando loro che la terra è di tutti e che va rispettata come un bene comune, le scuole rurali normali sono una barriera contro quel liberalismo cui il Messico da tempo ha venduto la sua anima più vera. E con l’anima, ha venduto anche l’istruzione, la sanità, le risorse naturali, l’acqua… tutto privatizzato, tutto regalato alle grandi multinazionali del nordamerica.

L’ultima cosa che ancora resta de svendere è la terra. Quella terra che ancora dona sostentamento alle popolazioni indigene e contadine. Quella terra che Zapata aveva restituito a chi voleva lavorarla e che oggi fa tanta gola ai tanti cartelli di narcotrafficanti che, diciamolo pure, si sono comperati, in saldo e senza neppure spenderci un peso di “propina”, l’esercito, la polizia, le istituzioni. La stessa democrazia messicana.
“Ci hanno raccontato che a far sparire i miei compagni di scuola siano stati i narcos  – racconta Omar Garcia -. Ma ricordiamoci che i narcos sono dentro la polizia e l’esercito. Ci sono stati arresti e dimissioni eccellenti. Ma ancora non sappiamo che fine abbiamo fatto i nostri amici. Il punto vero della questione è che il Governo non vuole o forse neppure può, fare luce su quanto è successo”.

Dal 23 dicembre e sino 6 gennaio, le ricerche dei corpi sono state interrotte. La motivazione ufficiale è che la polizia deve attendere i risultati dei laboratori di ricerca che lavorano per identificare alcuni corpi rinvenuti in fosse comuni. Ad oggi, un solo corpo è stato identificato, e solo grazie al lavoro esterno di un laboratorio austriaco. La verità è che hanno sospeso tutto per le feste di Natale e intanto sperano che il “problema” si sgonfi da solo. Soluzione questa, molto “sudamericana” ma che non ha fatto i conti con la determinazione dei familiari delle vittime che chiedono giustizia per sé e per il Paese.
Quarantatre ragazzini, per lo più minorenni, fatti sparire in un colpo solo, sono troppi anche per uno Stato come il Guerrero dove, solo negli ultimi tre anni di governo federale, si sono contati 17 morti ammazzati ed una trentina di desaparecidos. E anche questi erano tutti studenti, maestri delle rurali o sindacalisti usciti da questi “covi di guerriglieri” e “nidi di bolscevichi”.

Dopo quest’ultima infamia, possiamo scrivere senza problemi di sorta che il Governo Messicano si è giocato quel poco di credibilità internazionale che ancora gli rimaneva, riuscendo addirittura a farsi “scaricare” da alleati storici come il Vaticano – che pure tramite le gerarchie ecclesiastiche locali aveva sempre definito la rurali “scuole del diavolo” – e la Casa Bianca – che è anche la paladina di quell’antiproibizionismo che versa ogni anno miliardi di dollari assassini nelle tasche dei narcos.

“Per questi diciamo che il nostro NarcoGoverno non è un soggetto che possa fare giustizia su quanto è accaduto – conclude Omar Garcia -. I politici al potere, e anche quelli all’opposizione, ci vorrebbero rassicurare dicendo: tranquilli, prenderemo i colpevoli e li castigheremo. Non hanno capito che non è questo il vero punto della questione. Non ci accontenteremo di veder punita la mano che ha ucciso, e neppure il diretto mandante, fosse pure ad alto livello. Quello che noi chiediamo è la messa in stato d’accusa dell’esercito e del sistema politico stesso. Quello che noi vogliamo è una giustizia vera. Quello che noi pretendiamo è terra e dignità. Quello che per cui siamo pronti a morire ancora è la democrazia”.
Questi sono gli studenti della scuola rurale di Ayotzinapa, “nido di bolscevichi” e “covo di guerriglieri”.
Questo il vero motivo per il quale sono stati massacrati.