Commissariato per tangenti il Consorzio Venezia Nuova. Adesso facciamo luce sulla validità del progetto Mose

Che il Mose fosse una fabbrica di appalti malavitosi, gli ambientalisti lo ripetevano da sempre. Adesso che l’opera è in fase di completamento e i danni non sono più reversibili, se ne è accorta anche la magistratura. La procedura di commissariamento avviata dall’Autorità Anticorruzione è una inevitabile conseguenza di tutta la serie di scandali e di arresti eccellenti che faceva capo al Consorzio Venezia Nuova e che si estendeva come una cancrena dalla politica all’imprenditoria. Ben venga quindi il commissariamento, augurandoci come sottolinea in una intervista alla Nuova l’ex sindaco, e strenuo oppositore del progetto, Massimo Cacciari che “questa sia una occasione per poter dare un occhio e ficcare finalmente il naso su quello che il Consorzio ha fatto negli ultimi anni. Soprattutto nelle decisioni prese per far andare avanti il Mose”.

Il punto infatti è proprio questo. Nella conferenza stampa organizzata subito dopo la retata che ha ingabbiato l’assessore regionale Renato Chisso e l’ex governatore Giancarlo Galan  (cosa che peraltro non ha fatto dimettere la Giunta Regionale e ci chiediamo ancora il perché), il procuratore Carlo Nordio, raccontando il sistema di tangenti legato al sistema del concessionario unico, si è affrettato a sottolineare che tutto questo marciume non inficiava “l’eccellenza dell’opera”, orgoglioso prodotto “della genialità italiana”.
Da quando sappiamo, ma potremmo anche sbagliarci, Carlo Nordio ha una laurea in giurisprudenza. Sul campo dell’ingegneria idraulica non abbiamo idea di quando sia ferrato. Certamente, né lui né tantomeno tutti quei politici che dalla Regione al ministero hanno spinto per la Grande Opera hanno mai dato peso ai pareri di tutti i tecnici non legati alle bustarelle del Consorzio che spiegavano di come il Mose fosse inutile ai fini che si prefiggeva, causa esso stesso di alte maree in quanto per realizzarlo sono state ampliate le bocche di porto, devastante per la laguna che è stata trasformata in un braccio di mare aperto, calcolato per livelli di marea resi obsoleti dai Cambiamenti Climatici e potenzialmente pericoloso per Venezia in caso di inondazioni eccezionali.

Altro che “eccellenza all’opera!” L’unica cosa in cui il Mose ha eccelso è stato il dirottare soldi dal pubblico al privato malavitoso, riempiendo di passaggio le tasche dei politici corrotti.

La domanda che pone Cacciari, e che poi è quella che fanno gli ambientalisti, è quindi questa. Appurato che ci sono stati ladrocini, tangenti e gonfiature dei costi, siamo certi che la Grande Opera abbia un suo fondamento tecnico e non sia esclusivamente un escamotage volto a mungere denaro dalle casse statali a scapito dell’ambiente e della cittadinanza? Il fatto che il Consorzio non abbia mai accettato perizie terze e abbia accuratamente evitato di confrontarsi con tecnici estranei alla sua cerchia, come quelli della Facoltà di Idraulica di Padova fa pensare brutte cose.

Il Commissariamento quindi deve essere una occasione per far luce anche e soprattutto su questo aspetto tutt’altro che secondario. Cacciari confessa che non vede l’ora che l’opera sia terminata, per togliersi lo sfizio di vedere se funziona o no. Da persona onesta com’è, l’ex sindaco è convinto che, nel caso tutto andasse a cartoni, qualcuno si dovrà prendere le sue responsabilità. Buonanotte, signor filosofo! Voi ricordate qualcuno in Italia che si sia mai assunto le sue responsabilità?
Meglio saperle subito le cose. Ci sono modelli matematici e informatici che possono simulare con rigore scientifico il funzionamento delle paratoie mobili. Il commissario non guardi solo i libri contabili ma chieda anche pareri scientifici terzi sul progetto, prima che si proceda ulteriormente.

E, già che ci siamo, facciamo anche chiarezza su un altro punto controverso. Se mai entrasse in funzione, il Mose, oltre ai costi di gestione, costerebbe dai 40 ai 50 milioni di euro all’anno per le manutenzioni. Chi li tira fuori questi soldi? Il Governo o la Regione sono pronti a far cassa? Non fateli pagare a noi veneziani, eh?! A parte il fatto che il Comune non ha un euro neanche a piangere, sarebbe la beffa dopo il danno. Devastarci la laguna e farci pagare le spese della devastazione! E avete mai conosciuto voi, un veneziano “nato sui masegni” che abbia mai voluto questa porcheria chiamata Mose?