La neve rosa con colori tendenti al rosso in un ghiacciaio in Alaska. Causata da alcune alghe, il fenomeno si è presentato in modo massiccio in questa estate sulle Alpi. Preoccupa perchè può accelerare la fusione dei ghiacciai

La neve rosa, una minaccia per i ghiacciai

di Luca Lombroso Già dal mese di giugno ci sono giunte le prime segnalazioni di un curioso fenomeno sui nevai alpini residuo dello scorso inverno. Il manto nevoso in alta quota, sulle cime ancora cariche di neve dalle tardive nevicate primaverili e anche sui ghiacciai, ha assunto una colorazione tendente al rosa.

Il manto nevoso in alta quota, sulle cime ancora cariche di neve dalle tardive nevicate primaverili e anche sui ghiacciai, ha assunto una colorazione tendente al rosa.

Da una parte questo fenomeno ha aspetti suggestivi e quasi surreali, ma dall’altra accresce la preoccupazione per i suoi legami, diretti e indiretti, coi cambiamenti climatici.

La causa: alghe dalla Groenlandia

La colorazione che sfuma dal bianco al rosa di molti accumuli di neve ancora presenti sulle Alpi è dovuta a una particolare alga originaria della Groenlandia, di nome scientifico Chlamydomonas nivalis. Probabilmente trasportata dalle correnti ad alta quota durante le incursioni di aria fredda, le spore vegetative giungono in superficie via vi che fonde la neve nei mesi estivi.

Non è raro, al contrario di quel che alcuni pensano, che anche a luglio o perfino agosto a 2500-3000 m si trovi ancora traccia o anche ingenti accumuli di neve. Questo fenomeno non contraddice affatto il cambiamento climatico in corso.

Non è raro, al contrario di quel che alcuni pensano, che anche a luglio o perfino agosto a 2500-3000 m si trovi ancora traccia o anche ingenti accumuli di neve. Questo fenomeno non contraddice affatto il cambiamento climatico in corso.

Tornando all’alga, la colorazione è dovuta all’alta concentrazione di carotenoidi come l’astasantina. Il fenomeno di per se non è raro, ma l’aumento dei casi che si sta osservando potrebbe rappresentare una insidia per l’ecosistema alpino.

La neve rossa sul Ghiacciaio del Presena

L’Istituto di Scienze Polari del CNR fa sapere, in un comunicato stampa, che la neve rosa si è presentata in particolare sul ghiacciaio del Presena (Trentino-AltoAdige). Il manto da bianco ha assunto una decisa colorazione addirittura rossa che ha destato l’attenzione degli escursionisti e degli operatori degli impianti di risalita. La presenza di queste alghe sulla neve provoca una diminuzione di albedo (o riflettività) della neve stessa, e induce un maggiore assorbimento di radiazione ed una fusione accelerata.

La presenza di queste alghe sulla neve provoca una diminuzione di albedo (o riflettività) della neve stessa, e induce un maggiore assorbimento di radiazione ed una fusione accelerata.

Oltre alle alghe nivali, possono svilupparsi sul ghiaccio anche alghe di tipo glaciale. Queste alghe sono infatti capaci di vivere direttamente sulla superficie del ghiaccio durante i mesi di fusione estiva.

Alghe di questo tipo accelerano la fusione del ghiaccio nella zona sud occidentale della Groeanlandia e modificano le proprietà ottiche del ghiaccio nelle Alpi Svizzere. La loro presenza su altri ghiacciai delle Alpi Europee non è stata ancora dimostrata, ed è possibile che ondate di calore estive alle quali siamo stati recentemente abituati possano favorire la presenza di queste alghe sui ghiacciai Alpini, con conseguenze negative per i bilanci di massa.

Peggiora la fusione dei ghiacciai

La colorazione rosa-rossastra della neve non è una buona notizia. Cause a parte, questo fenomeno accelera, appunto, la fusione dei ghiacciai, già messi a dura prova dall’aumento delle temperature globali.

Il ghiaccio riflette oltre l’80% dei raggi solari incidenti proprio perché bianco o biancastro. Se la colorazione si fa più scura, la riflessione della radiazione incidente, detta anche albedo, diminuisce. Il maggior assorbimento di calore aumenta così la temperatura superficiale di ghiaccio e e neve, accelerandone appunto la fusione.

Uno dei massimi esperti mondiali del settore è uno scienziato italiano, il glaciologo Biagio Di Mauro, che lo scorso anno ha pubblicato i risultati di alcune ricerche con l’uso di spettroscopia e immagini da satellite.

Nell’articolo Glacier algae foster ice-albedo feedback in the European Alps, pubblicato su Nature gli autori hanno utilizzato il sequenziamento del DNA, la microscopia e la spettroscopia di campo per descrivere la natura delle alghe glaciali trovate nel ghiacciaio Vadret da per valutare il loro effetto sul feedback di ghiaccio e albedo.

Non ci sono evidenze di una causa diretta dei cambiamenti climatici sul fenomeno alghe e neve rosa. Tuttavia la ricerca evidenzia che l’oscuramento biologico dei ghiacciai, chiamato bioalbedo, si sta verificando anche nelle Alpi europee, e quindi va considerato come feedback positivo che accellera lo scioglimento dei ghiacciai.

L’alga non è pericolosa, è un fenomeno naturale che si verifica durante i periodi primaverili ed estivi “, ha dichiarato Di Mauro in un’intervista al Guardian. “tuttavia, tutto ciò che oscura la neve fa sì che si sciolga perché accelera l’assorbimento delle radiazioni“.

Verso la scomparsa dei ghiacciai Alpini

Purtroppo, le evidenze sono tali che non è neanche il caso di mettere il condizionale. La maggior parte dei ghiacciai alpini è destinata a sparire entro il 2100 o anche molto prima.

Nuove conferme vengono da studi che indicano che entro il 2050 la metà dei ghiacciai alpini sparirà a causa dell’aumento delle temperature, che sulle Alpi è da 3 a 4 volte maggiore dell’aumento globale.

Andare al 2100, rimarranno solo pochi ghiacciai, meno di un terzo di quelli odierni, e principalmente ad alta quota.

Non bastasse la crisi climatica e la neve rosa, ad accellerare la fusione ci si mettono anche gli effetti indiretti dell’inquinamento atmosferico, con la deposizione del carbonio nero, black carbon, particelle incombuste carboniose appunto di colore scuro che si depositano sui ghiacciati trasportate anche a grande distanza dalle sorgenti emissive

L’uso di teli protettivi su alcuni ghiacciai ad uso turistico è solo una cura palliativa e temporanea, il vero rimedio, ancora una volta, è l’applicazione rapida e urgente dell’Accordo di Parigi sul clima.

Il contenimento dell’aumento delle temperature entro 1.5°C rispetto all’era preindustriale deve passare dalle parole ai fatti.

tratto da ilmeteo.net

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