La Giunta Orsoni affonda. Bettin, Caccia e Seibezzi staccano la spina

E’ durato poco il ritorno di fiamma di Giorgio Orsoni, oramai ex sindaco di Venezia. Dopo aver patteggiato 4 mesi col giudice e aver ottenuto la revoca dei domiciliari, l’ex primo cittadino aveva ripreso possesso del suo studio a Ca’ Farsetti dichiarando di essere pronto a riprendere il suo mandato “nonostante i molti nemici che mi sono fatto nel corso del mio mandato”. E’ toccato alla sua stessa maggioranza spiegargli che proprio non era il caso. “Dopo questa inchiesta, niente sarà come prima – si legge in un comunicato diffuso dall’associazione In Comune a firma di Gianfranco Bettin, assessore all’Ambiente, e dei consiglieri Beppe Caccia e Camilla Seibezzi – L’esperienza della Giunta è oramai conclusa. Al sindaco abbiamo chiesto un ultimo gesto di responsabilità verso la città: presentare lui stesso le dimissioni in modo da consentire che siano votati gli atti di bilancio utili ai cittadini”.

Cosa che Giorgio Orsoni, messo alle strette, ha fatto nel primo pomeriggio di oggi. Secondo la normativa, la Giunta resterà ancora in carica venti giorni pur se limitatamente al disbrigo delle pratiche urgenti. Poi arriverà un commissario prefettizio che porterà la città a nuove elezioni.

Tutto da ricostruire quindi. Con una sola certezza. Dietro a quel mostro chiamato Mose si celava quello che abbiamo sempre saputo: uno scandaloso intreccio di malaffare e di corruzione che, fatti salvi i pochi ambientalisti che, fuori o dentro le istituzioni, lo hanno sempre combattuto, ha attraversato tanto la destra, Lega compresa, quando la sinistra. Non dimentichiamoci che i fondi dati (a quale titolo dobbiamo ancora capirlo) dal Consorzio all’ex sindaco per la sua campagna elettorale erano finalizzati a respingere la candidatura di Gianfranco Bettin alle primarie. Non si dica quindi che i politici sono tutti uguali. Non tocca a noi difendere Orsoni, ma è chiaro come il sole che le sue responsabilità – pure politicamente gravi – non sono neppure paragonabili a quelle di personaggi come Giancarlo Galan o Renato Chisso. E comunque, c’è chi da questa inchiesta, che ci auguriamo riesca ad andare sino in fondo, non sarà nemmeno sfiorato perché il sistema Mose lo ha sempre denunciato e combattuto. Ed è da queste persone che dobbiamo ripartire per costruire una Venezia degna.

L’emergere della palude di corruzione e malaffare che ha devastato l’ambiente condizionando le scelte strategiche ed infrastrutturali sul nostro territorio chiude – o perlomeno ce lo auguriamo – un’epoca. “Per noi, che abbiamo combattuto questo fenomeno – si conclude nel comunicato diffuso da In Comune -, denunciando da sempre il ruolo del Consorzio Venezia Nuova e le pressioni affaristiche che hanno portato all’approvazione dell’inutile e devastante progetto Mose, niente potrà né dovrà essere più come prima. Si deve aprire una stagione di autentico e profondo cambiamento, a partire dal rinnovamento del ceto e delle forze politiche coinvolte nelle inchieste. Questo vale anche per il Comune di Venezia, nonostante sia l’unica istituzione cui non venga contestato nelle inchieste un solo atto politico-amministrativo”.