Una mattinata di ordinaria mobilitazione. Consegnato il dossier a Renzi, occupato il Magistrato alle Acque, smantellato l’ufficio

E’ finita con una bella occupazione alla sede del Magistrato delle Acque – proprio come ai bei tempi delle battaglie contro il Mose – la giornata di mobilitazione #civediamol’8 #tuttidarenzi. Gli attivisti dei comitati ambientalisti e dei centri sociali si sono dati appuntamento davanti alla porta dell’Arsenale di Venezia. Un arsenale difeso da potenti cordoni di poliziotti in assetto antisommossa. Uno spiegamento impressionante di forze che strideva con la storia della Serenissima.
Lo stesso palazzo ducale infatti, non è stato concepito come un fortino e il doge non ha mai avuto una milizia a sua difesa proprio perché spettava ai veneziani decidere se abbattere o difendere la governanza a seconda del suo comportamento. Oggi invece a difendere Matteo Renzi venuto ad inaugurare la Digital Venice Week (“settimana digitale veneziana”, una mostra sulle innovazioni informatiche scritta in inglese perché si crede che faccia più figo) c’era lo schieramento delle grandi occasioni.

I manifestanti sono riusciti comunque ad ottenere di far passare una delegazione per incontrare lo staff del presidente del Consiglio e consegnare le richieste tra le quali, ricordiamo, lo scioglimento del Consorzio Venezia Nuova.
Consorzio che, come ci spiega Beppe Caccia, è stato la “madre di tutto il malaffare veneto”. “Se Renzi vuole davvero trovare una via di uscita alla palude di corruzione in cui è sprofondata Venezia – ha commentato Caccia – deve ascoltare chi da oltre vent’anni denuncia questo sistema che mescola malaffare e malgoverno. Inutile cercare di scaricare tutte le colpe su Baita e Mazzacurati! Erano tutte le imprese che facevano capo al Consorzio a decidere chi spingere politicamente e chi corrompere per far proseguire un’opera come il Mose che non poteva essere realizzata se non bypassando tutte le procedure di tutela ambientale e di gestione trasparente dei fondi”.
Per conoscere nel dettaglio le richieste dei comitati, dallo smantellamento del Consorzio sino ad una moratoria su tutte le Grandi Opere, collegatevi a questo link di EcoMagazine.

La mattinata di mobilitazione si è conclusa con una spettacolare azione nel “cuore” del malaffare. Gli attivisti hanno occupato la sede del Magistrato alle Acque, ai piedi del ponte di Rialto, e gli hanno letteralmente smontato l’ufficio. Pezzo per pezzo. Una azione simbolica, come ci spiega Tommaso Cacciari del laboratorio Morion: “Abbiamo chiesto a Renzi che il Magistrato alle Acque che si è rivelato uno dei cardini della corruzione (nell’elenco degli ultimi presidenti, difficile trovarne uno che non abbia mai avuto le manette ai polsi.ndr) e che fa capo direttamente al Ministero, venga sciolto per riversare le sue competenze all’interno del Comune di Venezia che è un ente più vicino ai cittadini”.
E così, per portarsi avanti col lavoro, gli hanno smontato l’ufficio che neanche all’Ikea trovi pezzi più piccoli dei mobili!

Proprio come ai bei tempi della battaglia contro il Mose, scrivevamo in apertura. Ricordiamo una analoga occupazione avvenuta qualche anno fa, quando responsabile dell’ufficio era – sempre per la serie “manette ai polsi” – tale Maria Giovanna Piva. Alcuni dei ragazzi che avevano compiuto l’azione di protesta si sono visti appioppare dai 4 agli 8 mesi di reclusione. La loro colpa era solo quella di aver denunciato quanto gli stessi magistrati inquirenti oggi denunciano e di aver ribadito ciò che oggi tutti ribadiscono: il Mose è un’opera funzionale solo alle tangenti. Ad altro non serve.
Ma questa mattina, ritornando in quell’ufficio vuoto, nessuno provava soddisfazione per gli “arresti eccellenti” che, ad opera avanzata, ci hanno dato ragione. Solo tanta, tanta rabbia.