L’inceneritore continua a fare paura – Ecco perchè saremo a Parma il 15/6

In questi ultimi tempi dall’inceneritore di San Lazzaro provengono  ripetuti rumori assordanti che disturbano ed allarmano non poco gli  abitanti delle zone limitrofe, che sono costretti a subirli ormai quasi  con cadenza settimanale.

Ma come non ricordare i tre incendi che si sono susseguiti nel mese di  marzo dello scorso anno, con fuoriuscita nell’ aria di un denso  fumo nero, sicuramente poco rassicurante.

Anche in merito alla localizzazione dell’ inceneritore ci sono criticità, in  quanto sorge in una zona fortemente abitata: in base al recente Piano  regionale di gestione dei rifiuti gli impianti di smaltimento devono  collocarsi a non meno di 150 metri da luoghi abitati, limite già basso,  che comunque questo inceneritore non rispetta di certo. Da un punto di  vista del rischio idraulico l’ inceneritore si trova in una zona poco  sicura: infatti consultando le mappe del Piano di assetto idrogeologico  si nota che l’ impianto sorge in una sito che lambisce la zona che corre il più alto rischio idrogeologico (colore rosso) nel comune di Padova,  ma sono anni che il professore D’ Alpaos ritiene la zona industriale a  rischio allagamenti.

Solo di recente siamo venuti a conoscenza, grazie alla notizia dei 237000  euro avuti dalla Regione come risarcimento, che l’inceneritore sembra  aver subito dei danni con l’ alluvione del 2010: che genere di danni ha  subito? perchè questa notizia è diventata pubblica solo ora? ci sono  stati rischi per l’ ambiente?

Il nostro ricordo torna a quella tragica notte tra il 1 e il 2 novembre  quando l’ inceneritore venne spento e il Bacchiglione ruppe l’ argine  proprio davanti alla discarica di Roncajette, innondandola.

A tutto questo aggiungiamo la grave situazione economica in cui versa l’  ARPAV, con la prospettata serie di tagli e chiusura di sedi provinciali, che metterebbe in crisi la stessa attività di controllo e protezione  ambientale, come recentemente denunciato dai lavoratori dell’ ente;  aggiungiamo al quadro la delibera regionale 863 dello scorso anno che  sancisce di fatto la fine dei monitoraggi dei controllori indipendenti  negli impianti di smaltimento rifiuti  e da ultimo, incomprensibilmente  (almeno per noi),  i dati del Registro tumori del Veneto sono fermi al  1999 per quanto riguarda la provincia di Padova.

Insomma l’ inceneritore di Padova continua a a rivelarsi una presenza  inquietante e fonte di forti preoccupazioni per i cittadini padovani.

Alla luce del grande successo della raccolta firme per la legge di  iniziativa popolare “rifiuti zero” che porterà,se approvata,  alla  chiusura degli inceneritori (a noi pare giusto chiamarli così dato che  il termine “termovalorizzatore” ci sembra davvero fuorviante), non ci  stanchiamo di chiedere la chiusura immediata delle prime 2 linee  dell’impianto di San Lazzaro.

Sempre convinti che l’ inceneritore non elimina il problema rifiuti ma li  trasforma in nano-particelle e ceneri, per impedire che altri cittadini  ne subiscano per anni gli effetti, saremo a Parma sabato15 giugno,  insieme ai comitati parmensi, per  manifestare contro  l’ avvio di  quello che è ormai diventato l’ inceneritore simbolo della lotta contro i processi di combustione dei rifiuti in contrapposizione all’opzione  “rifiuto zero”.

Comitato Lasciateci respirare di Padova