Dall’abitanza caotica all’abitanza consapevole!

L’abitanza è la pratica quotidiana inevitabile che avviene, in maniera per lo più spontanea e non organizzata, da parte degli abitanti che inevitabilmente interagiscono con l’intorno. Se penso che buttare il mozzicone di sigaretta nel giardino del vicino sia risolvere il problema dei rifiuti, ho chiaramente una visione distorta della salvaguardia ambientale di questo nostro pianeta che è “CASA NOSTRA” . La conseguenza di questo gesto provoca una reazione nel vicino che interpreta la mia azione anche come una provocazione nei suoi confronti; da qui l’isolamento tra individui che impera in città disgregate dal concetto di “ognuno per se”. Gli effetti psicofisici sono sotto gli occhi di tutti coloro che hanno il coraggio di guardare: quanto è illusoria l’aggregazione specialmente tra i giovani che si ritrovano in piazza per bere qualcosa assieme e interagire solo esibendo dei “simboli” di solito elettronici (telefonini, computer ecc.). Un rito di consumatori che bevono e esibiscono oggetti che diventano subito obsoleti e non riciclabili.

Gli effetti dell’azione umana con l’ambiente circostante e con i vicini di casa sono le stimolazioni che riceviamo, e che ci fanno reagire/interagire più o meno coscientemente; così trasmettiamo i nostri stati d’animo ai vicini e, in modo diverso, reagiamo anche con l’ambiente determinando variazioni che, a loro volta, “modificano” l’intorno. Ad esempio, nel caso di interazione “negativa”: se mentre pulisco casa ho l’abitudine di ascoltare musica, e lo faccio con le finestre aperte, da casa mia si udiranno i suoni provenienti dal mio impianto per la musica; se il mio dirimpettaio ha un lavoro che si svolge con turni anche di notte, e in quel momento sta dormendo, perché è di riposo dopo una notte di lavoro, produrrò un “disturbo” che io vedo comunque come una sensazione piacevole. Non posso non tenere conto della mia interazione nei confronti del vicino; ma sarà sufficiente adeguare il volume del mio impianto o, meglio ancora, sarà utilizzare un paio di cuffie. Viceversa, quando il mio vicino arriva dal turno di notte, potrà limitare i rumori prodotti in orario decisamente “antelucano”.

Invece, ad esempio, in una interazione collaborativa: Se pianto un albero da frutta al limitare della recinzione che separa la mia proprietà da quella del vicino, egli potrà, anche con la mia approvazione, prendersi cura della pianta dal lato che impegna la sua proprietà, in quel preciso frangente, l’albero diverrà l’artefice di un simbolico rapporto collaborativo teso al raggiungimento dell’obbiettivo comune: i frutti della collaborazione saranno condivisi e il recinto assumerà una valenza minima (abbattimento della barriera, sintomo di paura e insicurezza) il suo significato potrebbe decadere completamente proseguendo sul concetto di interazione collaborativa. Dove anche i confini (simbolici limiti di libertà) perdono di significato e non sono più rappresentativi.

E’ particolarmente interessante osservare anche l’azione fondamentale del territorio e la capacità che questo ha nel breve e nel lungo periodo di plasmare e indurre la gente a comportamenti più “convenienti” in quel determinato contesto ambientale.

Ad esempio: se vivo nelle vicinanze di un fiume, anche di piccola portata, sarò inevitabilmente attratto dal corso d’acqua, che, semplicemente scorrendo tranquillo, mi regalerà una sensazione di calma e serenità; questo processo di equilibrio interiore indurrà tra l’altro, alcune intuizioni su come poter trarre vantaggio dal corso d’acqua: ad esempio inserendo un piccolo “mulino” che avrà un impatto ambientale minimo a cui applicare una dinamo per produrre energia elettrica. Il ruotare delle piccole pale parzialmente immerse nell’acqua ha diverse funzioni positive sia per il fiume (maggior ossigenazione dell’acqua) sia sulle persone che si avvicinano (il chioccolio del colare dell’acqua provocato dal mulino favorisce la tranquillità, e le cariche ioniche negative che si sprigionano, ci “ricaricano”). Ma questi sono altri temi.

La pratica consapevole dell’ABITANZA, si fonda dunque, proprio sull’osservazione delle azioni che l’abitante (in quanto cittadino che vive e/o lavora in un territorio) compie suggestionato dall’intorno (morfologia del territorio, colori, odori, vegetazione, rumori e suoni, ed infine, i vicini di abitazione) e di come l’abitante modifica l’ambiente con le azioni quotidiane. Le conseguenze di una consapevolezza dell’interazione tra uomo e ambiente ci aiutano a migliorare i rapporti tra uomo e ambiente. La bella conseguenza è che migliorano anche i rapporti tra individui; questo processo di aggregazione tra abitanti non arriva come imposizione, ma è la naturale induzione che le azioni consapevoli di ABITANZA producono.

La consapevolezza di quanto possiamo chiedere all’ambiente e di quanto possiamo dare, mette in relazione anche gli abitanti tra loro che si “coalizzeranno” al raggiungimento di piccoli quotidiani obbiettivi comuni. Se si iniziasse a praticare correttamente il modello di ABITANZA, anche in un luogo piccolo, mostrandone gli effetti materiali prodotti, si potrebbe “esportate/trasferire” tale modello su scala via via più grande. Un modo per far fede a un vecchio proverbio swahili che sintetizza come ci si dovrebbe porre nei confronti del pianeta tutto: “LA TERRA CHE ABBIAMO NON L’ABBIAMO RICEVUTA IN EREDITA’ DAI NOSTRI PADRI MA L’ABBIAMO IN PRESTITO DAI NOSTRI FIGLI”.

Massimo Rossetto – Comitato Lasciateci Respirare Padova

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Per continuare la discussione intorno ai temi del rapporto dell’uomo con il suo ambiente:   massirosse@yahoo.it